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Processo all’Italia: ecco al completo i capi di accusa per Mancini e Gravina, e le mozioni della difesa. Il verdetto: solo uno dei due merita di rimanere, perché la condanna la subiamo noi

Processo all’Italia: ecco al completo i capi di accusa per Mancini e Gravina, e le mozioni della difesa. Il verdetto: solo uno dei due merita di rimanere, perché la condanna la subiamo noiTUTTO mercato WEB
mercoledì 30 marzo 2022, 08:20Editoriale
Tancredi Palmeri

Direte: se sei l’Italia e non vai ai Mondiali, devi dimetterti. Nella sua logica stringente ha un senso.
Ma nel processo alla Nazionale, giusto processo, bisogna stralciare in due differenti procedimenti le posizioni di Mancini e Gravina.
Cominciamo dal Mancio, il cui lavoro è più facile da giudicare perché più esposto.
 
L’accusa:

1) L’Italia deve essere in grado di battere la Macedonia a prescindere dalle defezioni: vero;

2) E ancora prima: l’Italia non deve andare agli spareggi se si trova in un gruppo con la Svizzera rivale principale: vero anche questo;

E a prescindere dai risultati assoluti e semplici, nella fattispecie checché Mancini ne dica e accusi la sfortuna, tuttavia è oggettivo che si sia sbagliato l’approccio contro Macedonia e soprattutto Svizzera: due partite sporche che non abbiamo capito, dove siamo scesi in campo senza la giusta cattiveria, senza intimidire l’avversario, insomma mancando sul piano mentale soprattutto, dissipando il salto di personalità che invece il titolo europeo avrebbe dovuto darci: e pure questo è vero.

E però, stante queste accuse senza attenuanti, ci sono poi le motivazioni della difesa, il contesto di cosa ha fatto Mancini.

La difesa:
1) L’Italia ha vinto l’Europeo solo pochi mesi fa, e in un certo senso ha pagato il dovere essere sottoposta subito a un’esame: infatti di solito i campioni che si consacrano hanno sempre una fase di calo di tensione, ma passa un anno e mezzo prima di essere costretti a un altro banco di prova definitivo, mentre invece per via dello spostamento degli Europei stavolta noi già a novembre ci trovavamo in un dentro-fuori: vero, ma non sufficiente;
2) L’Italia non ha solo vinto un trofeo che mancava da 53 anni, è anche come lo ha fatto: all’Italia non si fanno mai sconti, per via degli stereotipi sul catenaccio e sulla nostra furbizia, e siamo riusciti a vincere con il plauso di tutto il mondo come nemmeno a Lippi quasi era riuscito: verissimo;
3) La Nazionale ha impostato un cambio di visione sin dall’autunno 2018: i 37 risultati utili sono arrivati grazie a questa filosofia, alla forza delle sue idee e di un calcio propositivo: verissimo
4) Mancini ha aperto la Nazionale a tutto il possibile, non ha lasciato niente a casa, e ha valorizzato quanto più gli fosse a disposizione tra i giovani: Zaniolo chiamato prima ancora di debuttare con la Roma, Barella e Chiesa titolari, come anche Donnarumma preferito a Buffon in tempi non sospetti: vero, vero e vero.
 
E infine le attenuanti:
1) Come detto, Mancini non ha lasciato niente a casa: nessuna esclusione eccellente, questo è il poco materiale a disposizione, con club come Sassuolo e Atalanta che sono ormai le maggiori produttrici di giocatori per la Nazionale, e le italiane di vertice che mai collettivamente avevano prodotto così pochi (nuovi) giocatori;
2) Uno sviluppo di giovani che nell’epoca Mancini è stato spinto dall’Italia invece che dai club, un caso praticamente unico nella storia.
 
Il che ci porta al secondo imputato.
Le accuse per Gabriele Gravina:
 
1) Era arrivato per dare un cambio al corso di Tavecchio, ma niente a livello di movimento è davvero cambiato;
2) Zero impulso alla maggiore formazione dei giovani: la Figc, come l’inglese FA, come la tedesca DFB, come la francese FFF, dovrebbe dare un orientamento nella coltivazione del talento, ovvero attraverso l’apertura di Centri Federali che seguano i giovani dando accento alla tecnica non alla tattica, e andando a intervenire in quelle zone geografiche dove pur avendo più praticanti, non vengono tirati fuori calciatori in proporzione, ovvero Sicilia, Puglia, Campania, Calabria;
3) Essersi preoccupato invece dell’aspetto finanziario del calcio, del format dei campionati, ma la Premier dimostra come siano due piani paralleli: in Inghilterra il campionato è ricco e solido da 30 anni, ma i talenti hanno cominciato circa dieci anni fa a fiorire quando la federcalcio inglese sulla falsariga di quella tedesca e francese ha sviluppato i centri di eccellenza a partire da St.Andrews: e adesso stanno sfornando giovani a ripetizione.
 
Le ragioni della difesa:
 
1) Gravina ha avuto il merito di non chiudere il campionato durante la pandemia;
2) Il lavoro di un presidente federale è meno esposto rispetto a quello sul campo di un allenatore.


L’attenuante generica per Gravina:

1) È stato presidente nel periodo di pandemia, difficile imprimere un cambio in un periodo così difficile.
 
Il verdetto.
 
L’imputato Roberto Mancini merita di rimanere: è colpevole di aver sbagliato l’approccio contro Macedonia e Svizzera, ma se siamo tutti d’accordo che questo sia un gruppo decente di giocatori ma solo decente, allora il merito principale di averci fatto campioni d’Europa con un grande gioco è proprio suo, e dunque quello che ci serve lui ce l’ha già e l’ha messo in atto.
Inoltre, cambiare per cambiare non avrebbe senso: se l’alternativa fosse Antonio Conte, allora sì, perché sai che è uno che in queste condizioni simili può fare altrettanto bene se non meglio; ma chiamare qualcuno solo per un glorioso passato, o facendo un salto nel buio,non ha senso.
 
L’imputato Gabriele Gravina merita di andare: la pandemia arriva a marzo 2020, in mezzo ci sono 2 anni in cui nessuna spinta è stata data allo sviluppo e alla coltivazione del talento di base.
I risultati di una federazione sono da sempre dati da quelli della Nazionale. E a prescindere che si vinca o si perda, dallo spessore del movimento: l’Italia fatica a produrre giocatori, non solo campioni, e la Figc con Gravina da questo punto di vista non ha dato un impulso differente.
 
Così è deciso, l’udienza è tolta.
E con lei, anche il nostro Mondiale.

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