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Giochisti o risultatisti? Zazzaroni trova una nuova dicotomia: "Perdenti e bad loser"

Giochisti o risultatisti? Zazzaroni trova una nuova dicotomia: "Perdenti e bad loser"TUTTO mercato WEB
© foto di Lorenzo Marucci
Oggi alle 09:00Serie A
Paolo Lora Lamia

Il grande scontro ideologico nel calcio moderno è, come si sa, quello tra giochisti e risultatisti. Di questa suddivisione ha parlato Ivan Zazzaroni, nel suo fondo per il Corriere dello Sport: "Tutti gli allenatori sono fondamentalmente dei risultatisti: l’obiettivo finale è sempre vincere. La differenza risiede nella metodologia: i primi credono che un bel gioco aumenti le probabilità di successo, i secondi si concentrano sulla solidità difensiva e sulla gestione dei momenti della partita".

Prosegue l'analisi, con qualche frecciata: "C’è chi allena per mettere in pratica le proprie idee e soddisfare il proprio ego (gli “ego coach”, Guardiola, Luis Enrique, Xabi Alonso) e chi invece cerca di far rendere al massimo il gruppo a disposizione (Mourinho, Allegri, Ancelotti, Gasperini, Emery). Alcuni allenatori ritenuti supervincenti sono in realtà dei perdenti seriali. Non fatemi fare i nomi: arrivateci da soli. Trascurando le tempeste ormonali di alcuni ex calciatori “guruizzatisi”, ricordo che nel calcio la vittoria porta una chiarezza abbagliante, mette in moto gli ingranaggi, alimenta l’entusiasmo, conferisce un’aura di genio a tutti i soggetti coinvolti. La vittoria alimenta una narrazione che spesso nasconde crepe strutturali (problemi finanziari, rosa mal costruita, divergenze tra dirigenti), mentre la sconfitta richiede un colpevole immediato".

In chiusura, cita due mister di Serie A: "Adottando un punto di vista pratico, si potrebbe sostenere che Spalletti esaurirebbe il suo scopo centrando l’accesso alla Champions (un tempo la Juve quasi non festeggiava gli scudetti, mentre oggi è ritenuto un trionfo il posto in CL). Lo stesso dicasi di Allegri, che col Milan ha 13 punti in più dell’anno scorso e da ieri sera è al terzo posto anziché al nono".

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