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Spalletti si salva con una Juve più pratica. Ma Kolo-Woltemade non vanno. Cardinale sta con Amorim: il Milan c’è. Rigori negati a Inter e Lazio: Orsato ora basta. Allegri forse deferito, ma ha tardato i cambi. Sarri non rischia.

Enzo Bucchioni
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Enzo Bucchioni
ieri alle 23:30Editoriale
25.10.2026 23:30Editoriale
FotoTUTTOmercatoWEB
© foto di Federico De Luca

Con i tre punti di Lecce la Juventus ha raggiunto il Frosinone e detta così sembra una fake, ma è l’amara verità di un momento sempre difficile. Con i tre punti di Lecce Spalletti ha puntellato la panchina e questa invece è la verità. 
Le gare contro il Rennes di giovedì e quella di ieri nel Salento erano molto importanti, forse decisive, per far capire ai dirigenti se davvero la squadra fosse ancora con l’allenatore dopo la clamorosa sconfitta in casa con la Lazio, soprattutto se una qualche reazione fosse ancora possibile. Bene, ma non benissimo verrebbe da dire. 
Però quel poco che si è visto nel pareggio di giovedì e nella vittoria di ieri basta per dire che la Juve va avanti decisa con Spalletti. Ma lui ha cambiato, ha lasciato ogni velleità del bel calcio, dei meccanismi sofisticati, per rifugiarsi in un porto sicuro come il 3-5-2 con quattro difensori centrali, uno dei quali (Kalulu) messo sull’esterno, tre centrocampisti e due punte centrali fisiche. S’è vista anche una maggiore determinazione, niente di straordinario, ma almeno compattezza e spazi occupati bene con l’ottima regia di Douglas Luiz lasciato troppo solo dal Lecce. I tanto invocati Kolo Muani e Woltemade non hanno convinto, non si trovano, anche se il tedesco ha lavorato molto per la squadra. E’ un passo in avanti nella compattezza, uno indietro nella costruzione della squadra che Spalletti aveva in testa, ma complici anche le troppe assenze non è il momento delle velleità e delle ambizioni, ma della concretezza. 
Il vero test però ci sarà domenica prossima contro l’altra grande delusa chiamata Napoli.
Anche il Milan s’è ripreso dopo la batosta in Europa League e anche qui l’allenatore ha cambiato molto, passando a un 4-4-1-1 con Bartesaghi esterno alto, tanto per far capire, e tante ripartenze. In apparenza Amorim non aveva problemi di panchina, Cardinale aveva ribadito l’assoluta fiducia nel portoghese, ma i troppi infortuni e il post-coppa rendevano scivolosa la gara di Udine. 
Amorim ha dimostrato di essere intelligente e pratico, in certi momenti contano i risultati più dei principi di gioco. E l’atteggiamento dei giocatori, deciso, grintoso, determinato ha aiutato. E’ stato un bel segnale. Nonostante le difficoltà il Milan è imbattuto e in zona Champions.
La sesta sconfitta consecutiva potrebbe invece costare cara a Runjaic, ma il turno infrasettimanale potrebbe congelare la decisione dei Pozzo. Vedremo.
Intanto in testa a pari punti resiste la strana coppia Inter-Lazio e dire bravo a Gattuso è troppo poco. 
Sia Inter che Lazio, ovviamente, hanno vinto, ma sabato a Frattesi e ieri a Thuram sono stati negati rigori netti. Rifaccio la stessa domanda retorica che faccio da due mesi: perchè avete spento il Var? Perchè non rispettate il protocollo internazionale? 
Le domande sono ovviamente per Orsato.

Quando ci sono chiari ed evidenti errori non intervenire è delittuoso, calcisticamente folle. E se Inter e Lazio non avessero comunque vinto, cosa saremmo qui a raccontare? 
Lo sa benissimo la Fiorentina che ieri può aver tratto qualche vantaggio, ma una settimana prima, a sua volta, era stata penalizzata nettamente contro il Como. 
Si rischia di falsare il campionato, se lo metta bene in testa Orsato. Se erano eccessive le chiamate al Var dell’anno scorso, almeno si sanavano anche gli errori. Oggi si lasciano gli arbitri al loro destino.
A Napoli Allegri invece che con gli arbitri avrebbe dovuto prendersela con Beukema per una ingenua sceneggiata che ha lasciato libero Balerdi di pareggiare. 
Comunque il quarto uomo di turno dovrebbe essere meno fiscale e non fare il fenomeno. In certi momenti complicati e concitati come quello vissuto da Allegri, se non ci sono  reazioni clamorose, intervenire è solo fiscalismo, può creare inutili tensioni come successo a Napoli con Sacchi.
In certi casi come quarto uomo sarebbero preferibili le tre scimmiette. 
Allegri poi è andato oltre negli spogliatoi e con la frase che ha lanciato sospetti sulla conquista della Champions da parte della Roma nella passata stagione, ora potrebbe essere deferito. Il vero problema, però, è stato in campo. Allegri ha tardato le sostituzioni, dopo il due a zero andava spenta la partita, rallentando i ritmi, tenendo palla. Serviva Lobotka, serviva la velocità di Vergara, e invece Allegri non ha fatto niente di quello che una volta era la sua specialità: leggere la partita.
Sempre restando in tema allenatori, fa fatica anche Sarri a far diventare l’Atalanta sarriana. L’allenatore toscano però non rischia, i dirigenti dell’Atalanta e Giuntoli sapevano benissimo che dopo dieci anni di un calcio completamente diverso, la riconversione sarebbe stata non semplice. C’è bisogno di tempo. 
Quel tempo che deve avere anche Vanoli perchè Paratici gli ha dato una squadra talmente imperfetta, giovane e acerba, che ieri se avesse voluto sostituire un centrocampista (era il caso di farlo) o aggiungerne uno per difendersi meglio senza chiudersi come ha fatto, in panchina non ce n’era mezzo. Ma non solo questo. Con oltre duecento milioni di budget a disposizione (compresi gli eventuali riscatti) essere terzultimi in classifica per Paratici è roba da Guinness dei primati. Tra Sarri e Vanoli sfida thriller giovedì al Franchi.

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