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Milanese: “Vicenza promosso con merito. Triestina? Serve un anno zero per ripartire”

Milanese: “Vicenza promosso con merito. Triestina? Serve un anno zero per ripartire”TUTTO mercato WEB
Luca Bargellini
Oggi alle 11:19Serie C
Luca Bargellini
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TMW Radio / A Tutta C
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Nel corso dell’intervista rilasciata ai microfoni di TMW Radio, l’ex dirigente Mauro Milanese ha analizzato alcuni dei principali temi legati alla Serie C: dalla promozione del Vicenza alla difficile stagione della Triestina, fino alla lotta promozione nel girone B e al tema arbitrale.

Partiamo dal Vicenza: la promozione sembra ormai a un passo. È il risultato più meritato di questa stagione?
“Sì, direi proprio di sì. Non ha avuto neanche una grandissima concorrenza perché ha fatto un cammino quasi solitario fin dall’inizio. È una promozione meritata per una piazza che merita un palcoscenico diverso dalla Serie C. Il Vicenza ci ha provato tante volte, l’ha sfiorata spesso e ha combattuto con tante squadre per salire. Ma come si sa, dalla C sale solo una squadra e vincere questo campionato è sempre molto difficile”.

Passiamo alla Triestina, che retrocede in Serie D. Cosa si può salvare di questa stagione?
“Bisogna salvare tutto quello che è fuori dal campo: il lavoro delle persone che fanno funzionare la macchina del club, dagli uffici ai magazzinieri. Bisogna cercare di sistemare i conti e partire con basi solide, evitando il fallimento. Sarebbe una doppia beffa per una piazza importante come Trieste”.

Dal punto di vista tecnico c’è qualcosa su cui costruire per il futuro?
“In teoria sì, perché in rosa ci sono ancora giocatori di categoria. Però credo che in pratica si andrà verso un anno zero. Con il passaggio tra professionismo e dilettanti decadono i contratti depositati in FIGC e si riparte da accordi economici diversi. Molti giocatori troveranno sistemazione in Serie C ed è giusto così. La Triestina dovrà voltare pagina completamente e costruire una squadra adatta per cercare di risalire”.

Che idea si è fatto dell’attuale proprietà della Triestina?
“È una società che conosco poco perché non ho mai avuto rapporti diretti con loro. Qualche pagamento lo hanno fatto, quindi qualcosa si muove. Va anche detto che prendere una società con 23 punti di penalizzazione, tanti debiti e la prospettiva concreta della Serie D non era semplice. Mi auguro che non sia un progetto destinato a finire con un fallimento, anche perché in quel caso tutti i soldi investiti andrebbero persi”.

Nel girone B c’è il duello tra Arezzo e Ascoli per la promozione diretta. In questa fase della stagione conta di più la qualità o la condizione fisica e mentale?
“Secondo me conta di più la condizione. Chi ha gamba in questo periodo assorbe meglio anche i cambi climatici e la fatica della parte finale della stagione. Se una squadra è organizzata, corre tutta insieme e arriva bene da marzo in poi, può fare la differenza. Meglio arrivare con qualche punto in meno ma con grande energia nelle gambe e nella testa”.

Nel girone C la Salernitana dovrà passare dai playoff. Con un allenatore come Serse Cosmi può essere protagonista?
“Cosmi l’ho avuto a Perugia e lo conosco molto bene. So come lavora sul campo e che tipo di carattere ha. Gli auguro davvero un grande finale di stagione. Salerno è una piazza straordinaria per passione e partecipazione: meriterebbe categorie ancora più alte. Nei playoff può succedere di tutto e chi arriva bene alla fine può togliersi grandi soddisfazioni”.

Ultimo tema: la sperimentazione del FVS. È favorevole?
“Io sono per le cose semplici. C’è un regolamento e gli arbitri devono cercare di sbagliare il meno possibile. Per me il VAR dovrebbe intervenire quando l’arbitro sbaglia, punto e basta, senza protocolli troppo complicati. Naturalmente bisogna stabilire a inizio stagione i limiti dell’intervento, ma sulle situazioni che decidono una partita come gol, espulsioni, episodi importanti, il VAR deve poter intervenire”.

E l’idea dei challenge chiamati dagli allenatori?
“Non sono molto convinto. In campo ci sono l’arbitro, i guardalinee e il quarto uomo. Se l’allenatore dalla panchina richiama l’attenzione su un episodio, rischia di creare diffidenza nei confronti della classe arbitrale. Piuttosto gli arbitri devono continuare a migliorare e confrontarsi sempre di più con le situazioni reali di campo”.

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