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TMW RADIO - Avv. Orso: “Discriminazioni territoriali e razziali: tanta confusione nelle decisioni”

TMW RADIO - Avv. Orso: “Discriminazioni territoriali e razziali: tanta confusione nelle decisioni”TUTTO mercato WEB
© foto di Insidefoto/Image Sport
lunedì 9 maggio 2022, 19:28Serie A
Alessandro Di Nardo
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Archivio Scanner 2024
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Federico Orso, avvocato e professore di diritto amministrativo ed esperto di diritto dello sport, ha parlato a TMW Radio, trasmissione di Stadio Aperto condotta da Niccolò Ceccarini, nella rubrica “Scanner”. Ecco quanto detto durante il suo intervento: “Finché è stato vigente il regolamento dei tredici giocatori più un portiere come condizione minima per giocare, nessuna squadra ha mai avuto così tante defezioni, quindi quella regola non si è mai applicata. Pensiamo al caso di Juventus-Napoli del 2020, quando gli azzurri furono bloccati dall’Asl. Quel Napoli aveva sicuramente più di 14 giocatori a disposizione. La confusione è stata generata dalla sovrapposizione tra le disposizioni delle Asl e quelle della Lega Serie A. Le Asl perseguivano l’interesse pubblico, ma la Lega era libera dire che non si poteva permettere di rinviare partite e i 3-0 a tavolino alle squadre che non si potevano presentare. Questa sarebbe stata una decisione difficile ma che avrebbe evitato il fatto che alcune partite che si dovevano giocare mesi fa si sono invece svolte nelle scorse settimane”.

Anche quest’anno si è parlato spesso di episodi di razzismo e discriminazione territoriale.
“Sì, purtroppo ne abbiamo parlato molto di questo tema. Quello che ci ha incuriosito è il fatto che esistono due tipi di discriminazioni nella giustizia sportiva: per la recriminazione territoriale si applicano sanzioni come ammende, multe che sono intorno ai 10mila euro. Invece, per la questione razziale (in cui sono incluse anche discriminazioni di genere e religiose) ci sono invece sanzioni più pesanti, che vanno dalla squalifica del campo all’uscita dalle competizioni. Quindi in termini di pene, questi due casi sono molti diversi, ma nel corso degli ultimi mesi si è trattato i vari casi nello stesso modo”.

Invece, per quanto riguarda gli episodi di proteste arbitrali? Il regolamento sembra difficile da applicare.
“In queste circostanze abbiamo assistito a qualcosa di diverso rispetto a quanto visto per altre situazioni. Invece, in questo caso, tutte le volte in cui un calciatore si macchiava di condotta ingiuriosa rispetto al direttore di gara è scattata la squalifica per minimo due giornate (fino ad un massimo di quattro). Quello che è successo a volte, specialmente in sede di appello, è che la seconda giornata di squalifica è stata tramutata in sanzione monetaria, cosa che non è contemplata dal codice sportivo. Mi ricordo ad esempio il caso di Bonaventura e la sua espulsione a Sassuolo, quando in sede di appello la squalifica venne mutata in sanzione di 10mila euro alla Fiorentina”.

Capitolo plusvalenze, la sentenza ha stabilito l’impossibilità di attribuire un valore oggettivo ai calciatori. Che ne pensa?
“La sentenza è davvero discutibile, anche se non credo che un’altra decisione avrebbe inciso su questa stagione. La vicenda è stata trattata in maniera abbastanza leggera, ma poteva andare anche in maniera più pesante. Questa decisione lascia però a bocca aperta perché è diventata una decisione sull’impossibilità di determinare il valore dei giocatori. Io credo che definire il valore dei calciatori sia difficile ma non impossibile, visto che comunque c’è un mercato e ci sono dei criteri di valutazione. Il problema non è quindi dire se è impossibile o no, è dire come sia possibile questa valutazione. Questa inchiesta nasce però dalle operazioni fatte da alcune squadre note a tutti, che nel corso degli ultimi anni si erano scambiate calciatori più o meno sconosciuti per cifre esorbitanti, con gli scambi che davano sempre risultato pari in termini di entrate ed uscite. Era chiara l’esigenza di creare plusvalenze in questa maniera. Questo era il processo da fare e questo era quello che la procura doveva provare, cioè la volontà di aggiustare i conti delle società”.

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