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La solita tiritera su “la Juve di Allegri”, l’Inter e il futuro di Dybala, lo snobismo sul Milan, il primo nemico del Napoli, la Roma senza Mou. E la vera favorita per lo scudetto

La solita tiritera su “la Juve di Allegri”, l’Inter e il futuro di Dybala, lo snobismo sul Milan, il primo nemico del Napoli, la Roma senza Mou. E la vera favorita per lo scudettoTUTTOmercatoWEB.com
martedì 8 marzo 2022, 07:50Editoriale
di Fabrizio Biasin

Non ci crederete, ma questa settimana la squadra favorita per la vittoria dello scudetto è il Milan. Il Napoli no, niente. L’Inter forse, ma più il Milan che “ha dimostrato quel che vale”. Ma venerdì era diverso. Venerdì la favorita era l’Inter che “è tornata”. Il Milan no, “non è ancora maturo”. Il Napoli “forse” ma in ogni caso “meglio l’Inter”. Ma sette giorni fa era diverso. Sette giorni fa puntavamo sul Napoli, che “con la Lazio ha fatto vedere di avere la cazzimma”. L’Inter no, “non ha battuto manco il Genoa”. Al limite il Milan, ma credete a noi, “vincerà il Napoli”. E comunque, per non saper né leggere né scrivere, “occhio anche alla Juve che c’ha Vlahovic”. Ci sta sempre bene.
Ebbene, nel tourbillon di puttanate e previsioni un tanto al chilo che ogni settimana buttiamo sul piatto (del resto chissenefrega di quel che abbiamo detto l’altro ieri, non se lo ricorda nessuno), l’unica certezza è che in serie A non c’è un vero favorito e se voi ce l’avete state certi che cambierete idea entro qualche giorno.
Tutto questo significa – come dicono molti – che abbiamo un campionato livellato verso il basso? E perché mai? Al limite significa che non c’è una squadra clamorosamente più forte delle altre, ma questo è un altro discorso. Ok, è vero, le tre lì davanti sono “imperfette”, ma è anche vero che questa imperfezione ci sta regalando uno dei tornei più accesi delle ultime ere geologiche.
E ora un po’ di retorica assortita.

Sì, il Milan impressiona. Cioè, in mezzo a tante balle è vero che l’opinione pubblica negli ultimi mesi ha sottovalutato assai Pioli e compagni. Non sono bastati due anni “ad alta quota” per convincere la critica delle reali intenzioni del Diavolo, lo ha fatto solamente ora dopo la vittoria del “Maradona”, ma sempre con il fare di chi pensa “mah, questi qui, boh, non vorranno mica vincere per davvero…”. Beh, ne hanno tutte le intenzioni, stanno dimostrando che forse non hanno i migliori interpreti, ma probabilmente la migliore “idea di squadra”. E con quella puoi andare lontano, ci puoi credere, e figuriamoci se non puoi farlo a dieci giornate dalla fine.
Altre cose.
Son tornati a rompere le balle ad Allegri perché fa Allegri. L’anno scorso rompevano le balle a Pirlo perché non faceva Allegri. Due anni fa rompevano le balle a Sarri perché non faceva Allegri. Tre anni fa rompevano le balle ad Allegri perché faceva Allegri. Ma quest’anno hanno richiamato Allegri perché volevano che tornasse “la Juve di Allegri”. Ora che c’è, non vogliono più che Allegri faccia Allegri “ma qualcosa di meglio”. In tutto questo lui se ne fotte, “fa Allegri”, non perde da 14 giornate e prova a prendersi la qualificazione alla Champions che fino a Natale sembrava tutt’altro che certa. Ha sbagliato all’inizio, Allegri, questo sì, ma ora no. Ora fa esattamente quello per cui lo pagano, il suo calcio. E se la Juve vince ma non convince, capiamoci, il problema non è troppo “Allegri”, semmai “Rabiot”, oppure “Pellegrini”, forse “Rugani”, magari pure “Arthur”. Cioè, noi non vorremmo sembrare indelicati, ma questi non sono esattamente giocatori “da Juventus”, hanno i loro limiti. E invece attualmente non solo giocano, ma addirittura “giocano sempre” per mancanza di alternative. Ecco, sì, per rivedere la vera Juve di Allegri non bisogna tanto sperare che Allegri cambi atteggiamento (non sarebbe più la Juve di Allegri), semmai che ritrovi i suoi titolari. E comunque non vi piacerà.
Ps. Vlahovic l’altro giorno ha fatto zero tiri. Con Italiano non gli sarebbe mai capitato. Ma ha scelto lui di andare a Torino. Da Allegri. E con Allegri il rischio è di finire le partite con zero tiri. Ma magari poi a fine anno vinci qualcosa. Si chiamano “scelte”.
Altre cose.
Qui addirittura osiamo darvi delle notiz… Ok, non esageriamo. Ieri qualcuno ha detto e scritto che l’Inter per l’anno prossimo penserebbe allo svincolato e 35enne Suarez. Ebbene, è una boiata. E ancora, nei giorni passati si è parlato assai di un possibile tentativo targato Marotta di portare ad Appiano il buon Dybala, con un’offerta da 7.5 milioni + bonus per 5 anni. Ebbene, anche questa cosa rasenta l’utopia. L’Inter l’estate prossima non farà follie, proverà a prendere un buon numero 9, magari Scamacca, ma guai a illudersi che siano tornate le vacche grasse e guai soprattutto a pensare che ci sia spazio per ingaggi vicini ai dieci milioni. Non scherziamo.
E altre cose.
Il Napoli ha fallito la prova della maturità. Anche in questo caso siamo già alle sentenze: “E’ tutto finito”. Orca miseria, non abbiamo ancora imparato niente. Ok, è vero, il Napoli domenica ha toppato la partita e, probabilmente, è ricaduto negli antichi errori, quelli della squadra che carica troppo le vigilie, le trasforma in montagne da scalare e, invece, dovrebbe semplicemente giocare come sa. Domenica la squadra di Spalletti non ha giocato “come sa”, non ci è riuscita neppure al 50%, ma questo non significa che “è tutto finito”. L’anno scorso sì, sarebbe stato grave, perché c’era la super Inter, negli anni precedenti guai a fare un passo falso, ché la Juventus andava in fuga. Ma quest’anno no, ti puoi permettere persino di perdere uno scontro diretto e comunque puoi continuare a inseguire il tuo obiettivo. A patto di non ricadere nel solito errore: le partite importanti vanno affrontate per quello che sono, “partite importanti”, non questioni di vita o di morte, altrimenti, banalmente, il tuo avversario più grande diventa lo specchio (ammazza, che profondità di pensiero).
E un’ultima cosa
La Roma contro l’Atalanta ha vinto una gran partita: ha giocato di squadra, all’occorrenza ha stretto le chiappe, finalmente ha mostrato il tipico atteggiamento mouriniano. Leggere “forse l’assenza di Mou in panca ha aiutato la squadra a giocare con maggiore serenità” ci è parsa una cazzata. Poi ci abbiamo ripensato. E ripensato. E ripensato. E forse non è una cazzata.
E per tutto, comunque, vale anche l’esatto contrario.