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Dall’inferno di Albacete al cielo di Manchester: Arbeloa si è preso il Real, ma la strada è lunga

Dall’inferno di Albacete al cielo di Manchester: Arbeloa si è preso il Real, ma la strada è lungaTUTTO mercato WEB
© foto di Federico Titone/BernabeuDigital.com
ieri alle 23:53Serie A
Michele Pavese

Dal buio alla luce, nel giro di poco più di due mesi. Sessantadue giorni dopo l’eliminazione in Copa del Rey, arrivata a pochi giorni dall'esonero di Xabi Alonso e la decisione di affidare la panchina ad Alvaro Arbeloa, il Real Madrid sembra aver ritrovato definitivamente sé stesso e lo fa nel modo più convincente possibile: doppia vittoria in Champions contro il Manchester City e qualificazione ai quarti conquistata. Un risultato importante che porta una firma inattesa, quella del tecnico sottratto al Castilla, che è subentrato in uno dei momenti più delicati e ora inizia a intravedere una possibile consacrazione, soprattutto grazie al successo netto sull'"odiato nemico" Pep Guardiola.

Il bilancio, fin qui, è positivo: 12 vittorie, 4 sconfitte, 37 gol segnati e 17 subiti. Numeri che raccontano una squadra ritrovata, soprattutto nelle notti europee. Ma attenzione a parlare di svolta definitiva, perché le crepe non mancano: i k.o. contro Getafe e Osasuna in campionato sono costati caro, spalancando la porta al sorpasso del Barcellona, mentre in Champions il passo falso contro il Benfica nella fase campionato ha obbligato il Real a passare dagli spareggi.

Eppure, proprio da lì è iniziata la risalita: prima lo stesso Benfica, poi il City. Due ostacoli superati con personalità, come nella migliore tradizione madridista. Parlare oggi di "nuovo Zidane" è fuori luogo, troppo presto per etichette così pesanti. Ma Arbeloa sa di avere tra le mani un’occasione enorme: giocarsi tutto, fino in fondo. Ora arriva (quasi sicuramente) il Bayern ai quarti, un altro esame durissimo. Ma se c’è una cosa che la storia del Real insegna, è che nelle notti europee sa esaltarsi anche quando i favori del pronostico sono per altri.

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