Il globetrotter Scanu: “Dopo 10 Paesi diversi il calcio mi ha portato in Congo”
La sua carriera parla chiaro: per Giovanni Scanu il calcio non prevede confini o barriere. Classe 1975, il tecnico nuorese - dopo alcune esperienze in Italia da vice allenatore - dal 2012 è in scena in un vero e proprio giro del mondo che lo ha visto protagonista da allenatore in ben 11 nazioni diverse. L’ultima, dalla fine di novembre, è la Repubblica Democratica del Congo, nella fattispecie con l’FC Tshinkunku di Kananga, città di oltre 1 milione di abitanti nel sud del Paese.
Com’è nata l’opportunità di allenare in Congo?
Sono stato informato da un mio carissimo amico agente che, tramite una persona vicinissima al mio attuale presidente, il club stesse cercando un allenatore con un po' di esperienza anche a livello africano e di massima serie. Abbiamo avuto un contatto e in 48 ore abbiamo trovato l’accordo.
Che Paese ha trovato?
A due facce. Recentemente hanno chiuso un accordo multimiliardario con gli Stati Uniti: qua ci sono miniere di oro, diamanti e cobalto, ho potuto vedere con gli stessi occhi la ricchezza più sfrenata e la povertà più allucinante, con bambini nudi per strada. Da città a città lo scenario si stravolge. Nel centro di Lubumbashi o Kinshasa le zone residenziali sono bellissime, ma fin dalle prime periferie non si vede altro se non baraccopoli e la fame più totale.
Il Congo è immenso (oltre 2 milioni di mq). É complesso gestire trasferte e spostamenti?
Decisamente. Quasi tutte le trasferte richiedono l’uso dell’aereo, quelle in pullman portano via anche 8-9 ore di viaggio. Si gioca tantissimo e ci si allena poco, è tutto molto impegnativo e richiede grande sacrificio da parte di tutti.
E il livello del campionato?
Alto. Il Mazembe ha fatto le finali della Coppa del Mondo per club una decina d'anni fa contro l'Inter, e nel Saint Éloi Lupopo gioca Omossola, il portiere titolare di una Nazionale prestigiosa come il Camerun. Non mi aspettavo di trovare tanta qualità, anche se comunque il Congo sta per giocarsi lo spareggio per andare al Mondiale. Il movimento è in grande crescita e il Ministero dello Sport sta investendo veramente tanto.
Manca solo una Nazionale al tuo lungo curriculum: è un obiettivo che ti sei posto?
Ci sto pensando, anche se spero di fare ancora qualche anno nelle panchine dei club. É un lavoro completamente diverso quello del ct, ma sicuramente è uno scenario che prenderei in considerazione.
In tutti questi anni in panchina in giro per il mondo chi sa quanti aneddotti e ricordi avrai accumulato...
Più che migliaia direi milioni. Ho avuto a che fare con un presidente con cui dialogare mentre aveva in bella vista una pistola sul tavolo, oppure ancora ho dovuto interrompere anzitempo la mia esperienza in Nigeria perchè Boko Haram aveva colpito non lontano da dove vivevo. I ricordi belli superano però di gran lunga quelli negativi.
Dopo tanta esperienza (in Lituania, Nigeria, Brasile, Ungheria, Moldavia, Bangladesh, India, Russia, Tanzania e Congo) qual é l’aspetto che resta? La passione per il calcio? La curiosità di conoscere nuove culture? I sacrifici?
Questo è l'undicesimo Paese in cui alleno. Il mio attuale club è importante, perchè è sostanzialmebte il club della presidenza della Repubblica, con molti sostenitori e una chiara progettualità, come dimostra il nuovo stadio in costruzione. In generale ciò che resta e alimenta il tutto è la passione anche se i sacrifici non sono pochi, soprattutto a livello familiare: sono fortunato ad avere una moglie (Barbara) che mi ha sempre sostenuto in tutti questi anni. Con tutte le pressioni del caso fare l’allenatore non è certo una passeggiata, ma la voglia di mettersi in discussione è sempre tanta e fa la differenza.











