Francia, caccia al Mondiale con Deschamps all'"italiana"
Appuntamento con la storia, mettendo da parte la "grandeur" e preferendo badare al sodo ed all'essenziale. Il cammino della Francia al Mondiale si porta dietro molto dell'esperienza "italiana" di Didier Deschamps, soprattutto in relazione all'interpretazione tattica che il tecnico francese ha deciso di far assumere ad un gruppo che per interpreti spicca certamente come quello meglio attrezzato dell'intera competizione. Ed allora Les Blues hanno messo da parte la ricerca del calcio champagne che pure avrebbero potuto perseguire attraverso la qualità di cui dispongono, preferendo un calcio essenziale e poco dedito allo spettacolo se non per le spiccate doti tecniche di singoli alla Mbappe che risultano sostanzialmente incontenibili quando decidono che è il momento di fare sul serio.
Un'avventura che ha trovato anche supporto fondamentale sulla sinistra da Theo Hernandez, uno che ha faticato e non poco a scalare le gerarchie di Didì e che solo a causa del brutto infortunio occorso al fratello Lucas ha avuto modo di essere impiegato con continuità mostrando anche con la maglia della Nazionale le giocate incontenibili che lo caratterizzano con la maglia del Milan. Sull'altro versante, in ossequio all'"Italianismo" di cui sopra, la scelta dettata dall'equilibrio è stata quella di schierare un centrale come Koundè come terzino bloccato per dare libero sfogo alla qualità degli altri reparti. Insomma parola d'ordine equilibrio, per far rivivere le gesta di Vittorio Pozzo ed entrare a far parte ancora di più della storia del calcio.











