Tasse spalmate su quattro anni: come funziona l'aiuto governativo ai club sulle plusvalenze
Il mercato di gennaio non si gioca solo sul campo delle trattative, ma anche su quello – sempre più decisivo – dei bilanci. Proprio mentre la sessione invernale muove i primi passi, i club di Serie A si preparano a sfruttare un’importante novità normativa che può incidere in modo concreto sulle strategie economiche delle società professionistiche. A spiegarlo è Il Giornale oggi in edicola.
Con l’approvazione della Legge di Bilancio da parte del Parlamento, entra infatti in vigore una misura destinata a rivedere la gestione fiscale delle plusvalenze. Nel dettaglio, il comma 42 dell’articolo 1 introduce un cambiamento rilevante: le società non saranno più obbligate a versare le imposte sull’intera plusvalenza nell’esercizio in cui questa viene realizzata. Il carico fiscale potrà invece essere distribuito nel tempo, spalmato sull’anno in corso e su quelli successivi, fino a un massimo di quattro esercizi aggiuntivi, per un totale di cinque anni.
Una possibilità che rappresenta un vero e proprio scudo fiscale, ma con paletti ben precisi. La nuova modalità si applicherà esclusivamente alle operazioni che riguardano calciatori tesserati da almeno due anni con il club cedente, limitando quindi l’uso indiscriminato dello strumento. Inoltre, potranno beneficiare della norma soltanto gli affari conclusi a partire da gennaio 2026.
In prospettiva, però, l’impatto è significativo. La diluizione delle imposte sulle plusvalenze consentirà maggiore flessibilità nella pianificazione finanziaria, alleggerendo nell’immediato i conti economici e offrendo margini di manovra più ampi sul mercato. Una leva in più, destinata a incidere sulle scelte future dei club italiani, chiamati a coniugare competitività sportiva e sostenibilità economica.











