Inter, l'ex ad Paolillo: "Voto 10 a Marotta, è la sua grande vittoria. Chivu? Che scoperta"
L'Inter si è laureata Campione d'Italia per la 21^ volta nella propria storia. L'ex amministratore delegato nerazzurro, Ernesto Paolillo, ha parlato a TuttoMercatoWeb.com delle sue sensazioni all'indomani del 2-0 al Parma da parte della squadra di Chivu, che ha sancito la vittoria dello scudetto.
Cosa prova da tifoso all'indomani di questo scudetto?
"Grande soddisfazione. L'Inter ha vinto per merito, non certo per demeriti di altre. Le rivali hanno fatto meno bene, ma l'Inter ha fatto benissimo".
Da Marotta ad Ausilio e Zanetti, la dirigenza ha rivendicato la bravura nel saper ripartire: in estate pochi indicavano l'Inter come favorita.
"Purtroppo nessuno degli obiettivi che erano diventati più che possibili è stato raggiunto, la scorsa stagione. E l'impatto psicologico è stato forte. Ripartire da quel momento così negativo e ricostruire in così poco tempo è un grande merito di Marotta e della dirigenza. Grandi meriti vanno ovviamente ai giocatori ed all'allenatore, ma il merito più grande che vedo è stato quello del coraggio avuto da Marotta e la dirigenza nel puntare su Chivu. Voto 10 a Marotta, è la sua grande vittoria. Ha costruito un intero gruppo con una mentalità vincente, dalla squadra allo staff tecnico e la dirigenza".
Voto alto anche a Chivu?
"Altissimo. Sono stato contentissimo quando è stato scelto. L'ho conosciuto come persona e come giocatore. Come allenatore non lo conoscevo e lo ammetto: avevo qualche retropensiero sulla mancanza d'esperienza. E dubbi ne ho avuti nel corso della stagione quando c'è stato un po' di calo. Sbagliavo io: era meglio non avere perplessità. Complimenti a tutti".
Come uomo scudetto fra i calciatori chi sceglie, fra chi ha tirato la carretta?
"La carretta l'hanno trascinata un po' tutti, guardi quando è rimasto fuori Lautaro: non ne scelgo uno perché è stata la squadra a vincere. Il gruppo è andato avanti bene reggendo il colpo di mancanze come quella sua, di Calhanoglu o Dumfries, giocatori importantissimi. Un gruppo che ora è un po' da ricostruire, per l'anagrafe che non mente. Ma Marotta ha idee ben precise e ha già spiegato i criteri per continuare con un modello che mi sembra vincente".
Chi le piacerebbe che comprasse l'Inter per l'anno prossimo?
"Se devo dire un giocatore che mi piacerebbe vedere all'Inter, dico Palestra. Le sembrerà scontato, ma è un buonissimo calciatore che deve ancora esplodere del tutto. Uno dei grandi meriti di Marotta è quello di aver puntato su giocatori italiani che hanno formato lo zoccolo duro anche della Nazionale".
Si augura che Bastoni resti, se ce ne fossero le condizioni?
"Assolutamente sì. Ha pagato la cattiveria, l'invidia e l'ipocrisia di chi non tifa Inter, che non vedeva l'ora di trovare un capro espiatorio per scatenare la propria rabbia. Diventando il bersaglio di coloro che non potevano dire niente sull'Inter capolista. Brava anche la società a sostenerlo. Sarebbe bellissimo se rimanesse".
Fra i reparti che rinnoverebbe c'è anche la porta?
"Sì. Non perché Sommer non sia stato all'altezza, ma anche perché pure lui l'anagrafe segna il passo, un rinnovamento ci vuole".
Dando fiducia a Josep Martinez o cercando un altro portiere?
"Vedendolo da fuori, posso dire che punterei su Josep Martinez, sì, perché ha risposto bene. Però parlo da fuori, appunto. E mi fa pensare quanto detto da Chivu, quando ha dichiarato che Martinez sa perché non ha giocato di più fino ad ora. Mi fa pensare che noi non conosciamo le cose e che da fuori sia facile giudicare: valutazioni interne le faranno loro che sanno le cose".
Lautaro scala la storia: di questo passo non avrà troppi giocatori davanti a sé nelle preferenze dei tifosi.
"Guardi che posto occupa nella classifica marcatori all-time, l'impegno che mette, quanto è leader. Ci si ricorderà di Lautaro nel futuro come ci si ricorda di altri grandissimi campioni, come Facchetti, Lorenzi, Zanetti e tanti altri che hanno fatto la storia e che avevano quel qualcosa in più".
Si sente rassicurato dalle parole di Marotta sull'inchiesta riguardante gli arbitri?
"Rassicuratissimo. Mi sembra una questione legata a lotte interne. Vendette e rancori all'interno dell'AIA, che alla fine non ha costrutti. Poi le cose emerse parlano di partite in cui l'Inter ha perso, quindi...".











