Milan, Saelemaekers: "Nella settimana pre-derby penso all'Inter anche quando sono a letto"
Alexis Saelemaekers, esterno offensivo del Milan, ha rilasciato una lunga persona ai microfoni di DAZN, raccontandosi e aprendosi come mai successo prima: "Tante persone mi dicono che sul campo sono una persona diversa rispetto a quella che sono fuori. È una cosa che non mi pesa, ma un po' mi dispiace perché la gente non può conoscermi veramente. Io quando faccio le cose le faccio sempre al 100% e con tanta emozione, per questo a volte non so regolarle e mi escono al 100%".
Cosa racconta ai suoi genitori del suo lavoro?
"All'inizio era difficile perché essendo giovane parlavo tanto di calcio. Poi hanno capito che per me è importante parlare di altro per staccare, anche perché se si parla di quello io e mio papà litighiamo, non abbiamo la stessa visione (ride, ndr). Non ha mai giocato a calcio, ma pensa di essere Cristiano Ronaldo e Messi, che prendi la palla e salti facilmente 4 giocatori".
Qual è stato un momento nel quale loro sono stati fondamentali, magari un dopo partita?
"All'Anderlecht una volta avevo giocato veramente male, ma a me andava bene lo stesso, mi accontentavo un po' troppo. Credo sia una cosa buona che non esultino quando le cose vanno, ma anche che mi dicano di svegliarmi quando mi siedo. Sanno che la mia vita è il calcio e che se lo faccio non sarò felice in futuro. Sono stati importantissimi nella mia carriera, non volevano che giocassi a calcio e mi hanno educato a lavorare duramente. Troppo spesso oggi i ragazzi vengono spinti a giocare dai genitori, a mio papà invece piaceva più la ginnastica, quindi non avevo mai la pressione da parte loro. Una persona che non capisce i sacrifici che fai non può capire. Nel calcio ci sono tanti soldi, si sa, ma per me era importante vivere della mia passione, ho iniziato per quello".
Ci racconti un po' qualcosa di se stesso.
"Mi piace il golf, con Pulisic abbiamo detto che saremmo dovuti andare, ma ancora… Lo faremo con le giornate più belle. Lo Scudetto con il Milan è stata la cosa più importante per me, così come il trofeo MVP del match contro il Salisburgo. Ho ancora un po' di spazio per un altro trofeo nella mia parete, speriamo di mettercelo tra poco (ride, ndr)".
Quanto ci mettono i suoi genitori per venirla a trovare?
"Loro dal Belgio vengono sempre in macchina, a mio papà piace guidare... A Bruxelles ci arriva a occhi chiusi ormai. Poi almeno possono comprare formaggio, prosciutto e portarlo più facilmente o vestiti per la mia mamma".
Ci racconti la sua avventura al Bologna.
"In una parola la definirei… Sorpresa. Era un momento in cui mi ero sentito un po' messo fuori dal Milan, anche per colpa mia, ma non mi sentivo più me stesso. Essendo uno del Milan, quando arrivi al Bologna pensi che farai la differenza, so che sono un giocatore di alto livello. I giocatori che erano intorno a me però lavoravano talmente tanto che erano di alto livello e io non facendolo ho realizzato quanto sia importante. È stata dura all'inizio, mi innervosivo un po', ero molto più emotivo. Bologna è stato il primo passo più importante della mia carriera".
Poi ci descriva invece il suo passaggio alla Roma.
"In una parola direi maturità. Loro hanno visto il mio atteggiamento come una cosa contro di loro… Sono sempre rimasto lo stesso, ma non lo hanno accettato e lo capisco. Anche io, tifando una squadra, qualora avessi visto un mio ex giocatore fare ciò che ho fatto io, forse avrei reagito ugualmente, ma ci tengo a ringraziarli tantissimo. Non ho mai avuto un pensiero negativo verso i giallorossi, ho fatto di tutto per la maglia che indossavo".
Cosa rappresenta la Nazionale belga?
"Orgoglio. La prima volta che sono andato ad allenarmi non sei neanche concentrato sul calcio, vedi così tanti calciatori che vedevi da bambino… Come quando passi davanti ai negozi di caramelle".
E l'Anderlecht?
"L'inizio".
Che cos'è il Milan in una parola?
"Casa".
Li guarda i messaggi su Instagram?
"Sì, non tutti perché ce ne sono troppi, ma ogni tanto… I commenti invece no, a volte velocemente perché qualcuno fa ridere. Ci sono i giocatori che non gestiscono loro, tipo Giroud ha una società che lo fa per lui. Io lo faccio da solo, ma a volte ti fa male leggere certe cose. Un giornalista scrisse che i miei atteggiamenti erano colpa dei miei genitori… Avrei voluto rispondere tante volte, ma mi dico: 'Perché dargli la soddisfazione che lui cerca?'. La cosa più intelligente è far vedere che non ti interessa".
Ha rapporti con i giocatori dell'Inter?
"Ho sempre avuto un bel rapporto con Calhanoglu, è uno dei primi che quando avevo 20 anni mi ha aiutato tanto, mi ha presentato la sua famiglia. Ovviamente quando ha cambiato lo abbiamo un po' perso perché abbiamo programmi differenti, ma non perché non siamo più amici. A volte ci chiamiamo, però non parliamo mai di calcio".
Ci stiamo avvicinando sempre di più al derby.
"La rivalità ci sarà sempre. Quando inizia la settimana prima del derby l'Inter è sempre in una parte della tua testa, che tu sia al campo, a casa, a letto… Prima di una partita così c'è talmente concentrazione che di solito c'è silenzio, nessuno parla. Quando ti siedi a mangiare sai che fa la differenza per la domenica, quanto dormi… Provi a fare tutto al 100%".
Allegri com'è?
"Per me è speciale, nel senso che è unico. Il modo in cui vede il calcio, il suo atteggiamento con i giocatori… Dal punto di vista umano è tra i migliori che ho visto, come scherza, come è serio, gestisce la cosa perfettamente. Mi chiama Scheggia perché vado sempre al 100%".
Qual è il giocatore più forte con cui ha giocato?
"Hazard, era un esempio per me... Mi ha stupito la sua umiltà, me lo ha ricordato un po' Modric, nonostante abbiano vinto tutto. A Milanello saluta ogni persona, la considera come lui, non si mette sopra, che sia il magazziniere, il cuoco… Ci sono anche giocatori che non hanno questo, però vedere ciò in un campione è pazzesco. Un altro che mi ha stupito è Dybala… Non ho mai visto un giocatore essere così pulito tecnicamente. Non che faccia il doppio passo o cose simili, ma tutte le sue giocate sono sempre perfette, come il primo controllo. Non sbaglia mai cose che si pensa siano semplici. Mi è piaciuto tantissimo giocare con lui perché lui capisce veramente il calcio, è l'immagine del calcio".











