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Ultras condannati, la gup: "Curva Inter mafiosa, per Curva Milan 100mila euro annui in illeciti"

Alessio Del Lungo
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Alessio Del Lungo
martedì 16 dicembre 2025, 12:48Serie A
16.12.2025 12:48Serie A
FotoTUTTOmercatoWEB

Sono state rese note le motivazioni che Rossana Mongiardo, gup di Milano, ha scritto nella sentenza con cui il 17 giugno ha inflitto pene per quasi 90 anni di carcere a 16 imputati nel processo abbreviato in seguito all'inchiesta Doppia Curva, che ha coinvolto la Nord e la Sud, cuori pulsanti del tifo organizzato di Inter e Milan.

Come si legge sull'ANSA, "la volontà di non spartire con nessuno la gestione e gli introiti” della Curva Sud milanista ha "motivato le azioni di intimidazione e di violenza" assicurando guadagni illeciti, come con la "rivendita dei biglietti", superiori a "100mila euro all’anno". La Curva Nord interista invece "era un mero contesto materiale di copertura" sempre per business illegali e con "un rapporto di protezione di matrice mafiosa", che aveva "l’avallo" del clan della ‘ndrangheta dei Bellocco.

Le pene più significative sono state di 10 anni a testa per Andrea Beretta, ex leader della Nord, e Luca Lucci, ex capo della Curva Sud milanista. Al primo la giudice ha riconosciuto "oltre all’attenuante speciale della collaborazione", anche quelle generiche per il "contributo significativo" dato alle indagini. Prima della sua "scelta di ‘redenzione'", infatti, alcuni aspetti erano "terreno ignoto per gli inquirenti". Lui si è detto "estremamente pentito", raccontando che era "mosso dall'egida del denaro" e del "potere". Lucci invece ha fatto quasi "da contrappeso" perché "più di tutti, nel corso del processo si è difeso, rendendosi quasi il protagonista". È "apparso scaltro, dotato di una mentalità quasi sopraffina" e allo stesso tempo di una "intelligenza ‘spietata’", che lo ha portato a difendersi "in maniera opportunistica, negando con pervicacia tutte le accuse". Per Beretta erano più importanti gli interessi economici "del tifo", per Lucci invece il discorso è diverso: "si è sempre proclamato un vero tifoso", parlando anche di "errori" di vita, come sul fronte dei traffici di droga, sui quali è sembrato "sincero ed onesto".

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