Troise: “Lumezzane, è scattata subito la scintilla. Ferro? Ha capacità superiori alla media"
Intervenuto ai microfoni di TMW Radio, il tecnico del Lumezzane Emanuele Troise ha analizzato il momento della sua squadra, tra derby vinti, zona playoff e la prossima sfida contro il Trento. Spazio anche a un focus su Matteo Ferro e a una riflessione sul Napoli di Antonio Conte.
Mister, possiamo chiamarla “mister derby”? Con il suo Lumezzane avete fatto meglio delle altre bresciane in questo mini-campionato territoriale.
“Nessuna offesa, anzi grazie, è un bel riconoscimento. È un attestato che va a tutto l’ambiente. A livello territoriale sappiamo cosa rappresenta la storia del Lumezzane e confrontarsi con realtà come il Brescia lascia traccia. È la gratificazione del lavoro dei ragazzi, del club con il patron Camozzi, dei tifosi e della comunità. Sono soddisfazioni che certificano il percorso fatto, ma dobbiamo continuare a confermarci”.
Ha preso il Lumezzane alla quinta giornata, in piena zona playout. Subito il 2-0 all’Ospitaletto nel derby e poi 13 risultati utili consecutivi. È scattata una scintilla?
“Sì, è scattata subito. E quando si parla di scintilla non c’è mai un solo elemento chiave. Già dalla presentazione con la comunità ho percepito presupposti importanti. Poi sono state decisive le settimane successive e la qualità umana della squadra. Non è stato tutto in discesa: dopo due vittorie iniziali sono arrivate tre sconfitte, ma l’equilibrio ci ha permesso di non deviare dal percorso. Le prestazioni dicevano che la strada era giusta. Oggi i 39 punti conquistati non erano scontati. È stata una crescita costante e ora abbiamo fiducia per consolidare quanto fatto”.
Che Girone A ha ritrovato dopo le esperienze tra Cava, Rimini e Arezzo?
“È un girone equilibrato e difficile come gli altri. Spesso si dice che un girone sia più semplice di un altro, ma non è così: ognuno ha le sue caratteristiche. Nel Girone A c’è forse un impatto ambientale meno pressante e questo permette di lavorare con più equilibrio e valorizzare i giovani. Ho trovato tecnici che riescono a esprimersi meglio perché hanno magari qualche settimana in più per lavorare rispetto ad altre piazze più esigenti. È un campionato dove nessuna partita è scontata: decide tutto l’equilibrio e i dettagli”.
Nel weekend vi attende il Trento, quarta forza del campionato e reduce da quattro vittorie consecutive. Che gara sarà?
“Una partita stimolante. Il Trento è una squadra che gioca bene, ben allenata, che merita grande rispetto. All’andata abbiamo faticato molto per portare a casa un punto. È un banco di prova importante per capire dove siamo arrivati dopo un girone di lavoro. Non dobbiamo perdere di vista l’obiettivo salvezza: con 39 punti serve ancora qualcosa. Dovremo mettere in campo la coesione che ci ha contraddistinto e andare lì con grande motivazione per confrontarci con una squadra che è stabilmente nelle prime posizioni”.
Un focus su Matteo Ferro, classe 2004: cosa l’ha colpita di lui e dove può arrivare?
“Nel calcio moderno è un giocatore molto intenso, con capacità condizionali superiori alla media, forse anche alla categoria. Può interpretare più ruoli nel reparto offensivo: seconda punta, prima punta, esterno. Credo che dia il meglio come seconda punta. Dal punto di vista umano, pur essendo un 2004, si allena da veterano. È disponibile, può partire titolare ma anche entrare e spaccare le partite".
Dove potrà arrivare?
"Dipende da quanto riuscirà a raccogliere rispetto a ciò che produce. Crea tanto, ma per un attaccante i numeri sono fondamentali. Deve migliorare in alcuni fondamentali, come primo controllo, scelte e finalizzazione, per alzare la media gol e assist. Con la mentalità che ha, un allenatore ne vorrebbe quattro o cinque così”.
Ultima domanda legata al suo passato da ex difensore del Napoli, come valuta la stagione degli azzurri di Antonio Conte, oggi a 14 punti dall’Inter capolista?
“Le assenze hanno inciso, non totalmente ma in parte sì, rispetto alle aspettative che erano alte dopo il mercato e considerando il potenziale della squadra. L’Inter ha forse l’organico più forte, ma è oggettivo che tanti infortuni e alcune difficoltà ambientali possano pesare, soprattutto in una piazza come Napoli dove l’ambiente è determinante. Detto questo, c’è ancora tempo. È una squadra competitiva, allenata da un grande tecnico, in una città che è cresciuta e si è abituata a scenari importanti. Nel finale sarà fondamentale compattarsi per raggiungere gli obiettivi. Forse si poteva fare qualcosa in più rispetto alle attese, ma resta una dimensione importante per la squadra e per la città”.











