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Il calcio e la sua fragilità: da Thomson a Jesus de Miguel, storie di dolore e speranza

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Michele Pavese
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Michele Pavese
Oggi alle 11:00Serie A
03.11.2026 11:00Serie A
Scontri di gioco fortuiti, cadute rovinose, malori improvvisi. Il mondo del calcio si riscopre inerme ancora una volta e piange l'attaccante del Tenerife
FotoTUTTOmercatoWEB
© foto di www.imagephotoagency.it

Il calcio ha dovuto fare spesso i conti con la sua parte più fragile. Ci sono momenti in cui un campo da gioco, simbolo di gioia, adrenalina e passione, si trasforma improvvisamente in teatro di tragedie impossibili da dimenticare. Oggi piangiamo la morte di Jesus de Miguel, l'attaccante del Tenerife che era stato ricoverato ieri in condizioni critiche dopo un violento scontro di gioco con il portiere dell'Andorra. Il decesso del 30enne giocatore è stato confermato dal suo club: una notizia tragica che scuote il nostro mondo, ancora una volta impotente di fronte a episodi simili.

Un dramma che si aggiunge a una lunga serie di precedenti che hanno coinvolto i calciatori sul terreno di gioco. E, purtroppo - come in questa circostanza -, non sempre c'è stato un lieto fine. Il primo caso famoso documentato è quello di John Thomson: durante l'Old Firm del 1931, il ventiduenne portiere del Celtic si lanciò per anticipare l'attaccante Sam English. L'impatto con il ginocchio dell'avversario fu tremendo e gli provocò una frattura cranica e la rottura di un'arteria. Thomson perse conoscenza immediatamente e morì in ospedale poche ore dopo. Come lui, tanti altri non ce l'hanno fatta. Guo Jiaxuan e Billy Vigar, prima di Jesus de Miguel, sono stati gli ultimi in ordine cronologico di una lunga lista di giocatori, spesso lontani dai grandi riflettori e dalle massime categorie, colpiti da tragedie che hanno segnato profondamente il calcio mondiale.

Salvi per miracolo

In Italia, mezzo secolo dopo, ci fu grande apprensione per Giancarlo Antognoni. Durante la sfida di Serie A tra Genoa e Fiorentina, il capitano viola si scontrò duramente testa contro ginocchio con il portiere Martina nel tentativo di raggiungere un pallone vagante. Antognoni subì una frattura cranica e andò in arresto cardiaco per circa trenta secondi. Fu rianimato sul campo grazie al massaggio cardiaco e alla respirazione bocca a bocca praticati dal medico del Genoa, il professor Gatto. Un anno dopo, nella semifinale del Mondiale tra Francia e Germania Ovest, il difensore francese Battiston venne travolto in piena area dall'uscita violenta del portiere tedesco Schumacher. Colpito dall'anca dell'estremo difensore, Battiston perse i sensi prima di toccare terra. Riportò la rottura della mascella, la perdita di tre denti e lesioni alle vertebre cervicali, rimanendo in coma per diverso tempo prima di riprendersi nei mesi successivi.

Da Cech a Fernando Torres

Passando a un'epoca più recente, è difficile dimenticare ciò che accadde a Petr Cech ormai 20 anni fa. Nei primi minuti della gara di Premier League tra Chelsea e Reading, il portiere dei Blues subì l'impatto del ginocchio dell'attaccante Hunt sulla propria testa durante un'uscita bassa. Il ceco riportò una frattura del cranio con frammenti ossei penetrati in profondità, richiedendo un delicato intervento neurochirurgico d'urgenza per salvargli la vita. Tornò a giocare indossando stabilmente un caschetto protettivo.

Rimanendo in Inghilterra, nella finale di Coppa di Lega del 2007 tra Chelsea e Arsenal, il difensore John Terry fu colpito in pieno volto da un calcio involontario di Abou Diaby. Il capitano dei Blues perse immediatamente conoscenza e andò in arresto respiratorio a causa del soffocamento causato dalla lingua. Lo staff medico intervenne con le bombole d'ossigeno in campo, riuscendo a liberare le vie aeree e a stabilizzarlo prima del trasporto in ospedale. Diaby confessò di aver pensato di averlo ucciso, data la violenza dell'impatto.

Dieci anni più tardi, durante un match della prima divisione ceca tra Bohemians 1905 e Slovacko, il portiere Berkovec crollò al suolo privo di sensi dopo uno scontro aereo fortuito con un proprio difensore. L'attaccante avversario Francis Kone, accortosi che il portiere stava soffocando con la propria lingua, intervenne immediatamente con le dita prima dell'arrivo dei medici, salvandogli la vita direttamente sul prato. Nei minuti finali di Deportivo La Coruña-Atletico Madrid, invece, Fernando Torres fu colpito alla nuca da un intervento aereo del difensore Bergantiños. Torres cadde al suolo già svenuto, impattando violentemente il volto sul terreno di gioco. I compagni di squadra gli bloccarono subito la mascella per impedirne il soffocamento prima del ricovero in ospedale per un grave trauma cranico.

Ospina, Raul Jimenez e Bentancur

Tornando in Italia, nel 2019 David Ospina subì un duro colpo alla testa a causa di un impatto con l'attaccante Pussetto durante Napoli-Udinese. Nonostante una vistosa fasciatura rimase inizialmente in campo, ma intorno al 40' del primo tempo collassò improvvisamente al suolo da solo, privo di sensi, a causa di una crisi legata al trauma cranico precedentemente subìto, venendo trasferito d'urgenza in clinica.

Nel 2020 grande paura per Raul Jimenez: durante la sfida di campionato Arsenal-Wolverhampton, l'attaccante messicano impattò la testa in modo violentissimo contro quella di David Luiz in un duello aereo su calcio d'angolo. Jimenez rimase esanime al suolo per oltre dieci minuti, ricevette l'ossigeno in campo e venne trasportato d'urgenza in ospedale, dove fu operato per una frattura cranica con emorragia interna. L'ultimo caso è quello di Rodrigo Bentancur: nella semifinale di Coppa di Lega inglese tra Tottenham e Liverpool, l'ex centrocampista della Juve cadde rovinosamente a terra e impattò la testa direttamente sul prato, perdendo conoscenza sul colpo. L'uruguaiano ricevette i soccorsi in campo per quasi dieci minuti con l'applicazione di un collare cervicale e della maschera d'ossigeno, prima di essere trasportato in ospedale, dove gli fu diagnosticata una severa commozione cerebrale.

Non solo scontri di gioco

Quando si parla di tragedie o drammi sfiorati, però, il pensiero corre inevitabilmente ai malori improvvisi che hanno colpito diversi calciatori. Episodi che hanno segnato la storia del calcio e che hanno lasciato un segno indelebile. Uno dei primi ad avere un'enorme eco nello Stivale fu quello di Giuliano Taccola: era il 1969 quando l'attaccante della Roma perse la vita negli spogliatoi di Cagliari; pochi anni più tardi, nel 1977, un'altra immagine sarebbe rimasta impressa nella memoria degli appassionati: Renato Curi che cade sul terreno di gioco durante Perugia-Juventus. Aveva soltanto 24 anni e il suo cuore si fermò davanti agli occhi di migliaia di spettatori.

Nel 2003 il mondo rimase impietrito davanti al volto di Marc-Vivien Foé, crollato durante la semifinale di Confederations Cup tra Camerun e Colombia. Un anno dopo, il dramma colpì il Benfica e il calcio portoghese con Miklos Feher, morto pochi istanti dopo aver ricevuto un cartellino giallo in campo. Nel 2007 fu la volta di Antonio Puerta, talento del Siviglia che si accasciò durante una partita e si spense pochi giorni dopo. L'Italia ha vissuto un profondo dolore con Piermario Morosini, deceduto nel 2012 durante Pescara-Livorno, e con Davide Astori, capitano della Fiorentina trovato senza vita nell'hotel che ospitava la squadra.

Ma il calcio ha conosciuto anche storie diverse, quelle in cui pochi secondi hanno fatto la differenza tra la paura e la speranza. Negli ultimi anni per alcuni c'è stato un lieto fine grazie soprattutto alla rapidità dei soccorsi: il pensiero va ovviamente a Christian Eriksen e quanto accaduto durante l'Europeo del 2021, ma anche ad Edoardo Bove, colpito da un malore durante Fiorentina-Inter.

La speranza, le lacrime, gli interminabili minuti di attesa. Sono immagini che restano impresse nella memoria di chi ama il calcio, attimi in cui il risultato, i trofei e le rivalità passano inevitabilmente in secondo piano. Resta il ricordo di chi ha perso la vita inseguendo la propria passione, di chi ha lasciato un vuoto enorme nei compagni, nelle famiglie e in intere comunità sportive. Ma restano anche le storie di chi è riuscito a rialzarsi, di chi ha trasformato quei secondi di paura in un nuovo inizio e in un messaggio di forza. Perché il calcio sa regalare emozioni immense, sa unire milioni di persone e regalare sogni, ma prima ancora è fatto di uomini, con le loro fragilità, paure e speranze. Ed è proprio nei momenti più difficili, quando il pallone si ferma, che emerge il lato più umano dello sport più amato al mondo.

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