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FAQ Juventus: cosa sappiamo del caso plusvalenze e dell'inchiesta Prisma

FOCUS TMW - FAQ Juventus: cosa sappiamo del caso plusvalenze e dell'inchiesta PrismaTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Alessandro Garofalo/Image Sport
mercoledì 1 dicembre 2021, 16:30Serie A
di Ivan Cardia

Cosa si intende per plusvalenza? Nel linguaggio economico, l'incremento di valore di un "bene" - in questo caso il diritto alle prestazioni di un calciatore - tra il momento di acquisto e quello di vendita, al netto degli ammortamenti. Il caso più semplice è quello di un giocatore formato nel vivaio, a costo zero: una sua cessione a 10 milioni di euro comporta una plusvalenza sostanzialmente netta. Di per sé, non è un termine con accezione negativa.

Chi sta indagando sulle plusvalenze della Juventus? Gli affari del club bianconero sono nel mirino di tre indagini collegate. Il 12 luglio, la Consob - l'autorità di vigilanza sulle società quotate in Borsa - ha avviato una verifica ispettiva nei confronti del club. A fine ottobre, la Procura FIGC ha aperto un fascicolo d'indagine dopo la segnalazione della CoViSoC, la commissione di vigilanza federale sulle società di calcio. Negli ultimi giorni, è infine stata resa nota - col decreto di perquisizione sui locali del club - l'esistenza dell'inchiesta denominata "prisma", condotta dalla Procura della Repubblica di Torino.

Chi sono gli iscritti nel registro degli indagati? Il presidente della Juventus, Andrea Agnelli; il vice chairman Pavel Nedved; il Chief Corporate & Financial Officer, Stefano Cerrato. Indagati anche tre ex dirigenti bianconeri: l'ex managing director Football Area e amministratore delegato Fabio Paratici, oggi al Tottenham, l'ex Chief Financial Offer, Stefano Bertola e il suo predecessore Marco Re.

Quali sono i reati ipotizzati dagli inquirenti? Nel decreto di perquisizione vengono citate diverse ipotesi di reato. Agnelli, Nedved, Paratici, Re e Bertola sono indagati, in corso tra di loro, per la fattispecie di cui all'art. 2622 del codice civile, che disciplina il reato di "false comunicazioni sociali delle società quotate" relativamente al bilancio chiuso al 30 giugno 2020. Per lo stesso delitto, sempre in concorso tra di loro, sono indagati Agnelli, Nedved, Paratici, Bertola e Cerrato relativamente al bilancio successivo, chiuso al 30 giugno 2021. Per il reato di "Emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti", previsto dall'art. 8 del D.Lgs. n. 74/2000 sono invece indagati, sempre in concorso tra di loro, gli stessi Agnelli, Nedved e Paratici, nonché Re (per l'anno 2019), Re e Bertola (per l'anno 2020), Bertola e Cerrato (per l'anno 2021). Alla società Juventus - non passibile di responsabilità penale in quanto non persona fisica - sono contestati gli illeciti previsti dagli articoli 5 e 25-ter del D. Lgs. n. 231/2001.

Quali sono le operazioni segnalate? Sono sessantadue i trasferimenti segnalati dalla CoViSoC, sfruttando le verifiche avviate dalla Consob. Di questi, quarantadue coinvolgono la Juventus. Gli altri "filoni" riguardano il trasferimento di Victor Osimhen dal Lille al Napoli e l'asse di mercato instaurato fra Parma e Pescara. Non è certo che tutti i quarantadue trasferimenti che interessano la Juventus siano al momento oggetto di indagine. Nel decreto di perquisizione vengono citati, a mero titolo di esempio: lo scambio con l'Olympique Marsiglia avente a oggetto i giovani Aké e Tongya; lo scambio con il Barcellona avente a oggetto i giovani Marques Mendez e Pereira Da Silva; l'acquisto di Nicolò Rovella, in prossimità della scadenza di contratto, per 18 milioni di euro con contestuale cessione al Genoa dei giovani Portanova e Petrelli, per un valore complessivo dell'operazione di 36 milioni.

Ci sono altre società coinvolte nelle indagini? Allo stato attuale, la Juventus - con i suoi dirigenti, precedenti o attuali - è l'unico club di cui si abbia notizia. Le operazioni segnalate dalla CoViSoC coinvolgono un totale di diciotto società, italiane o estere.

Cosa prevede la giustizia sportiva in caso di plusvalenze fittizie? La norma di riferimento è quella prevista dall'articolo 31 del Codice di Giustizia Sportiva, rubricato "violazioni in materia gestionale ed economica". Viene punita "la mancata produzione, l’alterazione o la falsificazione materiale o ideologica, anche parziale, dei documenti richiesti dagli organi di giustizia sportiva, dalla Commissione di Vigilanza sulle Società di Calcio Professionistiche (COVISOC) e dagli altri organi di controllo della Federazione nonché dagli organismi competenti in relazione al rilascio delle licenze UEFA e FIGC, ovvero il fornire informazioni mendaci, reticenti o parziali". Sono inoltre illeciti "i comportamenti comunque diretti a eludere la normativa federale in materia gestionale ed economica nonché la mancata esecuzione delle decisioni degli organi federali competenti in materia". Le sanzioni variano a seconda delle violazioni accertate: si va dall'ammenda con diffida all'esclusione dal campionato nel caso che gli illeciti siano stati tali da consentire l'iscrizione.

Cosa è successo nei precedenti? Il tema delle plusvalenze, il ricorso alle quali è cresciuto in maniera esponenziale nel corso degli ultimi, è finito spesso nel mirino degli organi competenti. Gli unici due precedenti in cui delle società siano state punite risalgono al 2008 e al 2018. Nel primo caso, Inter e Milan, i cui dirigenti furono assolti a livello di giustizia ordinaria "perché il fatto non costituisce reato", chiusero la vicenda che le vedeva protagoniste con una multa da 90 mila euro: si trattava dello scambio, con valutazioni giudicate "gonfiate", di alcuni giocatori delle rispettive Primavera. Nel 2018, invece, il Chievo Verona venne punito con tre punti di penalizzazione e tre mesi di inibizione al presidente Campedelli - la richiesta della Procura era di quindici punti e trentasei mesi di inibizione - per un giro di plusvalenze fittizie con il Cesena, nel frattempo fallito. Nel caso della società clivense, il Tribunale Federale Nazionale accertò che le variazioni di tesseramento indicando un valore superiore a quello reale avevano giocato un ruolo nell'iscrizione al campionato per le stagioni 2015/2016, 2016/2017 e 2017/2018.

Chi è stato già sentito dagli inquirenti? La Procura di Torino ha avviato le proprie audizioni dalle persone informate sui fatti. Il primo è stato l'attuale Football Director, Federico Cherubini, seguito dall'amministratore delegato Maurizio Arrivabene e nella giornata di ieri da Paolo Morganti, Head of Football Operations. Oggi sono stati convocati Re e Bertola: entrambi si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. I pm piemontesi, per quel che è noto oggi, non hanno ancora deciso se interrogare anche gli attuali dirigenti della Juventus.

Chi è il super consulente Stasi? Il commercialista Enrico Stasi, che negli anni ha svolto l'attività di curatore fallimentare in diverse inchieste della Procura di Torino, si trova per la seconda volta a confrontarsi con i conti della Juventus. La prima risale al 2006, quando i magistrati gli chiesero di approfondire i contratti dei giocatori stipulati dalla società che viveva i mesi turbolenti di Calciopoli. Oggi Marco Gianoglio, il procuratore aggiunto che guida l'inchiesta "prisma", ha deciso di affidarsi nuovamente a lui. Negli anni, Stasi ha seguito tra le altre, la vicenda del fallimento De Tomaso e il dibattimento Seat Pagine Gialle.

Quali sono le intercettazioni più rilevanti? Le risultanze delle intercettazioni fin qui emerse - a tal proposito, non trova conferme la notizia che la Procura di Torino abbia chiesto a quella di Perugia l'acquisizione del materiale raccolto nell'indagine sul caso Suarez - contribuisce a costruire un quadro nel quale la dirigenza della Juventus sapeva di muoversi in un'area grigia. Si va da "Hanno chiesto di fa’ plusvalenze" a "Che almeno Fabio (Paratici, ndr), dovevi fa' plusvalenze e facevi plusvalenze". Per arrivare agli "ammortamenti e tutta la merda che sta sotto che non si può dire", alla "macchina ingolfata" e alla "carta famosa che teoricamente non deve esistere".

Cosa è la "carta di Ronaldo"? Proprio quest'ultima carta che teoricamente non deve esistere - e non è chiaro perché siano state pronunciate quelle parole - è uno dei punti chiave dell'indagine del pool dei magistrati del gruppo economia, composto, oltre che dal procuratore aggiunto Gianoglio, già citato, dai sostituti procuratori Ciro Santoriello e Mario Bendoni. Il riferimento è a un presunto accordo segreto con Cristiano Ronaldo, nella forma della scrittura privata - che potrebbe implicare la violazione, per la Juve, degli obblighi di comunicazione al mercato quale società quotata - la quale presenterebbe dettagli sul contratto faraonico del portoghese e sulle retribuzioni arretrate legate al primo periodo del Covid. Gli inquirenti lo cercano, insieme a un altro accordo analogo che certificherebbe l'esistenza di un obbligo - e non un diritto come ufficialmente annunciato - di riscatto dell'Atalanta per quanto riguarda il futuro di Merih Demiral.

Qual è la posizione della Juventus? Con un comunicato rilasciato il 27 novembre - nel quale viene confermato l'aumento di capitale in corso di svolgimento - la società ha chiarito di stare "collaborando con gli inquirenti e con la Consob" e di confidare "di chiarire ogni aspetto di interesse degli stessi, ritenendo di aver operato nel rispetto delle leggi e delle norme che disciplinano la redazione delle relazioni finanziarie, in conformità ai principi contabili e in linea con la prassi internazionale della football industry e le condizioni di mercato". Dello stesso tenore le dichiarazioni di John Elkann, amministratore delegato di Exor - la holding che controlla anche Juventus - in occasione dell'ultimo Investor Day.

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