Questo Como è mentalizzato, il cammino è segnato. E Fabregas sogna in grande in Coppa
Una vittoria commovente, suggellata da una serie di calci di rigore interminabile. Alla fine il Como ce l'ha fatta, ponendo fine ad una maledizione che durava da 40 anni ormai e tornando in semifinale di Coppa Italia. Davide ha sconfitto Golia, perché il Napoli Campione d'Italia - seppur rimaneggiato - è caduto al Maradona e sul più bello, dopo aver riaperto la partita in due occasioni. Prima Vergara ha replicato al penalty di Baturina nel primo tempo, poi Milinkovic-Savic ha sbattuto la porta in faccia a Perrone al terno al lotto finale, rimediando all'erroraccio di Lukaku. Ma non è stato sufficiente e Butez è diventato l'eroe della serata con la super parata su Lobotka.
E se da un lato c'è chi resta a bocca asciutta e solo con un campionato da disputare, dall'altra c'è una favola calcistica che non sembra avere fine. Sudtirol, Sassuolo, Fiorentina e Napoli le vittime del Como. Ora il grande sogno, contro la capolista Inter nella doppia semifinale di Coppa. "Sognare è gratis", ha dichiarato il tecnico, Cesc Fabregas. "Ringrazio di andare a letto sapendo che facciamo ogni giorno di più rendiamo il Como grande", ha sottolineato con tronfio d'orgoglio la guida dei lariani.
Ricordando però che non è finita al Maradona: "Io non ho mai vinto una coppa arrivando in semifinale", il messaggio dello spagnolo, che non perde mai occasione per riflettere la mentalità da campione che da sempre lo contraddistingue. E che sta cercando di infondere a ripetizione al Como. Ben consapevole, tuttavia, della montagna da scalare nel doppio confronto con l'Inter. Sulle rive del Lago intanto i tifosi sognano ad occhi aperti, di fronte una squadra capace di superare anche i più grandi problemi su rigore. Dopo i commenti su Nico Paz post-Atalanta, dal primo all'ultimo calciatore di Fabregas ha mostrato personalità dal dischetto, al netto dello sbaglio di Perrone.
E volendo andare alla ricerca di uno specialista, oltre a Da Cunha, il Como potrebbe averlo trovato in Baturina: il periodo d'oro del croato in maglia numero 20 sembra non finire mai e la doppia sentenza inflitta a Milinkovic-Savic su conclusioni ineccepibili riflette la grande dose di carisma che possiede il classe 2003.











