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Zanni: "Porte e campo più piccoli? Invierebbe un messaggio sbagliato. Puntiamo alla parità"

Zanni: "Porte e campo più piccoli? Invierebbe un messaggio sbagliato. Puntiamo alla parità"
Tommaso Maschio
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Tommaso Maschio
martedì 25 novembre 2025, 17:42Calcio femminile

“Nel mondo del calcio che io ricordi, non penso di essere mai stata discriminata, se non magari per aver sentito qualche signore anziano stupirsi del fatto che giocassi a calcio. Ma discriminata no”. La calciatrice della Freedom, club cuneese che milita in Serie B, Silvia Zanni nel corso di un’intervista rilasciata al portale Fuoridalgioco ha parlato anche - in occasione della ‘Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne’ che cade oggi – delle discriminazioni e delle difficoltà che una ragazza deve affrontare per emergere in un mondo ancora troppo maschilista: “Le donne tendono a dimostrare più il lato vulnerabile, che viene interpretato singolarmente come più debole. Questo porta ad essere etichettate sempre troppo emotive o incapaci di gestire la pressione, motivo per cui dobbiamo sempre sembrare più forti di quello che siamo”.

Zanni poi manda un messaggio alle giovani che si avvicinano a questo sport: “ Un messaggio che vorrei lanciare alle piccole calciatrici è quello di lavorare e di non fermarsi alle prime difficoltà o ai primi problemi che si possono riscontrare, perché il lavoro, se eseguito in maniera corretta, ripaga sempre”.

La classe ‘97 si sofferma poi sulla proposta di modificare le dimensioni di porta e campo dicendosi contraria: “Personalmente penso che la proposta sia mal concepita e controproducente. Il calcio femminile sta lottando per la parità di trattamento e per il pieno riconoscimento come sport professionistico. Giocare con misure diverse rispetto al calcio maschile invierebbe un messaggio sbagliato di sport adattato o inferiore, minando la credibilità e la partita di fronte al pubblico”.

Infine Zanni si sofferma sui passi da fare per cercare di fermare la violenza sulle donne: “Penso che sia importante la resilienza nel fermare e abbattere alcuni stereotipi e anche l’educazione al rispetto e al consenso che parte dall’infanzia. Poter scegliere fin da bambini che il valore di una persona non dipende dal genere e che il consenso è il principio fondamentale all’interazione umana e alla base di qualsiasi relazione sociale. In qualche modo, smantellare i modelli di mascolinità tossica che associano la forza fisica o il controllo al potere”.

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