Vlahovic è un film giallo: ora sfida la Fiorentina. Semifinale da brivido. Ma la Juve gioca sempre male e soffre il Sassuolo. Mourinho al tramonto. Atalanta, il ciclo sta finendo. Italiano e la mentalità vincente
La coppa Italia porta in semifinale Inter e Milan in un gran bel Derby che conferma la bontà delle due squadre in campionato.
Ma il protagonista e l’uomo copertina è ancora lui, Dusan Vlahovic.
Un suo gol nei minuti finali, quasi un perfido segno del destino, consegna la semifinale alla Juventus e per il ragazzo slavo, il “traditore” come lo chiamano a Firenze, c’è subito il primo faccia a faccia con la Fiorentina. Il Dio del Pallone spesso si diverte.
Si giocherà il tre di marzo, appena un mese dopo il traumatico addio con la Viola con Vlahovic che nel frattempo è già l’uomo che ha cambiato la Juve.
Serviva uno che fa gol da solo in una squadra senza gioco e non a caso la Signora per prenderlo ha pagato 80 milioni a gennaio senza battere ciglio. Gol in campionato all’esordio col Verona, gol ieri sera ancora più pesante nel finale di un match difficile, con i supplementari all’orizzonte.
E sì, perché Vlahovic copre i problemi della Juve, ma i problemi restano. Il Sassuolo ha giocato meglio dei bianconeri, molto meglio. Ha prima recuperato un gol regalato all’inizio, poi ha tenuto in mano la partita fino a quando ha avuto forza e forze. Poi è arrivato Vlahovic, ma fino a quando i gol del serbo riusciranno a mascherare questa Juve?
Allegri ha rinnegato subito le tre punte, è tornato al 3-5-2, alla sua mentalità e la Juve ha subito la partita. Solo la panchina superiore, i cambi, e appunto Vlahovic hanno risolto un’altra serata complicata.
Con gli emiliani è finita in maniera diversa rispetto al campionato solo perché davanti c’era Vlahovic. Ma la domanda è sempre la stessa: si può continuare con questo non-gioco?
Credo che sarà dura, di questo passo, entrare facilmente in Champions anche se pure l’Atalanta sembra in difficoltà. Non c’è il gioco nella Juve, ma ora c’è un grande centroavanti e i giocatori fanno il calcio di Allegri. Sarà dura o almeno non automatico farlo funzionare e, come detto, basta un piccolo Sassuolo a metterti in difficoltà.
La Coppa ha quindi confermato e dato corpo anche a sensazioni forti che stanno arrivando dal campionato. La crisi della Roma e le difficoltà dell’Atalanta sono state ampiamente confermate dall’eliminazione.
Il caso più clamoroso è quello dei giallorossi che hanno preso un top-allenatore dall’ingaggio super, speso una barcata di soldi (anche a gennaio) e si ritrovano ben lontani dall’obiettivo Champions e in difficoltà anche per un posto in Europa.
Che succede? Credo che molte delle colpe siano da addebitare a Mourinho, un grande allenatore che potrebbe aver fatto il suo tempo in campo, ma anche fuori.
In sette mesi di Roma è evidente che non sia riuscito a dare un gioco (e questo si poteva temere) ma neppure una personalità definita a un gruppo di giocatori comunque molto forte.
Dal suo arrivo nella Capitale ad oggi l’allenatore se l’è presa con tutti fuori che con sé stesso. Tutte accuse, mai un’autocritica.
Ha cominciato con la società colpevole a suo dire di non avere allestito una squadra adatta a lui e comunque non all’altezza. Ha continuato attaccando gli arbitri e il palazzo del pallone finendo con il prendersela con la squadra. Ora il cerchio è chiuso, non gli resta che accusare i tifosi e poi siamo a posto.
Ma che succede?
Credo che sia la prova provata del come un calcio di un certo tipo faccia fatica a funzionare e spesso ormai non funzioni proprio più. Lo stesso discorso ho già fatto a proposito di Allegri. Mourinho come il tecnico della Juve, fa parte della categoria dei gestori dello spogliatoio, allenatori che hanno fatto la storia del calcio, con indubbi meriti, che hanno vinto come pochi altri, ma non si sono evoluti restando prigionieri del personaggio o del modo di fare calcio. Mourinho come Allegri, è bravissimo a gestire campioni e giocatori di grande personalità, a saperli far stare assieme, a motivarli, a portarli mentalmente su grandi obiettivi, cose non facili, ma va in difficoltà quando deve gestire squadre di caratura inferiore o giocatori che non lo seguono.
Oggi quel tipo di cultura calcistica non funziona più, tutti gli allenatori si sono evoluti e anche le grandi squadre dal City in giù, partono dal gioco, dall’organizzazione, poi vengono innestati i giocatori. Ma anche chi va in campo ormai sa che un gruppo di giocatori, anche forte, può arrivare fino a un certo punto e senza un gioco non si può andare oltre.
Come gioca la Roma?
Boh. In sette mesi Mourinho ha bruciato buoni giocatori, ne ha fatto comprare di inutili, non ha fatto crescere nessuno, forse solo Felix. E la Roma fa fatica contro chiunque, il confronto con l’Inter in coppa Italia è stato devastante. La Roma, purtroppo per la società e i tifosi, non può comprare undici campioni, la squadra è già buona, e con Mourinho in panchina e questa gestione farà fatica a crescere. Anzi, i problemi sono destinati ad aumentare perché se la sparata contro i giocatori ha basi solide, non credo che nessuno nello spogliatoio la prenderà bene. Spero di sbagliare proprio per i tifosi che tante speranze hanno riposto nello Special One, ma se non vince da quattro anni collezionando una serie di esoneri, un motivo ci deve essere. E mi sembra di averlo spiegato. E vado oltre. Non credo neppure che Mourinho potrà tornare sé stesso anche con una squadra di campioni, gran parte del suo carisma è perduto e il calcio fatto prevalentemente con le motivazioni, mosse tattiche e studio dell’avversario non funziona più.
Anche l’Atalanta, per altri motivi, sta facendo fatica. Qui siamo al fisiologico, dopo cinque anni straordinari, tre partecipazioni alla Champions League, tre terzi posto in campionato e un calcio super, è normale se si comincia sentire aria da fine ciclo. Anche l’eliminazione dalla Champions ci aveva detto diverse cose, ora pure in campionato ci sono battute a vuoto e l’eliminazione dalla coppa Italia è una conferma. L’Atalanta ha perso il furore e giocatori importanti, ma ha perso anche quella grande fame e voglia di dimostrare che erano la benzina nel motore. Cinque anni sono tanti e andare oltre diventa impossibile. L’assenza di Zapata, il forfait di Ilicic e altre giustificazioni ci sono, ma è proprio l’effetto Atalanta che sembra affievolito. Una volta gli ostacoli erano birilli, oggi sono montagne. Comunque sempre applausi a quello che hanno fatto e fanno da quelle parti, compresi i bilanci.
La qualificazione della Fiorentina conferma che nel calcio moderno la mentalità e il gioco aiutano a superare avversari più forti e situazioni difficili. La squadra di Italiano ha giocato complessivamente meglio dell’Atalanta per tutta la partita, Gasperini ha opposto un grande Boga che ha ribaltato il rigore iniziale. Ma la Fiorentina non ha mai mollato, ha ritrovato il pareggio, e anche in dieci per l’espulsione di Quarta ha continuato ad attaccare, a giocare a calcio, a cercare qualità e palleggio. Il gol è arrivato all’ultimo secondo, ma dopo una punizione e tanti giocatori comunque nella metà campo dell’Atalanta. Grande il lavoro di Italiano: semifinali di coppa Italia anche senza Vlahovic. E per fortuna che per qualcuno con questa cessione sarebbe finita la stagione della Fiorentina…Un attaccante fortissimo è meglio averlo che non averlo (Catalano dixit), ma quando hai personalità e gioco senti meno la sua assenza. A volte non te ne accorgi proprio come ieri sera.











