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Theo, Saelemaekers, Leao. L’Europa conferma: il Milan sta diventando grande

Theo, Saelemaekers, Leao. L’Europa conferma: il Milan sta diventando grandeTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Image Sport
lunedì 11 ottobre 2021 16:23Il corsivo
di Ivan Cardia

Come diavolo abbia fatto Didier Deschamps a non far esordire prima Theo Hernandez, lo sa solo lui. Il terzino del Milan, che la maglia della Francia l’ha indossata per la prima volta a settembre, ha impiegato altre due partite a chiudere ogni discorso. Decisivo sia in semifinale che in finale, è stato tra i motivi principali per i quali i Bleus hanno vinto la Nations League. Più o meno la coppa del nonno, siamo tutti d’accordo. Però è un trofeo, in campo c’era il meglio del meglio, tra questi anche Theo e ora toglierlo dalla fascia sinistra della nazionale sarà missione complicata. Forse impossibile, di sicuro controproducente, ma chi segue la Serie A lo immaginava già da un bel pezzo.

È nel club perfetto, al Milan s'è trasformato”. Così Roberto Martinez ha invece incensato le prove di Alexis Saelemaekers, probabilmente uno dei giocatori più sottovalutati dell’intera Serie A e che pure in Belgio non si aspettavano mica di trovare a questi livelli. I Diavoli Rossi sono arrivati quarti, ma anche in questo caso il risultato finale, nella coppetta delle nazioni di cui prima ci liberiamo e meglio è, vale quel che vale. Conta il campo, pesano le prestazioni di due giovani che hanno, evidentemente, una cosa in comune: giocano nel Milan. Non sono neanche i soli diavoli a brillare in questa sosta per le nazionali. C’è anche Rafael Leao, che contro il modesto Qatar non segna ma prende due pali ed entusiasma la fantasia dei tifosi portoghesi circa un futuro post-ronaldiano che a un certo punto sarà da costruire.

Le stelline del Milan brillano. Può essere un caso? No. Almeno, abbiamo forti dubbi. Piuttosto, queste prestazioni sembrano certificare una cosa: il Milan sta diventando grande. Forse lo è già diventato, o meglio tornato. Senza attorcigliarsi nei verbi, e nei relativi tempi, il lavoro che Stefano Pioli fa da due anni a questa parte dà i suoi frutti non soltanto in campionato, ma pure in termini di ribalta europea. Non è un aspetto di poco conto: in primo luogo, perché in Champions League i talenti rossoneri sono stati talmente puniti dal sorteggio che al massimo potranno brillare a testa alta, ma difficilmente superare la fase a gironi. Che vincano, o comunque convincano, con le nazionali, è quindi un ulteriore passaggio nel racconto e nel percorso di formazione di un gruppo molto giovane. In seconda battuta, non è scontato che accada. Il Milan di Pioli, per quanto è stato veloce e per le dinamiche che si sono create al suo interno, sembra un capolavoro fragilissimo. Funziona perché tutti gli ingranaggi sono al loro posto. Saelemaekers, più di Theo, è l’esempio più calzante: tolto dal contesto rossonero, in molti si aspettano che possa calare di livello. Se va in nazionale, fa il titolare, strappa applausi e complimenti, tutto questo certifica che la crescita del Milan, esponenziale a livello di gruppo, è stata tale anche per quanto riguarda i singoli.

Più grande diventi, più impegnativo è il percorso. Come tutte le medaglie, anche questa ha il suo rovescio. Ora che sta diventando grande nei risultati, di squadra e dei singoli, il Milan ha da chiedersi se può diventarlo in tutto. Tradotto in una domanda: la strada che ha portato fin qui conduce ancora più in alto, o è tempo di svoltare? È un interrogativo che ha anzitutto risvolti economici, legati per esempio al delicato rinnovo di Kessié, alla politica dei trasferimenti, alle scelte da prendere in futuro. C’è ancora un po’ di tempo, ma saranno tutti argomenti da affrontare prima o poi. Nel frattempo, anche durante la noiosissima sosta a Milanello arrivano buone notizie, ulteriori conferme: c’è un gruppo di ragazzini terribili che non sono giovani, forti e sognatori, ma riescono a migliorare le (fortissime) nazionali in cui giocano. Guardatevi indietro di un paio d’anni, non era affatto scontato.

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