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Le reazioni da Napoli dopo la debacle di Porto: Allegri più di tutti, ma non è l’unico imputato

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Pierpaolo Matrone
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Pierpaolo Matrone
Oggi alle 15:15Serie A
05.11.2026 15:15Serie A
La pesante sconfitta in Champions League ha fatto esplodere il malcontento dei tifosi azzurri. Nel mirino Allegri, De Laurentiis e le scelte di mercato.
FotoTUTTOmercatoWEB
© foto di www.imagephotoagency.it

Il giorno dopo è forse ancora più amaro. Il Napoli si risveglia con le macerie della pesantissima sconfitta per 4-1 contro il Porto, la settima nelle prime quattordici partite stagionali, la terza in quattro gare di Champions League. Numeri impietosi, che raccontano di una crisi ormai impossibile da nascondere. Ma a preoccupare non è soltanto la classifica: è la sensazione di una squadra senza identità, incapace di reagire alle difficoltà e sempre più nervosa. Lo dimostrano anche gli episodi del Dragão, a partire dal battibecco tra Lorenzo Lucca e Kevin De Bruyne, con il belga che ha allargato le braccia dopo un movimento sbagliato del compagno, ricevendo una risposta tutt'altro che diplomatica: "Perché parli tu? Vaffanculo". E poi le dichiarazioni del dopogara, che hanno evidenziato una distanza di vedute tra allenatore e calciatori. Massimiliano Allegri ha parlato di una buona prestazione per settanta minuti, trovando la netta opposizione di Rasmus Hojlund, che ha risposto con un eloquente "Non sono d'accordo". Sulla stessa lunghezza d'onda anche Scott McTominay, mentre Matteo Politano ha manifestato il proprio fastidio per il fatto che, nei momenti difficili, siano sempre lui e gli altri italiani a doverci mettere la faccia.

Napoli, la piazza boccia Allegri: nel mirino il gioco e le dichiarazioni prima del Porto

Abbiamo attraversato la città nel giorno successivo alla disfatta europea, raccogliendo impressioni e umori di una tifoseria profondamente delusa. Il sentimento dominante è quello dello sconforto, accompagnato da una crescente sfiducia nei confronti del progetto tecnico. Allegri è il principale imputato nelle valutazioni dei sostenitori interpellati. Non soltanto per i risultati, ma soprattutto per il modo in cui arrivano le sconfitte. Il Napoli viene percepito come una squadra eccessivamente passiva quando non ha il pallone, spesso schiacciata nella propria metà campo e incapace di opporre una pressione efficace agli avversari. E quando deve costruire, le difficoltà non diminuiscono: poche idee, movimenti offensivi poco coordinati e una produzione di occasioni che non sembra all'altezza della qualità individuale a disposizione. A pesare sul giudizio dei tifosi sono anche le parole pronunciate dall'allenatore alla vigilia della trasferta portoghese, quando aveva indicato la successiva sfida contro la Lazio come più importante rispetto all'impegno europeo. Un'affermazione che non è stata digerita da una piazza che considera la Champions League un traguardo prestigioso, non una competizione da mettere in secondo piano. La sensazione raccolta per le strade di Napoli è che la fiducia nei confronti dell'allenatore sia ormai ai minimi termini. E la lettura positiva della prestazione offerta nel dopogara, peraltro non condivisa da alcuni protagonisti in campo, ha contribuito ad alimentare ulteriormente il malcontento.

Non solo Allegri: De Laurentiis e il mercato sotto accusa. I tifosi assolvono la squadra

Sarebbe però riduttivo attribuire tutte le responsabilità all'allenatore. Nelle conversazioni con i tifosi emerge con forza anche il nome del presidente Aurelio De Laurentiis, contestato sia per la scelta di affidare la panchina ad Allegri sia per una campagna acquisti giudicata insufficiente. Il rimprovero principale riguarda la mancata costruzione di una rosa adeguatamente profonda, soprattutto in difesa, dove l'intervento per acquistare un centrale è arrivato soltanto nella parte conclusiva del mercato, dopo gli infortuni di Buongiorno e Marianucci. E poi i casi di Lucca e Noa Lang, giocatori che il club ha provato a cedere durante l'estate senza riuscirci e che oggi, complici le numerose assenze, si ritrovano a essere chiamati in causa con continuità. Tra le poche operazioni accolte positivamente viene indicato l'arrivo di Favasuli, a sua volta attualmente indisponibile per infortunio. È proprio qui che emerge un elemento interessante del clima cittadino: i calciatori sembrano essere quelli ai quali vengono attribuite meno responsabilità. Non perché le prestazioni siano considerate soddisfacenti, ma perché molti sostenitori riconoscono le difficoltà di un gruppo martoriato dagli infortuni e costretto a giocare in condizioni di emergenza pressoché permanente. Allo stesso tempo, una parte della tifoseria continua a intravedere nei giocatori una volontà di reagire che non sempre trova riscontro nell'organizzazione collettiva. Anche le dichiarazioni di Hojlund e McTominay vengono lette come il segnale di uno spogliatoio che non vuole rassegnarsi a questa situazione. Il quadro che emerge dal nostro giro in città è dunque quello di una piazza delusa, preoccupata e sempre più critica verso la gestione tecnica e societaria. Allegri raccoglie la maggior parte delle contestazioni, De Laurentiis non viene risparmiato e il mercato estivo torna inevitabilmente al centro del dibattito. La squadra, invece, conserva ancora una parte importante del credito dei tifosi. Ma dopo sette sconfitte in quattordici partite, il tempo delle attenuanti comincia a esaurirsi per tutti. La sfida contro la Lazio, che lo stesso Allegri aveva definito più importante di quella con il Porto, diventa così un appuntamento dal peso enorme. Non soltanto per la classifica, ma anche per provare a ricucire uno strappo sempre più evidente tra il Napoli e la sua gente.

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