Angelo Giorgetti: "L'Italia s'è mesta!"
Redazione TMW
Se davvero dopo il caso-Pirlo salta il tappo della Nazionale con le dimissioni di Maldini e Leonardo, e anche nel caso improbabile in cui dovessero restare, siamo di fronte a uno dei più clamorosi cortocircuiti nella storia del calcio italiano.
Perfino Malagò, che ha seimila anni di esperienza, ci è caduto per intero.
Dopo 12 anni di presidenza al CONI e una vita nei salotti romani frequentati dai politici, è stato attaccato dalla Politica.
E alla fine sarà proprio la Politica a mettere mano al sistema calcio, per non subire gli schizzi di fango che inevitabilmente le arriveranno addosso.
Non sarà Basettoni, né Derrick, ma ora non mi stupirei se si definissero i contorni di un Commissario per la Federcalcio.
Nel caso speriamo che rifondi dalla base senza la teoria dell'amichettismo, sarebbe l'unica salvezza
Mago Malagò
‘Perché qui non mi dai tel tu?’.
La golosità di un gatto che guarda i giornalisti come fossero lische di pesce.
Malagò sa come si fa.
E trasforma quella che dovrebbe essere una conferenza stampa calcisticamente drammatica _ visto il disastro degli ultimi giorni _ in un the con i biscotti servito nel primo pomeriggio.
Battute per tutti. Occhiolini, cenni d’intesa, oh ma guarda chi c'è.
Lo dico con ammirazione: io dopo una figura del genere mi sarei nascosto a seimila metri dentro un bunker sigillato dentro la kriptonite, invece Malagò è esattamente a suo agio quando presenta quello che probabilmente avrebbe voluto fin dall’inizio, cioè Mancini Ct e Ranieri Dt.
E i giudizi moralmente duri di ex allenatori dopo la fuga in Arabia (a cominciare da Capello)? E la battaglia annunciata dei media (a cominciare dalla Gazzetta)?: ‘Mancini non può rientrare dalla finestra, lasciò l’Italia nei guai’, ha scritto ieri il direttore.
Niente.
Quisquilie.
Si ricomincia nella tensione, basta ignorarla.
Malagò fresco come una rosa.
Ammettiamolo, questi sono fuoriclasse.
Io invece mi scuso, perché quando dopo la terza eliminazione dal Mondiale uscì il nome di Malagò per il post Gravina, risposi con una certezza che raramente sfodero a chi mi chiedeva un giudizio: ‘Impossibile’.
Vado a chiudermi nel bunker a seimila metri nella kriptonite.
Forse un giorno cominceranno anche le riforme.






