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Dertycia: "A Firenze potevo essere come Bati. Persi i capelli per lo stress"

ESCLUSIVA TMW - Dertycia: "A Firenze potevo essere come Bati. Persi i capelli per lo stress"
mercoledì 07 aprile 2021 10:10Che fine ha fatto?
di Gaetano Mocciaro

Nell'estate del 1989 la Fiorentina si assicura Oscar Alberto Dertycia. È un centravanti di grande stazza fisica, dalla fluente chioma e si presenta con un soprannome, El Tiburon, che incute paura. Per lui la proprietà viola decide di sacrificare niente meno che Ramon Diaz, protagonista l'anno prima dello scudetto dei record con la maglia dell'Inter. Un grave infortunio compromette la sua avventura e per lui non ci sarà in Italia una seconda possibilità. Si ricostruirà una carriera in Spagna, con un altro soprannome: Mr. Proper, l'equivalente del nostro Mastro Lindo. Questo per un look completamente differente conseguenza di un'aggressiva alopecia che lo ha colpito. Segna a raffica, segna gol decisivi e chiude la carriera a 37 anni. Oltre 200 gol in carriera per lui con l'unico vero rammarico di non avere avuto una seconda chance in Italia. Ai microfoni di Tuttomercatoweb proprio Dertycia, oggi 56enne, si racconta:

La prima domanda è d'obbligo: che fine ha fatto Oscar Alberto Dertycia?
"Vivo e lavoro a Cordoba e il mio aspetto è ben diverso da quando ero in Italia, diciamo che ho un look alla Pierluigi Collina. Ho lasciato il calcio professionistico da ormai tanti anni, anche se il pallone non l'ho mai abbandonato. Lavoro nell'Agenzia Cordoba Deporte, allo stadio 'Mario Alberto Kempes' dove alleno i bambini dai 6 ai 14 anni. Si tratta di una scuola formativa, non competitiva. Insegno i gesti tecnici, i movimenti da fare. In definitiva preparo i bambini per quando poi dovranno giocare in un vero e proprio club".

Non le manca il calcio dei grandi?
"Un po' sì e mi piacerebbe allenare i calciatori professionisti. Già mi capita a volte con alcuni di loro: mi chiamano e li preparo nei fondamentali dell'attaccante, che movimenti fare, come calciare".

Facciamo un salto indietro di qualche anno: stagione 1989/90, l'esperienza alla Fiorentina. Arriva col nomignolo El Tiburon, ossia "lo squalo"
"Mi chiamavano così per l'aggressività nell'area e per le caratteristiche che usavo in campo: potenza, forza, velocità. Un soprannome che poi in Spagna è cambiato, dato che mi chiamavano Mr. Proper".

In Argentina arriva con la fama di grande goleador, i numeri in Italia sono però deludenti
"Arrivavo con grande aspettative, avevo fatto 20 reti in 36 partite l'anno prima e tutti si aspettavano il grande goleador. La Fiorentina di allora era una bella squadra, con giocatori come Baggio, Kubik, Di Chiara, Dunga. Il mio problema iniziale fu l'adattamento, avevo bisogno di tempo. In campo mi sentivo bene, ma ai primi tempi mi è mancato il gol. Del resto anche Batistuta all'inizio faticò. Quando ho iniziato a segnare è arrivato quel maledetto infortunio".

È il crocevia della sua carriera italiana. Cosa successe?
"È il gennaio del 1990 e si gioca Fiorentina-Napoli, partita di Coppa Italia a Perugia: uno scontro di gioco con Maradona, un contrasto dove ci contendevamo un pallone a metà campo e mi faccio male. La diagnosi è impietosa: rottura del crociato del ginocchio destro. Non mi ero mai infortunato prima e non mi sono mai infortunato dopo. Ma per me è tragica, perché ero nel giro della Seleccion e perdo il treno per il Mondiale".

Una situazione di stress che ha portato alla perdita dei capelli
"Non ho saputo dominare il nervoso, lo stress. Eravamo solo io e mia moglie, con mia figlia nata da un mese. Ero senza amici o altri familiari che potessero supportarmi. Non potevo far altro che stare in casa e guardare la finestra. Circa due mesi dopo l'infortunio, siamo a marzo ed è il mio compleanno, inizio ad accorgermi che sto perdendo i capelli. Prendevo in braccio mia figlia e praticamente quando mi toccava aveva le mani piene dei miei capelli. Arrivo a perdere tutti i peli".

Come è stato tornare in campo con il nuovo 'look'? Ha mai avuto paura di prese in giro o giudizi?
"Mai avuto paura. Volevo stare in un campo da calcio, lì mi sarei sentito felice. Certo, qualche voce strana sul mio conto girava: ero tornato in Argentina verso aprile-maggio e la gente vedeva che stavo perdendo i capelli ed erano partite alcune fantasie, del tipo che avevo il cancro o l'AIDS. Niente di tutto ciò, fortunatamente. E poi con questo look non sto così male e ha anche dei lati positivi: non devo usare pettini o shampoo".

Un'esperienza che non l'ha abbattuta ma fortificata
"Direi di sì. Mi capita anzi di parlare spesso con degli sportivi che magari si fanno male e temono per il futuro. Ci sono passato in queste situazioni, so come consigliarli. Mi spiace vedere che con questa pandemia molte persone stanno facendo inoltre fatica a gestire lo stress".

Dopo l'infortunio per Lei a Firenze non c'è più spazio
"Prendono Lacatus, io ero arrivato firmando un triennale, mi accordo con la Fiorentina e vado a Cadice in prestito. Poi i viola prendono Batistuta e si sistemano definitivamente".

Batistuta che diventa uno dei più grandi centravanti che abbia calcato i campi della Serie A, superando i primi mesi di adattamento. Ha mai pensato che al posto suo poteva esserci Lei?
"Ci penso eccome. Ho il rammarico di non aver avuto il tempo necessario per dimostrare il mio valore. Potevo essere come lui, magari non sarei durato 10 anni ma 5-6 anni sì, o almeno avrei potuto rispettare i 3 anni di contratto, segnando come ho fatto in Argentina e successivamente in Spagna. Non voglio con questo sminuire Batistuta, anzi. Mi tolgo il cappello per la carriera che ha fatto alla Fiorentina: eccellente goleador, eccellente attaccante e con l'adattamento necessario ha raggiunto gli obiettivi. È stato capocannoniere e non posso far altro che complimentarmi con Gabriel per quel che ha fatto, consacrandosi come goleador, leader fino ad ottenere la fascia da capitano".

L'avventura spagnola è quella della sua rinascita. In particolar modo a Tenerife dove è idolo dei tifosi degli insulares che di quelli del Barcellona. Citiamo una data: 20 giugno 1993
"È la data del famoso Tenerife-Real Madrid, ultima giornata di Liga. Segno il gol che apre la partita, poi arriva il raddoppio. Il Barcellona ringrazia, sorpassa il Real e si laurea campione di Spagna. Noi ci qualifichiamo per la prima volta in Coppa UEFA. Sì, quel pomeriggio mi ha reso idolo di due tifoserie. A Tenerife hanno creato un gruppo ultras chiamato "Peña Oscar Dertycia" e la mia immagine è stampata sulle magliette che vengono poi vendute. A Barcellona mi chiamano ancora oggi, per ricordare quella stagione e ammetto che mi invitano spesso per passare del tempo (ride, ndr)".

Perché non ha chiuso la carriera al Tenerife?
"Il treno del calcio prende altre strade e mi ha portato a tornare in Argentina, fino al Cile e chiudendo la carriera in Perù".

E l'Italia? Non ha avuto voglia di rivincita dopo la Fiorentina?
"Avrei voluto tornare e dimostrare il mio valore, certo. Ma alla Fiorentina ormai avevano scelto Gabriel, altrove c'erano altri attaccanti".

Il più forte con cui hai giocato?
"Posso dire che nella mia carriera ho giocato con grandi giocatori, come Roberto Baggio. All'Argentinos e al Tenerife ho avuto la possibilità di giocare con Fernando Redondo con l'Argentinos. E poi Diego Latorre, un gran numero 10. In Cile ho ammirato Sebastian Lopez".

Se deve sceglierne uno?
"Troppo facile dire Diego Armando Maradona, con cui ho condiviso la Seleccion. Per il resto come detto ho avuto grandi compagni di squadra e farei un torto a qualcuno".

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