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L’ultima nazione al mondo senza una squadra di calcio… fino a oggi: la storia delle Isole Marshall

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Francesco Benvenuti
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Francesco Benvenuti
Oggi alle 08:30Calcio estero
26.10.2026 08:30Calcio estero
Fino a pochi anni fa ultime al mondo senza calcio, ora le Isole Marshall sognano in grande: dalla federazione fondata nel 2020 al debutto in Arkansas, un viaggio tra sport e riscatto culturale, in attesa del riconoscimento internazionale
FotoTUTTOmercatoWEB

Immaginatevi di trovarvi nel cuore dell'oceano Pacifico, a metà strada tra le Hawaii e le Filippine. Qui si estendono le Isole Marshall, un’arcipelago di appena 181 km2 e meno di 40.000 abitanti, con la capitale Majuro che ne ospita circa la metà. Il nome di questo arcipelago, composto da 29 atolli di corallo e cinque isole principali, risale al 1788, anno della visita del capitano inglese John Marshall. Nel corso della storia il territorio ha cambiato più volte bandiera: è stato rivendicato dalla Spagna, poi dall'Impero tedesco a fine Ottocento, conquistato dal Giappone durante la Prima guerra mondiale e infine dagli Stati Uniti nel secondo dopoguerra, prima dell’indipendenza ottenuta nel 1986. Le isole Marshall salirono tristemente agli onori della cronaca, negli anni ‘50, per i test nucleari (come il celebre ‘Castle Bravo’) effettuati dagli Usa: in conseguenza di ciò diverse isole furono contaminate, costringendo parte della popolazione locale a spostarsi; nel nord-ovest dell’Arkansas vivono oggi più di dieci mila persone di origine marshallese. Proprio questa zona degli Stati Uniti entrerà prepotentemente in scena più tardi, nel corso di questa storia.

La nascita della Federazione
E lo sport? Fino a pochi anni fa l’arcipelago aveva un primato singolare e per certi versi malinconico, quello di ultima nazione al mondo (tra quelle riconosciute dall’Onu) senza una Nazionale di calcio. E, a dirla tutta, senza neanche una competizione locale tra club, né al maschile, né al femminile. Oggi quel vuoto si è trasformato in un sogno collettivo. La prima svolta è arrivata il 31 dicembre 2020, quando Shem Livai ha fondato a Majuro la Federazione Calcistica delle Isole Marshall (MISF). Tutto è partito da un'esigenza personale: il figlio di Shem voleva giocare a calcio, ma non c'erano né strutture né una squadra. Da quel momento qualcosa si è mosso e un team di volontari sparso tra le Isole Marshall, gli Stati Uniti e il Regno Unito ha iniziato a costruire tutto da zero, con un’idea chiara: considerare il calcio come un “veicolo per l’orgoglio culturale, per la valorizzazione dei giovani e il cambiamento globale”, come si legge sul sito ufficiale della Federcalcio locale.

Dal basket al futsal e al calcio
Un ruolo chiave in questa avventura è stato affidato a Lloyd Owers, un giovane allenatore inglese del 1989 che, in modo del tutto casuale, ha incrociato la sua strada con quella della federazione marshallese durante la pandemia. "Stavo tenendo dei corsi di formazione per allenatori online – racconta a TuttoMercatoWeb.com - e ho scritto un paio di articoli molto letti sulle nazioni del Pacifico. Allo stesso tempo, ho scoperto un articolo di Shem Livai e, in qualche modo, siamo entrati in contatto: da lì è nata la richiesta di diventare direttore tecnico della Federcalcio”. Da allora Owers, che è anche Ct della Nazionale maschile, ha assunto sostanzialmente il ruolo di architetto del movimento calcistico nazionale, affrontando una sfida culturale e logistica senza precedenti. Sì perché nel 2023, quando Owers è arrivato sul posto, la situazione era chiara: il calcio non esisteva, a differenza di altri sport come il basket. Invece di ignorare questa realtà Owers ha scelto di sfruttarla strategicamente: ”Mi sono subito reso conto di un aspetto: il modo migliore per far crescere chi si avvicinava a uno sport nuovo, o i ragazzi che se la cavavano bene in “strada", era legato al futsal. I campi da basket sono ovunque a Majuro e l'idea è stata quella di giocare 5 contro 5 e usare i principi del basket per insegnare gli elementi tattici del futsal, sviluppando al contempo la tecnica dei giocatori lungo il percorso. Ad oggi abbiamo sessioni di allenamento settimanali sper bambini e adulti, lezioni nelle scuole e un processo di reclutamento per giocatori marshallesi in tutto il mondo, alcuni dei quali hanno giocato nelle nostre partite la scorsa estate, mentre altri giocheranno nelle selezioni maschili e femminili la prossima estate per rappresentare le Isole Marshall”.

La sfida per il riconoscimento internazionale passa dall'Arkansas
Agosto del 2025 resterà infatti indelebile nella storia dell’arcipelago oceanico. A Springdale, in quell’Arkansas simbolo della diaspora, si è disputata infatti la Outrigger Challenge Cup con protagoniste le Nazionali delle Isole Vergini Americane e di Turks and Caicos, la locale formazione dell’Ozark United FC e, per la prima volta nella storia, la selezione delle Isole Marshall. Il 14 agosto scorso si è così tenuta la prima partita della storia, chiusa con una sconfitta per 4-0 contro le Isole Vergini Americane, seguita due giorni dopo da un più che onorevole k.o per 3-2 contro Turks and Caicos, in un match impreziosito dal primo gol della storia della Nazionale firmato da Josiah Blanton. Ma cosa manca allora alle Isole Marshall per essere riconosciute a livello internazionale? “A essere sinceri non molto!”, spiega con una punta di rammarico Owers. “Soddisfiamo tutti i requisiti pubblicati dalla OFC per diventare un membro affiliato e la maggior parte per diventare un membro effettivo. Il nostro punto critico riguarda purtroppo un unico aspetto fuori dal nostro controllo: un volo diretto dalle Isole Marshall verso un Paese membro effettivo della OFC. Abbiamo voli diretti verso Kiribati (che è un membro affiliato), ma manca la connessione diretta con un membro effettivo, nonostante per alcune nazioni un volo con scalo non sia un problema. Tuttavia, abbiamo un'ottima opportunità con la AFC (Asian Football Confederation), grazie ai buoni collegamenti con l'Asia orientale da Majuro, oltre ai legami culturali e al fatto che la AFC sia più favorevole e disponibile a lavorare con noi per farci diventare un membro, rispetto alla OFC”. Tra i requisiti soddisfatti, ad esempio, vi è sul piano infrastrutturale il Majuro Track and Field Stadium, un impianto multiuso da 2000 posti che funge persino da diga per proteggere la zona più popolata della capitale, già in passato duramente colpita dalle inondazioni.

Uno sguardo al futuro
Nonostante l'assenza di un campionato (ma la Federazione punta a lanciare quanto prima la Marshall Islands Soccer League, la prima competizione per club del paese), a Majuro si tengono due volte l’anno tornei di futsal, nell’atollo di Kwajalein è attivo un torneo di calcio a 9 e la Nazionale ha già fatto parlare di sé. Il percorso di crescita prosegue, come si evince dal sito ufficiale della Federazione (www.rmi.soccer). Quali sono i prossimi passi per il futuro? La macchina organizzativa non si ferma e una delle priorità immediate resta la sostenibilità economica: “Al momento si tratta principalmente di andare avanti con la raccolta fondi. Speriamo di giocare le nostre prime partite internazionali in casa la prossima estate, nella capitale Majuro, ma, non ricevendo alcun finanziamento, spetta a noi trovarli tramite donazioni, sponsorizzazioni o con la vendita delle maglie”. Una sfida non indifferente, ma gli ultimi passi compiuti lasciano ben sperare. Il percorso intrapreso dalle Isole Marshall ribadisce con vigore una verità: il calcio possiede ancora, a qualunque latitudine e longitudine, la straordinaria forza di unire le persone e trasformare un sogno in un'identità comune.

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Immagine editoriale di Enzo Bucchioni
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