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Il Pallone d'Oro è lo specchio del calcio italiano e della nostra Nazionale

Marco Conterio
autore
Marco Conterio
Oggi alle 07:45Serie A
26.10.2026 07:45Serie A
FotoTUTTOmercatoWEB
© foto di Imago/Image Sport

Quando un italiano vinse l'ultimo Pallone d'Oro, anno domini 2006, Fabio Cannavaro e siamo Campioni del Mondo, Campioni del Mondo, Campioni del Mondo, la benzina costava 1,28 euro, veniva fondato Twitter e giustiziato Saddam Hussein. Acqua e cinquettii e dittatori e tragedie sotto i ponti ne abbiam viste passare, eppure non più Palloni d'Oro e pure l'Italia s'è fermata lì. Il guizzo del 2021, sul trono d'Europa, ma sempre lì siamo. Il Mondiale che è una discriminante ben importante per il massimo alloro individuale, lo viviamo da spettatori da troppe edizioni, da partecipanti prima e da assenti tout court poi.

Sicché il premio è il nostro specchio, dei trenta candidati neanche la parvenza di un italiano e dire che c'è Julian Quinones e, onta e disonore, tra i portieri Vozinha di Capo Verde e non Gianluigi Donnarumma. Stavolta nessuno grida allo scandalo, nessun s'indigna ma altro che nessun dorma, qui di passi avanti pochi e poco visibili. Il governo del nostro pallone ci rappresenta, il Presidente eletto commissariato e commissario di se stesso, vincitore annunciato anzi no, adesso viva lo sfidante che di decadi ne ha già viste albeggiare otto. Il commissario tecnico che lascia l'opera conquistata, poi distrutta e poi abbandonata per tornar ciuffo e coda tra le gambe, e beninteso adesso viva Roberto Mancini e la sua Italia, non c'è spazio alcuno per le divisioni e scurdammoce o' passato.

Però ci scordiamo pure il futuro, quel che c'è davanti. Quattro italiane su quattro perdono in Champions, in due giorni, sommo Disastro! Quattro su quattro vincono la settimana dopo, il Re non è morto, evviva il Re Calcio Italiano! Nel paese senza equilibrio, stagnante e senza Mondiale, ci godiamo un altro Pallone d'Oro da spettatori. Tronfi del nostro passato, purtroppo nostalgici per definizioni e allora mala tempora currunt perché tutto torna, tutto ritorna. Anche quando è indigesto, come quei dolci ricordi che stanno sbiadendo, Cannavaro col Pallone d'Oro al cielo, altri tempi, eravamo giovani e (forse, magari) belli. Una vita fa, quando il calcio eravamo anche noi.

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Immagine editoriale di Enzo Bucchioni
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