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Reggiana, Salerno presenta Rubinacci: "Scelta condivisa e convinta, cambiare era inevitabile"

Reggiana, Salerno presenta Rubinacci: "Scelta condivisa e convinta, cambiare era inevitabile"TUTTO mercato WEB
© foto di Uff. Stampa Reggiana
Daniel Uccellieri
Oggi alle 00:04Serie B
Daniel Uccellieri

Carmelo Salerno, presidente della Reggiana, ha preso la parola in conferenza stampa per presentare il nuovo allenatore, Lorenzo Rubinacci. Queste le sue parole riportate da TuttoReggiana.com.

«Quando si cambia un allenatore è sempre una sconfitta, perché significa che le cose non sono andate come programmato o sperato - ha sottolineato con amarezza il presidente in apertura - Ringrazio Dionigi e il suo staff per il lavoro svolto in questi mesi e nella scorsa stagione. Alla Reggiana non siamo abituati a cambiare in corsa: l’anno scorso è stata la prima volta, quest’anno i numeri impietosi degli ultimi mesi ci hanno costretto a farlo. La scelta di puntare su Rubinacci è stata convinta e decisa, senza esitazioni: lo conosciamo da due anni e sappiamo quanta passione, dedizione e competenza metta nel suo lavoro. Avevamo provato a prenderlo all'inizio della passata stagione, ma aveva già deciso di andare in Serie A al Monza».

Rubinacci è stata una scelta condivisa fin da subito?
«Sì, la scelta è stata condivisa dalla società sin dal primo momento, non ci sono stati altri candidati per la panchina della Reggiana. Il mister, per vicinanza geografica e affettiva, ha seguito quasi tutte le nostre partite, molte dal vivo, quindi conosce bene la squadra e i movimenti dei giocatori. Inoltre porta con sé una grande esperienza nazionale e internazionale: il numero di panchine che ha in carriera è superiore a quello dei mister avuti negli ultimi sette anni».

Avete parlato con i giocatori prima di cambiare?
«Ho parlato con loro a inizio gennaio e ho ripetuto quanto avevo detto ai giornali a fine 2025. Alcuni non avevano capito le mie parole e si erano sentiti offesi: spiegavo che le cose stavano andando male per motivi oggettivi visti in campo e al centro sportivo. Il messaggio “vi siete imborghesiti” era rivolto a tutto il gruppo squadra. Da quel momento e nei tre mesi successivi non abbiamo vinto in casa».

I giocatori si erano lamentati con la società per gli allenamenti duri di Dionigi?
«Con me e con la proprietà non si sono mai lamentati. L’allenamento serve per vincere le partite, era così anche l’anno scorso. Non credo che i giocatori possano usare questo come alibi per i risultati negativi».

Perché avete dato una sola chance a Dionigi dopo la fine del mercato?
«Secondo noi la squadra era la più forte degli ultimi tre anni, rinforzata a gennaio. Abbiamo concesso più di quanto avrebbero fatto altre società, per gratitudine verso Dionigi e il lavoro svolto l’anno scorso. Ma il trend degli ultimi tre mesi era impietoso: più del 50% delle partite perse, sei sconfitte consecutive. Non si poteva più continuare. L’errore è stato forse non intervenire prima, ma il trend era evidente e le sconfitte erano senza alibi».

Avevate iniziato a parlare con Rubinacci già da tempo?
«Quando le cose non vanno bene, un dirigente di calcio deve essere pronto a qualsiasi evenienza».

Il mercato è stato gestito insieme a Dionigi?
«Sì, dal direttore sportivo in sintonia con l’allenatore. Ma le sconfitte arrivate a novembre e dicembre contro dirette concorrenti con la rosa al completo dimostrano che i problemi non sono nati a gennaio».

Cosa risponde ai tifosi che dubitano della scelta di un allenatore che spesso è stato vice?
«Se c’è passione e competenza, bisogna avere il coraggio di lanciarli e credere nelle proprie scelte. Guardando altri esempi, il Modena con Paolo Bianco, Possanzini al Mantova e anche la Sampdoria con Foti, hanno ottenuto risultati importanti. Rubinacci ha tutte le qualità per farlo».

Come si spiegano i 15 punti nelle prime 10 giornate e i 6 nelle successive 13?
«Non so dare una risposta precisa. Allenare non significa solo preparare le partite, ma anche gestire quotidianità, sconfitte e vittorie, motivazioni e aspirazioni dei giocatori. Qualcosa potrebbe essere successo in questo senso. La gestione del gruppo è più importante della preparazione della partita».

Non sarebbe stato meglio intervenire a mercato aperto?
«Sono d’accordo con i tifosi: i tempi non sono stati ideali. Ma abbiamo sperato che potesse scattare la scintilla. La decisione è stata rimandata di 2-3 settimane per gratitudine verso Dionigi. Noi non siamo abituati a cambiare in corsa, ma i numeri impietosi ci hanno costretto a farlo».

Ci sono stati errori di gestione imputati all’allenatore? Perché non cambiare anche direttore sportivo o direttore tecnico?
«No, non vedo motivo di cambiare ds o dt: hanno fatto un lavoro eccellente finora. Non si tratta di errori di gestione dello spogliatoio, ma della difficoltà di gestire sconfitte, vittorie e momenti di euforia, valorizzando 22-23 giocatori. Una rosa ristretta è più facile da gestire: se i giocatori non si sentono considerati, possono mollare».

Il problema dei risultati negativi secondo lei non riguarda in modo particolare i nuovi giocatori?
«I giocatori che più hanno lasciato il segno, come Bonetti e Bozzolan, sono ragazzi nuovi di nostra proprietà. I risultati negativi sono arrivati dopo il 28 ottobre, quando c’era il gruppo al completo».

A distanza di un anno, la Reggiana sembra soffrire di un male cronico…
«Succede a tutte le squadre in fondo alla classifica. Guardando i numeri, sono impietosi. Dietro i numeri ci può essere qualcosa tra i giocatori o nella gestione del gruppo. Se avessimo avuto la soluzione, l’avremmo messa in atto già da novembre. Non credo che la partenza di tre giocatori a gennaio come Magnani, Marras e Tavsan abbia influito».

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