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10 febbraio 2008, 17 secondi bastano a Paloschi per cambiare la sua carriera

Andrea Losapio
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Andrea Losapio
martedì 10 febbraio 2026, 00:00Accadde Oggi...
10.02.2026 00:00Accadde Oggi...
FotoTUTTOmercatoWEB
© foto di Daniele Buffa/Image Sport

Il 10 febbraio 2008, a San Siro, il Milan ospita il Siena. I rossoneri, in crisi, non hanno Pato, Kakà e Gilardino, quindi sono costretti a barcamenarsi alla bell'e meglio. Non un brutto modo per avere toppe, visto che in campo ci sono Ronaldo e Filippo Inzaghi. La carta di identità non è dalla loro parte, la coppia è strana, il brasiliano ciondola mentre Superpippo prova a cambiare il corso della storia.

Il Milan è una squadra stanca, campione d'Europa inconsapevole di essere alla fine di un ciclo. Così il primo tempo se ne va senza gol. Ancelotti sostituite il Fenomeno con Seedorf, ma la situazione non cambia. È il calcio dei tre cambi e avendo sostituito Nesta con Bonera ne manca solo uno all'appello. Al diciannovesimo del secondo tempo ecco la scintilla del genio: fuori Serginho e dentro l'imberbe Alberto Paloschi, diciotto anni appena compiuti, reduce dal torneo di Viareggio. La alternative, del resto, non ci sono e lui è alla prima presenza in Serie A.

Passano diciassette secondi, Seedorf la manda avanti, Paloschi viene perso dalla difesa toscana. Palla che rimbalza, coordinazione e mirino. Uno a zero firmato Paloschi. San Siro esplode, il teenager diventa storia come se ci fosse uno sceneggiatore troppo ottimista. L'etichetta dell'eterno giovane gli si appiccica addosso, impossibile da scrostare ancora oggi, che è in Serie D al Chievo Verona - un altro capitolo da affrontare, ma non qui - e che nel Milan non ci gioca più da diciotto anni.

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