Il sindaco di Como: "Ieri sera ho lanciato il telefono a sette metri. Stadio? Tempistiche impressionanti"
Il sindaco di Como, Alessandro Rapinese, ha parlato a Sky Sport dopo la splendida e storica vittoria per 9-1 in trasferta della squadra di Cesc Fabregas contro il Lens in Champions League: "Ieri sera purtroppo ho dovuto guardare la partita sul cellulare. Devo dire che quel povero telefono è volato a destra e a sinistra. In un'occasione è finito addirittura a sette metri, perché era qualcosa di pazzesco. È stata una serata incredibile e devo dire che è un bel novembre. È iniziato proprio bene”.
Che cosa l'ha impressionata maggiormente di questa partita? Il percorso del Como in Champions, a parte la sfida con il Feyenoord, è stato fin qui estremamente positivo.
“A me la cosa che piace di più è la coerenza. Una coerenza con il gioco che Fabregas ha impostato fin dalla Serie B. Ha sempre voluto questa tipologia di calcio, prima ancora del risultato. Ed è per questo che ne sono entusiasta. Prima mi capitava ogni tanto di annoiarmi allo stadio, mentre con questo Como non mi succede fin dalla prima partita. Mi ricordo che in curva qualcuno diceva: 'Ma non si può giocare così tanto sul portiere, non siamo in Spagna'. Quando capitava di prendere gol, perché eravamo all'inizio di questo percorso, preferivo comunque subirli con questo nuovo gioco pazzesco piuttosto che vedere i pullman davanti alla porta. Sono veramente un modello. Quello che mi impressiona, al di là dei risultati che sono sotto gli occhi di tutti, è proprio la coerenza. Fin dall'inizio c'è un pensiero che viene portato avanti. Evidentemente lo fanno sempre meglio. Magari sono cambiati alcuni interpreti, ma è veramente qualcosa che sta seducendo la città”.
Ha citato Fabregas, quando è stata l'ultima volta che vi siete sentiti e che cosa vi siete detti?
“Ci siamo mandati un messaggio dopo una sua conferenza stampa nella quale aveva detto 'un passo alla volta'. Gli ho scritto: 'Grande Cesc, un passo alla volta'. Però non è stato di parola, perché ieri sera di passi ne ha fatti nove. C'è entusiasmo, veramente tanto entusiasmo. Se si parla con Cesc e con la proprietà, sembra che sia la naturale progressione di qualcosa che avevano già pianificato da tempo. Sono davvero coerenti, lo ripeto per la terza volta. Hanno scelto questa linea e si assumono tutti i rischi del caso, perché soprattutto in Italia non è facile innovare in questo modo. Avevano anche detto che avrebbero investito sui calciatori italiani. Ieri sera un terzo della squadra era composto da italiani e due su tre hanno anche segnato. Sono coerenti, sinceri e vanno avanti”.
Tra i progetti che stanno portando avanti c'è anche quello del nuovo stadio. Il presidente Mirwan Suwarso, in un'intervista di pochi giorni fa, ha spiegato che è pronto il nuovo progetto. Considerando la collaborazione tra Comune e società, quali tempistiche dobbiamo aspettarci per il nuovo stadio?
“Le tempistiche sono ancora più impressionanti dei nove gol di ieri sera. Sapete che Como ha dimostrato non soltanto all'Italia, ma all'Europa intera, che in 89 giorni si può rifare una curva. Ottantanove giorni. Quindi il problema non è tanto la quantità di tempo che dovremo aspettare. Dal punto di vista della procedura, adesso loro devono ripresentare il progetto con un piano economico-finanziario. Noi ci avvarremo di società esterne specializzate per verificare che sia tutto coerente. Il grosso vantaggio è che fin dall'inizio della campagna elettorale, che poi ci ha visto vincenti, abbiamo detto chiaramente che volevamo lo stadio nuovo lì. Quindi, una volta che si saranno espresse le autorità competenti, la Soprintendenza e tutti gli altri soggetti coinvolti, senza alcuna fibrillazione e con mano salda porteremo in Consiglio comunale il risultato degli studi e diremo sì allo stadio, andando avanti. Loro hanno dimostrato di essere molto rapidi. Devo riconoscere un piccolo merito anche a questa amministrazione, non a me personalmente, perché ha sempre avuto le idee chiare e non ha perso tempo, come è successo in altre parti d'Italia. Sarebbe bello dare a questa società l'opportunità di esprimersi in uno stadio adeguato. Non che il Sinigaglia attuale non mi piaccia, ma ormai siamo una realtà europea e sarebbe bello avere uno stadio più europeo”.
Perché non fare Fabregas cittadino onorario?
“Su queste cose bisogna stare molto attenti. Questo progetto va accompagnato con molta calma, ognuno nel proprio ruolo. Il sindaco deve fare il sindaco. Però posso raccontare una cosa? Stamattina, come mi capita spesso, sono andato a donare il sangue. Alla fine della donazione è arrivata l'infermiera e mi ha applicato un cerotto con il simbolo del Como Calcio. Questo per farvi capire quanto questa realtà abbia coinvolto e conquistato la città. E ribadisco: non per le vittorie, perché nessuno se le aspettava nemmeno. È veramente una crescita corale di una comunità, insieme a un interlocutore che opera in uno degli sport e dei fenomeni di intrattenimento più importanti al mondo e che lo sta gestendo in maniera fenomenale. Questa è l'aria che si respira a Como”.






