FIGC, Malagò ineleggibile? Il precedente Petrucci: nel 2013 il problema non si pose
Giovanni Malagò sarebbe, secondo alcuni suoi oppositori - per lo più all’interno della maggioranza politica - ineleggibile. È un’ipotesi circolata nelle ultime ore, lanciata dall’Ansa: secondo questa tesi l’ex presidente del Coni non potrebbe diventare presidente della Figc per non violare il divieto di “pantouflage” o (tanto per usare un altro termine estero) di un periodo di “cooling off” previsto dal D.lgs. 165/2001.
Il decreto, che disciplina le norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche, prevede all’articolo 53 il divieto, per chi ha ricoperto ruoli apicali (in realtà per il dipendente pubblico tout court) in un ente vigilante di lavorare in una controllata nei tre anni successivi. Secondo quanto raccolto da TMW, alcuni esponenti del Governo hanno fatto presente la questione all’ANAC, l’authority anticorruzione, che però ha negato la propria competenza, suggerendo semmai di andare all’antitrust. Difficile che le cose cambino: in primo luogo, è tutto da dimostrare che il rapporto tra Coni e Figc sia quello tra controllante e controllata, posto che peraltro la Federcalcio è un ente di diritto privato, che persegue un interesse di diritto pubblico: da un lato non è sottoposta alle norme sul pubblico impiego, e dall’altro è abbastanza complicato sostenere che sia un soggetto privato su cui il Coni eserciti una vigilanza.
Al di là delle questioni giuridiche, di sicuro c’è un precedente. Nel gennaio 2013, Gianni Petrucci passò nel giro di pochi giorni dal ruolo di presidente del Coni a quello di presidente della Fip, la Federbasket, che tuttora ricopre. Il divieto di pantouflage, introdotto nel nostro ordinamento con la legge Severino nel 2012, era già in vigore, e nessuno si pose il problema. Non si capisce perché dovrebbe porsi oggi.











