“A prendere Estevao a 60 milioni siamo bravi tutti”. Il Napoli li ha spesi per Lang e Lucca
Antonio Conte contro tutti. Molto carico, alla vigilia di una partita da dentro o fuori per il suo Napoli in Champions League, il tecnico salentino, tra conferenza stampa e intervista a Sky, ha regalato frecciate a destra e manca. Tra una replica a Spalletti e una considerazione sui tanti infortunati, l’allenatore azzurro, che in passato ha guidato anche il Chelsea, con cui ha vinto una Premier League, si è soffermato sulla differenza tra il club londinese e quello di Aurelio De Laurentiis. Più in generale, tra Italia e Inghilterra, dal punto di vista economico prima ancora che tecnico: “Se hai la possibilità di spendere per giocatori di 22 anni magari 120-130 milioni… Basti pensare a Caicedo e Fernandez presi a 250 milioni. A prendere Estevao a 60 milioni siamo tutti bravi… Vorrei farlo anche io col mio presidente, ma ci sono solo certe società che possono farlo”.
Dipende da come li investi, 60 milioni. Che tra Chelsea e Napoli ci siano differenze strutturali, è un dato di fatto. Conte ha ragione, oggi l’Italia si trova in una situazione impari, specie rispetto ai club inglesi. Un po’ meno fortunato il riferimento alla cifra investita dal club di Stamford Bridge per il gioiellino brasiliano, in realtà pure leggermente superiore: sono esattamente gli stessi soldi che il Napoli ha speso per Lorenzo Lucca (35 milioni di euro) e Noa Lang (25), entrambi già bocciati e ripartiti, ad appena sei mesi dal loro approdo in Campania. Si può dire, a tutti gli effetti, che i londinesi li abbiano investiti meglio.
Quanto al resto, si torna lì: Conte ha ragione, se fa riferimento all’ecosistema in cui i due club si muovono. Un po’ meno se si prendono in considerazione altri dati. In questa stagione, il Chelsea ha speso circa 332 milioni di euro per fare mercato. È quasi il triplo del Napoli, 131 milioni. Considerando anche le cessioni, i londinesi, però, registrano un disavanzo di appena 7 milioni di euro, mentre la società di De Laurentiis arriva a meno 12 milioni. Fermo restando che poi ci sono anche gli stipendi, e che il contesto resta molto diverso, rimane il dubbio che, semplicemente, a Napoli quest’anno non abbiano speso così bene quel - poco o tanto - che c’era a disposizione.











