Arbitri e VAR nel caos in Serie A, il parere degli opinionisti
Ancora casi da moviola molto discussi nell'ultimo turno di Serie A. E si parla di nuovo di arbitri e VAR nel mirino. Cosa fare ora? Ecco cosa hanno detto gli opinionisti di TMW Radio.
Stefano Impallomeni: "Rischio di essere ripetitivo, ma i problemi sono regolamento, VAR e ruolo dell'arbitro sempre più svilito. E' quasi sempre decisivo l'intervento del VAR per le scelte dell'arbitro. La personalià dell'arbitro è svilita dal VAR. Il regolamento è cervellotico. ora si riuniranno all'IFAB per stabilire nuove cose, soprattutto il fuorigioco, ma non sono questi i problemi. E' stata una serataccia quella di ieri, ma i rimedi non so quali possono essere. Certi episodi all'estero li vivono in maniera diversa. Per me non aiuterà mettere un ex calciatore, perché devi studiare per quel ruolo, e poi si possono aprire ulteriori polemiche per il suo passato per una squadra".
Marco Piccari: "Diventa difficile parlare di calcio, di tattica, di giocatori. Allontano il discorso di complotto, siamo di fronte a una complessità di errori che investe tutte le squadre. Qualcuno ha subito più danni, ma non credo al complotto. Siamo di fronte a errori madornali che stanno distruggendo e massacrando il nostro calcio. Un calcio massacrato da un VAR che vuole dirigere e un arbitro che non ha più un ruolo. Assistiamo regolarmente a interpretazioni diverse di una stessa regola, e questo può anche far pensare male. Non c'è mai buonsenso di fronte ad alcune situazioni, assistiamo costantemente a errori in ogni partita, così non si può più andare avanti e si perde la credibilità. E' uno scempio. E' un prodotto invendibile oggi il calcio. Servirebbe che le società si facciano sentire in maniera compatta. E il ministro dello Sport non vede cosa accade? Qualcuno vuole intervenire per risolvere il problema? Io dico: sospendiamo il VAR, perchè sta funzionando male. Rocchi sta facendo un disastro, bisogna dirlo. Si deve dimettere non perché c'è malafede, perché non ci credo, ma per inadeguatezza totale al ruolo. La sua squadra è fallimentare, è allo sbando. Poi vanno a Open VAR a spiegarci cosa? Giustificano errori enormi. Così la gente non crede più nel calcio e nella buona fede".
Fabio Ravezzani: "Il problema non è porre nuovi limiti. Sono favorevole alla presenza del VAR. I varisti richiamino ma gli atrbitri si sentano liberi di non essere d'accordo su un richiamo. Per me ha fatto bene il varista richiamare l'arbitro a vedere e giudicare. Devono dirci quando c'è un chiaro ed evidente errore. L'errore arbitrale fa parte del gioco e quando lo accetteremo finalmente sarebbe un grande passo in avanti".
Franco Ordine: "Ad oggi abbiamo una serie di arbitri molto giovani, alcuni dei quali avviati molto precocemente al percorso internazionale. Ci troviamo di fronte ad una situazione in cui abbiamo una serie di direttori di gara che magari sono anche bravi ad arbitrare in campo ed altri che sono più idonei allo stare in sala VAR. A questo punto io sarei per la separazione netta delle carriere. Il secondo punto poi è che spesso, dando delle interpretazioni a seconda dei casi, si generano una serie di input che procurano una grande cionfusione. Bisognerebbe asciugare la casistica. Il terzo punto è che il primato dev'essere lasciato all'arbitro di campo. Nella gara di ieri di Napoli un arbitro fatto e finito avrebbe avuto la capacità di leggere il fallo su Buongiorno prima del tocco di mano di quest'ultimo. Insomma, è possibile che il 95% delle volte che i direttori vengono richiamati al Var non confermino la decisione precedente? È successo solo con Di Bello in Parma-Milan e con Collu in Milan-Lazio. Due casi sono troppo pochi".
Claudio Anellucci: "Io trovo che sia imbarazzante questa situazione. Io poi frequento anche le categorie inferiori e vi dico che ciò che si vede in D e in Eccellenza è al limite dell'inverosimile. La verità è che la classe arbitrale è scarsa a tutti i livelli. Ad ogni modo quando venne fuori il VAR dissi che l'unica cosa con cui non avremmo avuto problemi sarebbe stata la goal line technololgy, perché lavora senza l'ausilio dell'uomo".
Fabio Santini: "Con un decreto inserirei un ex calciatore in sala VAR. Le intepretazioni dei varisti su certe posture sono figlie di persone che non hanno giocato a pallone ad alto livello".
Paolo Paganini: "C'è un problema. Dipende sempre da chi è l'arbitro in campo e quello al VAR. Se c'è in campo Orsato e al VAR un giovane, non credo ci siano problemi. Se invece si ribalta la situazione, allora ecco che succede altro. Io farei il VAR a chiamata come in Serie C, così le società si prendono la responsabilità anche di questo".
Arturo Di Napoli: "Il VAR deve essere un supporto, ma è l'arbitro che deve decidere. E poi a volte vedo dei tempi troppo lunghi. E' una cosa nuova ma che va migliorata".
Alessandro Dal Canto: "Il VAR ha regolarizzato uno sport che ancora non era toccato dalla tecnologia. Serve qualcosa per snellire le procedure, ma credo che chi di dovere lo sappia già e si sta adoperando per cambiare. Alla fine non va bene niente, quando non c'era e ora che c'è".
Massimo Brambati: "Quello che ha detto Capello, al netto della parola che ha usato (che poi ha spiegato), gli arbitri per me sono mediocri. Si affidano al VAR, che è un marchingegno con delle trappole infinite, perchè quello che vedi in video può essere diverso da quello che vedi in campo, dalla dinamica reale. E poi i regolamenti sono fatti da persone che non hanno mai giocato, che non sanno cosa significa il contatto fisico, cosa si può fare o meno. Hanno applicato regolamenti sbagliati, gli arbitri poi sono scarsi nella personalità anche. Ci sono dei protocolli stupidi anche, ci sono cose talmente eclatanti che avvengono fuori dal protocollo che però non ti permettono di intervenire. Sospendiamolo o quantomeno pesiamo cosa valgono gli arbitri, che si sono abituati ad avere questa macchina che li supporta. Secondo me, come dice Capello, deve andare un ex calciatore al VAR".
Andrea Santoni: "Qualcuno si aspettava qualcosa di tecnologico dietro al VAR, ma lì dietro c'è un uomo. Ogni volta ci sarà qualcuno a giudicare e quindi è un problema irrisolvibile. Si deve tornare all'origine, alla necessità di aiutare un arbitro a sbagliare il meno possibile. Perché oggi non è così".











