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Che fine ha fatto... Gragnoli, dall'Europeo U17 all'Eccellenza Marche

Che fine ha fatto... Gragnoli, dall'Europeo U17 all'Eccellenza MarcheTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
lunedì 01 marzo 2021 08:45La Giovane Italia
di La Giovane Italia
La Giovane Italia vi porta alla scoperta dei nuovi talenti del calcio italiano, raccontandovi ogni giorno, alle 8:45, le storie dei giovani di casa nostra e dei club che scommettono su di loro

Nuovo appuntamento con “Che fine ha fatto…”, viaggio alla riscoperta dei talenti transitati nell'Almanacco LGI nel corso delle sue dieci edizioni. Dopo le puntate dedicate a Franchini, Di Benedetto, Montresor, Ferrara, Cizza, Zucchini e Sessa, oggi abbiamo incontrato Daniele Gragnoli, attaccante classe 1994 cresciuto nelle giovanili dell’Ascoli prima di una brevissima esperienza al Parma.

Ti sei fatto conoscere sulle pagine LGI durante gli anni del settore giovanile ad Ascoli. Raccontaci come è stata questa esperienza e i tuoi primi approcci col calcio dei grandi.
Il mio percorso all’Ascoli inizia dai giovanissimi nazionali, nel corso dei quali ho avuto la possibilità di accrescere il mio bagaglio umano e tecnico. Con questo club poi ho avuto anche la possibilità di esordire in Serie B e raccogliere alcune presenze in Italia tra i professionisti. Ritengo questa annata il punto di massimo picco della mia carriera insieme con l’esperienza all’Europeo U17. Quello è stato il mio trampolino di lancio perché vengo acquistato dal Parma, che mi trasferisce in prestito nuovamente all’Ascoli in Lega Pro e l’anno successivo al Nova Gorica in Slovenia. Quella in Slovenia è stata un’esperienza durata solamente sei mesi ma che mi ha perso di conoscere un calcio molto diverso da quello italiano, incentrato più sul contatto fisico, meno fantasioso e con un’etica morale molto tosta. Rientro a Parma a causa della situazione societaria che aveva il club gialloblu e vi rimango fino al fallimento".

A questo punto inizia la tua carriera tra i Dilettanti.
La mia prima esperienza tra i Dilettanti è stata al Monticelli, in Serie D, dove sono rimasto fino al mercato di gennaio per poi trasferirmi all’Olympia Agnonese. Ad Agnone mi sono trovato abbastanza bene e ho disputato due discreti campionati, raggiungendo il secondo anno la finale playoff. A Pineto, poi, ho ripetuto l’annata trascorsa ad Agnone, avvicinandomi alla doppia cifra in termini di gol e raggiungendo la finale playoff. Decisamente opposta è stat la successiva stagione ad Anagni, terminata con la retrocessione. Lo scorso anno avevo iniziato la stagione al Lanciano in Eccellenza, interrotta a metà a causa dell’emergenza Covid".

Hai accennato la tua esperienza agli europei U17 con la maglia azzurra, altra importante tappa dei tuoi primi anni di carriera.
"È stata un’emozione unica vestire la maglia della nazionale e poter rappresentare il mio paese in questa competizione, nonostante l’eliminazione alla fase a gironi. Fin dalla settimana di ritiro a Coverciano si era creato un bel clima con i compagni e il fatto di essere osservati da persone come Arrigo Sacchi ti dava una marcia in più. In quel periodo ho stretto un bel rapporto in particolare con Rugani, Murru e Romagnoli con i quali mi sentivo più spesso, anche se adesso non siamo più in contatto a causa del diverso percorso di carriera".

Come si è evoluta oggi la tua carriera e quali sono i tuoi obiettivi per il futuro?
"Ad inizio anno mi sono aggregato all’Atletico Ascoli, società del campionato di Eccellenza Marche, ma a causa del blocco del campionato e della situazione generale ho scelto di rientrare a Roma e trovare lavoro, soprattutto per dare una mano a casa dopo un grave lutto che ci ha colpiti: così ho iniziato a lavorare in una ditta di demolizioni. Ritornare a giocare è sicuramente uno degli obiettivi, soprattutto per la grande passione che mi trasmette; contemporaneamente si deve far conto con una situazione di incertezza nell’ambito del calcio dilettantistico che comunque non fornisce possibilità di guadagno per poter continuare a vivere unicamente di calcio".

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