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Fiorentina, la squadra "monopasso"

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Redazione TMW
Oggi alle 07:09Altre Notizie
autore Redazione TMW
26.10.2026 07:09Altre Notizie
La Fiorentina e la maledizione del "monopasso", quando il possesso palla diventa un'andatura lenta e prevedibile
FotoTUTTOmercatoWEB
© foto di www.imagephotoagency.it

C’è un’etichetta che da tempo, a fasi alterne, accompagna la stagione della Fiorentina e riaffiora puntualmente nei momenti di flessione o di fronte a un gioco sterile, quella di essere una squadra "monopasso".
Un termine preso in prestito dall'atletica leggera e dal gergo ciclistico per descrivere un gruppo capace di viaggiare a un'andatura costante, a tratti geometrica ed elegante, ma drammaticamente priva di cambi di ritmo, strappi verticali e imprevedibilità, quando la manovra viola si arena in un possesso palla orizzontale e i centrocampisti faticano a inserirsi o a saltare l'uomo, la critica del "monopasso" torna a essere il tema centrale del dibattito sportivo cittadino.
Per fare luce su questa caratteristica e capire se si tratti di un limite strutturale dei singoli o di un'impostazione tattica troppo rigida, abbiamo raccolto l'analisi di due delle firme più autorevoli e storiche del giornalismo sportivo fiorentino, arricchita dalle recenti e discusse dichiarazioni nazionali sul tema.

Il punto di vista di Angelo Giorgetti (FirenzeViola, ex La Nazione)

Secondo Angelo Giorgetti, storico cronista delle vicende di casa viola, il problema risiede principalmente nelle caratteristiche intrinseche degli interpreti che negli anni hanno composto la linea mediana:
"Il termine 'monopasso' fotografa una carenza di risonanza strutturale nel centrocampo della Fiorentina. Spesso ci siamo trovati di fronte a ottimi palleggiatori, registi ordinati capaci di gestire il pallone con geometrie pulite, ma privi di quel dinamismo e di quella forza fisica necessari per 'strappare' la partita, nel calcio moderno, se non hai centrocampisti capaci di aggredire lo spazio in verticale o cursori di gamba che saltano l'uomo a metà campo, il possesso diventa fatalmente prevedibile.
È una squadra che viaggia a una sola velocità, se gli avversari si chiudono e tolgono le linee di passaggio, la luce si spegne perché manca la fiammata individuale o l'accelerazione improvvisa."

L'analisi di Luca Calamai

Dello stesso avviso, ma con un focus più orientato all'equilibrio tattico e alla costruzione della rosa, è Luca Calamai:
"La Fiorentina soffre storicamente quando viene imbrigliata da squadre che sanno difendersi basse. Il 'monopasso' non è necessariamente un difetto di volontà, ma una conseguenza di scelte di mercato e di impostazione tattica. Quando si privilegia quasi esclusivamente la tecnica di palleggio a scapito della fisicità e della progressione palla al piede, il rischio è quello di assistere a una squadra che fa tanto volume di gioco, con percentuali altissime di possesso palla, ma che non punge.
Manca il giocatore di rottura, quello capace di alzare i giri del motore nei momenti chiave della partita, per scardinare le difese moderne serve ferocia agonistica e rapidità d'esecuzione, qualità che questa squadra fatica a esprimere con continuità."

Il caso Fagioli e l'affondo di Antonio Cassano

Il dibattito sull'andatura monocorde del centrocampo viola si è ulteriormente infiammato a livello nazionale in seguito alle dichiarazioni di Antonio Cassano rilasciate il 13 ottobre durante la trasmissione Viva el Futbol, l'ex fantasista ha messo nel mirino proprio il regista della Fiorentina, Nicolò Fagioli, elevandolo a emblema di questo specifico limite calcistico:
"Se il futuro della nostra Nazionale e bisogna ripartire da Fagioli, vuol dire che siamo ancora a zero, perché a me come giocatore non mi dà niente. È mono passo, va a un cilindro, tecnicamente ogni tanto dovrebbe giocare anche in avanti, invece fa sempre lo stesso, o un lancio lungo o un'imbucata. Non mi dà veramente niente e come mediano gli preferisco tutta la vita Locatelli."
Le parole di Cassano, pur nella loro consueta asprezza, si inseriscono perfettamente nel filone critico locale, l'accusa di andare "a un cilindro" non fa che esasperare il concetto espresso dai cronisti fiorentini, evidenziando come la mancanza di verticalità e di strappi fisici rischi di imbrigliare non solo il club, ma i singoli stessi in una ragnatela di passaggi prevedibili.

L'equivoco Cher Ndour e la "frittata" della lentezza

Accanto ai limiti di Fagioli, l'analisi tattica più approfondita fa emergere un ulteriore, pesante equivoco tattico nella mediana viola, la gestione di Cher Ndour.
Il centrocampista della nazionale under 21 si sta rivelando un vero e proprio freno per le dinamiche di squadra, il suo atteggiamento in campo lo vede costantemente trotterellare alla stessa, bassa velocità, privo di quegli scatti d'ira agonistica o di letture preventive necessarie per fare schermo davanti alla difesa. Ndour non contrasta, non aggredisce l'avversario e non garantisce alcuna fase di rottura.
La gestione tecnica rischia così il tracollo quando le scelte di formazione portano all'esasperazione di questo difetto, se in mezzo al campo si abbina la scarsa verve dinamica di Ndour a due giocatori già di per sé compassati, geometrici e privi di strappo fisico come Nicolò Fagioli e Marco Brescianini, la frittata tattica è fatta. Il centrocampo si trasforma in un reparto statico, una linea a rallentatore incapace sia di arginare le ripartenze avversarie, sia di cambiare ritmo per sorprendere le linee difensive avversarie. Difficile il recupero delle seconde palle e la ripartenza veloce.
Solo gli esterni hanno il cambio di passo ma sono poco accompagnati, per Vanoli le scelte non sono facili perchè ha molti calciatori ma simili tra loro.

Una manovra prevedibile da scardinare

L'identikit tracciato dagli esperti evidenzia come la Fiorentina, per superare questo limite cronico, debba trovare varianti tattiche meno rigide o inserire elementi in grado di garantire quel "cambio di marcia" indispensabile per non risultare leggibili. Fino ad allora, il rischio di rimanere intrappolati in un fraseggio sterile e in quell'andatura monocorde rimarrà il principale ostacolo tra la squadra viola e il definitivo salto di qualità.

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Immagine editoriale di Enzo Bucchioni
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