Buonfiglio: "Perché il CONI non può commissariare la FIGC. Il voto? Non mi esprimo"
A margine dell'evento "Il Foglio a San Siro", il presidente del CONI Luciano Buonfiglio ha parlato della FIGC e del perché il CONI non può commissariare la Federazione: "Cerco di essere sintetico ma chiaro perché non tutti conoscono gli statuti. Quando il CONI, che è l'ente di sorveglianza, può commissariare una Federazione? Quando il bilancio non è approvato, quando ci sono dei gravi illeciti amministrativi, economici o fiscali, quando in un gioco di squadra non possono partire i campionati o si interrompo i campionati. Allora, per garantire la continuità il CONI può commissariare. In questo momento non c'è nessuno di questi tre casi. Ecco perché ho detto che auguro che la Federazione nella sua entità riesca a trovare la coesione ed eleggere sì un presidente, ma che da solo non riesce a risolvere nulla, con una squadra coesa, predisponendo un programma che sia condiviso, che risolva le problematiche ma che al tempo stesso sia realizzabile. E' per quello che bisogna trovare un accordo sia con le politiche economico-finanziarie che fiscali che potrebbero essere viste in un modo più propositivo".
In che senso?
"Vuol dire che a noi servono giovani? E allora ci vuole qualche incentivo per far sì che le squadre di Serie A possano utilizzarli, incentivare le Academy. Sono tanti gli elementi. A tutti è dispiaciuto, sono 48 squadre che vanno al Mondiale, non credo che il nostro valore sia al di sotto di quelle 48 squadre però qualche cosa vuol dire. Quanti club sono andati in semifinale delle coppe europee? Quanti nei quarti? Quanti negli ottavi? Ecco che allora non mi va quando si crocifigge un presidente e basta".
Ha parlato con Gravina?
"Ero a fianco a lui prima, durante e dopo. Sicuramente è una persona che è amareggiata e dispiaciuta. La vita però è così. Quando le cose alle Olimpiadi sono andate bene tutti mi hanno fatto i complimenti, se fossero andate male tutti mi avrebbero detto di andare a casa. Non dobbiamo essere tifosi. Noi siamo orgogliosi che il mondo sportivo è protagonista con 23 discipline. Tra Parigi e Milano-Cortina abbiamo portato a casa 70 medaglia, quarti nella classifica. Cosa vuol dire questo? Che stiamo costruendo nonostante le difficoltà economiche, perché molte Federazioni fanno davvero fatica. Con il supporto del CONI, con l'Istituto di Medicina dello Sport e il Centro di Ricerca dello Sport contribuiamo a supportare le Federazioni per raggiungere i risultati. Oggi si vince per millesimi o per centimetri, è quella che è la cura del dettaglio".
In questo senso la convince l'Olimpiade del Nord-Ovest?
"Non è che mi convince l'Olimpiade del Nord-Ovest, ho espresso il desiderio che non bisogna assolutamente perdere questo entusiasmo nazionale e questa visibilità internazionale per riproporci come Italia. So poi che ci sono altre intenzioni, credo che la competizione elevi la qualità però il tutto deve essere condiviso con il CONI, che poi deve scegliere la candidatura, con le garanzie finanziarie del Governo, con un pool di iniziative tecnico logistiche. Perché i primi che devono essere soddisfatti sono i cittadini di dove si organizzano le Olimpiadi che devono percepire il vantaggio per loro e per chi arriva dopo di loro. Quindi infrastrutture e trasporti, questo può far sì che l'Italia possa muoversi con la diplomazia. Candidarsi è facile, vincere è più difficile. Bisogna mettere in campo la credibilità con l'organizzazione di grandi eventi sportivi, e noi avremo i Mondiali di ciclismo e c'è la candidatura per quelli di Atletica Leggera. Pianificare una serie di eventi che dimostrino che siamo capaci di organizzare grandi eventi e al tempo stesso con la diplomazia abbiamo un patrimonio che possiamo ambire a questo".
Crede che in altri sport si diano più esempi rispetto al calcio?
"Anche qui dico che il merito è vostro. Noi dobbiamo far bene ma bisogna comunicare. E quindi voi ci state dando una mano incredibile nel comunicare perché avete dedicato tanta attenzione alle storie degli atleti delle discipline invernali ma allo stesso tempo a Parigi avete fatto la stessa cosa. E sono tutti esempi positivo. Quando vado a vedere mio nipote che ha otto anni e si butta a terra senza neanche essere toccato. Noi siamo responsabili. Quando andiamo al ristorante e al nostro figlio o nipote gli mettiamo davanti il tablet non è educazione. I ragazzi crescono per quel che noi gli trasmettiamo. Ai miei tempi era più facile, non c'era nemmeno la tv. E quindi sapevamo che potevamo giocare a pallone in mezzo alla strada. Oggi è più difficile perché ci sono tante distrazioni per i ragazzi e allora noi dobbiamo essere più bravi a proporre più esempi positivi".
Lo sente Malagò?
"Lo vedo tutti i giorni. Siamo venuti a Milano qui insieme".
Cosa le ha detto?
"Abbiamo parlato di tutto tranne che di calcio".
Lo vede sereno?
"Come sempre".
Il fatto di avere una persona non legata al calcio in FIGC può essere un'occasione persa?
"Ripeto, il presidente del CONI è lì per monitorare perché tutto vada bene. Ma mai e poi mai mi strapperete qualcosa legato alla candidatura. Sarebbe un'invasione di campo".











