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Carlo Nesti: "Ci risiamo, Signora delle Furie!"

Carlo Nesti: "Ci risiamo, Signora delle Furie!"TUTTO mercato WEB
Oggi alle 10:56La scheda di Carlo Nesti
Carlo Nesti

15-2-2026
Carlo Nesti: "Ci risiamo, Signora delle Furie!" (consolatevi con il film sulla Juve di Platini!")

(COMMENTO CHE PRESCINDE DAL VALORE DELL'INTER, ED EVIDENZIA I TORTI AI DANNI DELLA JUVE)

La mia scheda di Inter-Juve, dal punto di vista bianconero, in 4 punti.

1 - Ci risiamo, Vecchia Signora delle Furie! Quarto errore arbitrale, ai danni della Juve, in appena 3 partite. Non doveva essere espulso Kalulu, ma casomai essere ammonito per simulazione Bastoni (secondo giallo, e quindi rosso), che ha persino esultato per un episodio, del quale, onestamente, non doveva vantarsi. È chiaro che in virtù della personalità, dimostrata dalla squadra di Spalletti in 11 contro 11, da quel momento in avanti, e cioè dal 42' del primo tempo, è cominciata un'altra partita, fatalmente ad handicap. Chivu dice che le mani, Kalulu, deve tenersele a casa. Io dico che soprattutto Bastoni, le imitazioni di Tamberi, deve riservarle alle Olimpiadi. Quella sanzione, in punta di... (La) Penna, non poteva contare nemmeno, da Regolamento, sul soccorso del Var. Naturalmente, fra 15 giorni, l'Ifab darà l'o.k.. Sì... fra 15 giorni... Scandaloso.

2 - Ma non sarebbe opportuno sollevare gli allenatori, i Tudor o gli Spalletti della situazione, dall'incombenza di dovere anche difendere la squadra dagli arbitraggi, e coinvolgere, come negli altri club, i dirigenti? Ieri sera, dopo la partita, mi chiedevo questo, e, finalmente, Comolli e Chiellini si sono presentati in sala stampa, per definire la situazione "imbarazzante". Con quale peso politico, però, vista la distanza di John Elkann dal mondo del calcio? Sugli yacht, non esistono certi problemi...

3 - Grande Locatelli (e bravi McKennie, Conceicao e Yildiz). Sono felice che abbia riscattato l'errore, peraltro episodico, della partita contro la Lazio, andando in gol. Ma mi domando: deve essere lui a sostituire un centravanti, quando (e questa volta non scherzo) un certo Simone Guerra, centravanti della Next Gen, avrà pure 36 anni, ma va avanti a 2 gol e 2 assist a gara? David e Openda sono, sotto porta, meglio di lui? Ne siamo sicuri? Io no.

4 - Ci sono stati 2 giocatori, che avrebbero meritato 2 voti opposti, nell'arco dei 90 minuti. Uno è sicuramente Cambiaso, che ha segnato l'ennesima autorete, ma poi, però, ha realizzato il gol, che ha compensato l'errore precedente. E poi Di Gregorio, che sbaglia gamba, nella respinta dell'autorete sullo 0-1, non è reattivo sul gol del 2-3, ma, per il resto para anche l'impossibile.

A questo punto consoliamoci con il film "Juventus primo amore" (decennio 1975-1985). Da domani, lunedì, martedì e mercoledì, nelle sale cinematografiche, delle vostre città. Ci sono anche io!

11-2-2026
Carlo Nesti: "Quel derby d'Italia, che mi fece scoprire il pathos del calcio"

Nell'attesa di Inter-Juventus, vi regalo un racconto, con il quale si risale alle ore 18,00 del primo giugno 1967. È l'ultima giornata di campionato, e la Juve di Herberto Herrera ha un solo punto di distacco, rispetto all'Inter di Helenio Herrera.

Ci si gioca tutto all'ultima giornata, come accadrà spesso nella storia della Juve. Nel 1973, come nel 1977, come nel 1982, come nel 2000, e come nel 2002.

I bianconeri affrontano la Lazio, allo Stadio Comunale di Torino, e si battono contro una squadra, che lotta per non retrocedere. L'Inter, invece, reduce dalla sconfitta nella finale di Coppa dei Campioni, contro il Celtic, affronta il Mantova in trasferta.

Dovete sapere che quello è il giorno, nel quale mi lego di più alla Vecchia Signora, perché come mi è capitato di spiegare, tante volte, mi sento molto più Paperino, che non Topolino. Alludo al fatto, che mi appassiono per chi cade e si rialza, e cioè per i perdenti, piuttosto che per chi vince sempre.

E quel giorno si verifica proprio la contrapposizione fra una formazione fantastica, l'Inter di Moratti e Allodi, e una squadra, che sa di non essere la "più forte", ma è consapevole anche del fatto che vince spesso chi è "più bravo".

La Juve non vince lo scudetto dai tempi di Charles e Sivori, e ha proprio le caratteristiche di Paperino, nel senso che è una versione agonistica, quantitativa e temperamentale del calcio, come si deduce dalla formazione che scende in campo.

Anzolin,
Gori,
Leoncini;

Bercellino,
Castano,
Salvatore;

Favalli,
Del Sol,
Zigoni,
Chinesinho,
Menichelli (fratello dell'olimpionico di ginnastica).

In pratica... 1-3-3-3: Anzolin in porta, Castano libero, Bercellino stopper, a destra Gori basso e Favalli alto, a sinistra Salvadore basso e Menichelli alto, Leoncini mediano, Del Sol regista, Cinesinho rifinitore, e Zigoni centravanti.

È un undici operaio, con un allenatore, che valorizza al massimo la preparazione atletica, al quale viene rimproverato di "avere democratizzato l'aristocratica Juve", come scrive il grande Vladimiro Caminiti. È un gruppo senza stelle, ma formato da giocatori con "due palle così", primi tifosi della maglia che indossano.

Certo, tecnicamente non hanno nulla a che fare con Charles e Sivori. Tuttavia, se penso Del Sol e Cinesinho, proporzionalmente, non trovo questa raffinatezza, abbinata alla corsa, nel centrocampo di oggi. E ciò, nonostante il fatto che la coppia Locatelli-Thuram mi convinca.

Superare la grande Inter di Helenio Herrera, nell'ultima giornata, è qualcosa di paragonabile al 5 maggio.

La notizia del gol del Mantova contro i nerazzurri, che consegna lo scudetto alla Juve, in vantaggio per 1-0 sulla Lazio, arriva per telefono. "Tutto il calcio minuto per minuto", incredibile ma vero, non va in onda, per non alterare l'andamento delle partite. Pensate che differenza rispetto al bombardamento televisivo di oggi!

Io ho 12 anni, sono in parterre, e sento il boato del pubblico propagarsi di settore in settore, con la sola comunicazione del passaparola. "Perde l'Inter! Perde l'Inter!". Sembra che l'Inter, una delle più grandi squadre della storia, giochi oltreoceano, con il risultato in arrivo, attraverso l'alfabeto Morse.

È una incredibile papera del portiere Sarti, al quale sfugge il pallone di Di Giacomo, fra le mani, come una saponetta, a determinare il kappaò dell'Inter in Lombardia.

A Torino, invece, segnano prima Bercellino, stopper infortunato, e dunque schierato in avanti, per non creare danni in difesa, e Zigoni, attaccante naïf, che oggi giocherebbe tranquillamente in nazionale.

È un ricordo speciale, che mi porterò sempre dietro nella vita, perché, nell'intervallo di quell'incontro, mentre la Juve pareggia 0-0, e dell'Inter non si sa nulla, passo 15 minuti a piangere sotto la mia bandiera, con il solito pessimismo cosmico, che spesso mi caratterizzerà.

È la convinzione che la Juve non ce la può fare, come accadrà in tante finali di Champions League. Vengo consolato da mio padre, e dagli amici di mio padre, per un quarto d'ora, riaccendendo la speranza, che qualcosa possa cambiare.

Elaborando tanti episodi della storia del calcio, comprendo la mia tendenza a tifare sempre per chi parte sconfitto, e magari, alla fine, può alzare le braccia, vittorioso. C'è molto in comune, infatti, fra quella Juve operaia e il Toro post Superga. Si chiama "revanscismo": voglia di rivincita, che, per me, costituisce una molla irresistibile, nel calcio come nella vita.

Il desiderio di rivincita dei ragazzi del 1982, contro una stampa feroce e invadente. Il desiderio di rivincita dei ragazzi del 2006, contro la brutta fama, come conseguenza di Calciopoli. Nel pallone contano la tecnica, la tattica, il dinamismo e la fisicità, ma senza il cuore non si arriva da nessuna parte. Sicuro!

9-2-2026
Carlo Nesti: "Una Juve che crea, spreca, e si autodistrugge"

La mia scheda di Juve-Lazio, dal punto di vista bianconero, in 4 punti.

1 - Si dice che 3 indizi facciano una prova, ma questa volta gli indizi sono 4. Le partite della Juve contro Lecce, Cagliari, Atalanta e, appunto, Lazio. La nuova vocazione offensiva della squadra di Spalletti si scontra, purtroppo, con i limiti tattici della rosa. È una Juve, in sostanza, che crea, si sbilancia, spreca e, magari, subisce.

2 - Prendete nota: 34 tiri, 37 cross e 21 dribbling. Ora, con questi presupposti, un grande club segnerebbe almeno cinque gol a partita. Possono anche prodigarsi i Mc Kennie, 7 gol stagionali (in scadenza di contratto), i Kalulu, gli Yildiz, i Cambiaso (fischiato in modo autolesionistico), gli Zhegrova, e i Boga, ma se i numeri 9 si chiamano David e Openda, non si va da nessuna parte. Assolutamente, da nessuna parte.

3 - Nel calcio, è difficile vincere senza un adeguato filtro a centrocampo. In mezzo, nella Juve, ci sono Locatelli e Thuram, con il secondo, Thuram, che, in realtà, è un incursore. L'unico interditore è Locatelli, e ,se sbaglia lui, è la fine: ha sbagliato nell'azione dello 0-1. La società, e lo posso anche capire, fa di tutto per legittimare la spesa di 60 milioni di 2 estati fa per Koopmeiners. Spalletti lo schiera in difesa, ma è come giocare con un difensore centrale in meno. Diventa utile quando avanza, ma, in una retroguardia a 4, non lo dovrebbe fare. E, ieri sera, ha sbagliato anche Di Gregorio.

4 - Qualcuno non ha gradito il fatto che io abbia, dopo la partita di Bergamo, parlato innanzitutto degli errori arbitrali. E allora, vorrei dire che, stavolta, lo faccio in coda. Pongo a me stesso, e a voi, una domanda: ma se Guida avesse concesso il calcio di rigore, per il fallo di Gila su Cabal, nell'ambito dell'azione finita con la rete annullata a Koopmeiners, che razza di partita diversa sarebbe stata? È chiaro che manca la controprova, però non si può partire, come nel golf, sempre ad handicap, perché questi episodi sono fondamentali per indirizzare la partita. O no?

5-2-2026
Carlo Nesti: "Juve: il "vademecum" del tifoso bianconero deluso"

Exor possiede il 65% della Juve (Ardoino di Tether, re delle criptovalute, il 10%). Ha 3 settori in crisi: auto, giornali e calcio. Sta tagliando tutti i rami secchi, soprattutto a Torino (Comau, forse Gedi come "La Stampa", che non è più la sua sede, spostata dal 2016 ad Amsterdam. Ha lasciato l’economia per la finanza (investimenti).

Nel portafoglio di Exor, la stessa Juve pesa solo per il 3,4%, cioè 0,8 miliardi di Euro, con 8 milioni di tifosi in Italia, e 250 milioni di simpatizzanti/potenziali clienti nel mondo. Quindi, la famiglia Agnelli, è rimasto l’unica grande superstite italiana del calcio mecenatistico, che potrebbe fare concorrenza ai colossi stranieri.

Però, si tratta di capire quanto Exor ha intenzione di sostenere la Juve. Dopo la morte di Gianni e Umberto Agnelli, e la fine del ciclo di Andrea Agnelli, è cambiato il vento. Non esiste più quella passione per il calcio, che andava oltre le esigenze di bilancio. John Elkann attua una promessa fatta al nonno, in punto di morte, e cioè non vendere la Juve. Per lui, l’anno zero è stato il 2023-24, con Giuntoli plenipotenziario, ma è stato un fallimento. La società è diventata un peso.

Il bivio degli Agnelli, proprietari da oltre 100 anni della Juve, sarebbe:

gestione aziendalistica (prima il bilancio, poi il rilancio, restando competitivi in Italia, ma non in Europa),

o gestione mecenatistica (prima il rilancio, e poi il bilancio, con le entrate garantite dai successi)?

La scelta è, chiaramente, la prima. Perché?

Perché il penultimo bilancio del 2024 (2025: meno 58,1) era stato allarmante, meno 199. Exor è già intervenuto 4 volte, per salvare la società, sborsando un totale di circa 1 miliardo di Euro. Le ricapitalizzazioni avvengono con soldi propri, e non di altri. 400 milioni di Euro (2021), 300 (219), 200 (2024). Ora 15 + 15, e la possibilità di arrivare fino a 110. È quanto hanno peso i campioni d’Europa, e del mondo, Paris Saint Germain e Chelsea, nello stesso periodo. Solo che, altrove, i soldi sono stati spesi bene.

Oltretutto, esistono i paletti della quotazione in Borsa, e del fair play ecomico. Inoltre la dimensione finanziaria della società è, ogni anno, ricavare 500 milioni, e spenderne 500, perché il calcio è diventato, a livello gestionale, un mostro.

3-2-2026
Carlo Nesti: "Juve-mercato: soddisfatte esigenze secondarie, e non primarie "

Se aprite il dizionario, e cercate il vocabolo "perplessità", troverete queste parole: "indecisione, aggravata dal persistere di motivi di incertezza o di dubbio". Sinceramente, speravo di non dovere più usare questo termine, dopo il mercato estivo della Juve, nel quale l'eterno inseguimento a Kolo Muani, durato due mesi, era andato in fumo, costringendo Comolli ad una mossa sbagliata, e cioè l'acquisto di Openda.

Purtroppo, anche in questa sessione invernale di mercato, non si può evitare di registrare una incongruenza. Sono state soddisfatte esigenze secondarie, e non primarie.

Spalletti, e cioè un allenatore che ha rigenerato la squadra, e che meriterebbe qualsiasi tipo di sostegno da parte della società, aveva chiesto un solo giocatore, e cioè una punta centrale di sfondamento, in grado di essere l'alternativa per Vlahovic. Ebbene: Spalletti se la vedrà con un terzino, e un fantasista, e dell'ariete tanto agognato, non solo da lui, ma da tutti, nemmeno l'ombra.

A questo punto, si tratta di andare avanti in campionato, Coppa Italia, e Champions League, con David e Openda. Si tratta di 2 attaccanti, dei quali il primo comincia a dare segni di risveglio soltanto ora, dopo avere segnato circa 75 gol, in 3 stagioni, in Francia. E l'altro, al pari dello stesso David, è una seconda punta di limitato spessore.

È incredibile come anche questa volta, svanito l'obiettivo En Nesyri, che sicuramente avrebbe accontentato Spalletti, non si sia puntato neppure su un italiano delle categorie inferiori. È chiaro che agenzie e procuratori, attorno ai prodotti nostrani, hanno costruito una impenetrabile gabbia milionaria.

Chiellini ha fatto capire, che la società attende con ansia il rientro di Vlahovic. Ma il serbo, anche se dovesse bruciare le tappe, sarà, molto probabilmente, un giocatore senza gli stimoli di prima. È già evidente, infatti, come sia impossibile il rinnovo del suo contratto, alla cifra mostruosa di oltre 10 milioni di Euro.

Non voglio essere del tutto negativo, per cui affermo, più che che con convinzione, con speranza, che l'acquisto di Boga, come vice YiIdiz, è tutt'altro che secondario. È un fantasista dalle notevoli qualità come dribblatore, che si aggiunge, in questa specialità, a Conceicao e Zhegrova. Nel Sassuolo mi era piaciuto moltissimo, ma non si è confermato, tuttavia, nelle esperienze successive.

Holm sarà invece il vice Kalulu, anche perché il miglior difensore, dopo Bremer (ignorato Gatti...) è proprio Kalulu, e potrebbe essere necessario in altre zone della retroguardia.

Chiudo per tornare alle perplessità, con la constatazione che, numericamente, la situazione, a centrocampo, non è affatto rassicurante.

Soltanto 2 sono i giocatori insostituibili, che dovrebbero giocare sempre, e cioè Locatelli e Thuram. Lo dico alla luce dei fatti. Koopmeiners ha dimostrato, a più riprese, di non essere all'altezza della situazione, nonostante quella impensabile cifra di circa 60 milioni di Euro, alla quale era stato acquistato. Mc Kennie, ormai, è stato dirottato altrove, con ottimi risultati, e cioè o sulle fascia destra, o come trequartista centrale, dove sta assolvendo al ruolo di "centravanti supplente". Adzic è un ibrido, e Miretti è un trequartista. Questo è il motivo per il quale l'isolamento di Locatelli e Thuram fa paura.

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