La matematica di Marotta non è più un’opinione: prima stella e primo scudetto da presidente
La matematica, si dice, non è un’opinione. Nel calcio, però, anche la scienza esatta per eccellenza soffre di eccezioni. Il 22 aprile 2024, dopo che l’Inter vinceva il ventesimo scudetto della sua storia, iniziarono i conteggi relativi al palmares di Beppe Marotta, all’epoca “soltanto” amministratore delegato del club nerazzurro. Era o no, il decimo scudetto della sua carriera.
All’epoca, anche per comodità di narrazione, si parlò molto della prima stella personale di Marotta, tra i dirigenti più vincenti nella storia del nostro campionato. In verità, però, forse era meglio parlare di nove scudetti e mezzo: i due interisti si sommavano agli otto vinti con la Juventus. Di quelli bianconeri, però, Marotta visse solo fino a un certo punto l’ultimo: era la stagione dell’arrivo di Cristiano Ronaldo, e il dirigente lombardo si separò dalla Juve molto presto, già a ottobre, per poi legarsi (già a dicembre) all’Inter. Se in un certo senso poteva considerarlo suo - a costruire quella squadra contribuì, pur se in disaccordo sull’arrivo di CR7 e non solo -, era comunque una forzatura visto che poi aveva vissuto il resto della stagione da avversario.
Con la vittoria di Chivu, invece, non ci sono più dubbi. Quello conquistato dall’Inter in questa stagione è il decimo scudetto della longeva carriera di Marotta nel calcio italiano, che aveva comunque già superato Gianpiero Boniperti (nove scudetti, recordman prima di lui) e Adriano Galliani (otto scudetti). È, inoltre, il primo da presidente: per quanto la massima carica fosse già nell’aria nel 2024, il passaggio dell’Inter nelle mani di Oaktree sarebbe divenuto realtà solo pochi giorni dopo la conquista della ventesima stella, e Marotta sarebbe diventato presidente soltanto a inizio giugno.











