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L'ex arbitro Iannone: "Basta fare la guerra al Var, il problema in Italia è un altro"

L'ex arbitro Iannone: "Basta fare la guerra al Var, il problema in Italia è un altro"TUTTO mercato WEB
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lunedì 5 gennaio 2026, 21:53Serie A
Pierpaolo Matrone
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Radio Tutto Napoli / Il Bar di TuttoNapoli
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Antonio Iannone, ex arbitro, ha parlato del momento nero che stanno vivendo gli arbitri nel corso di un'intervento a Radio TuttoNapoli: "La tecnologia e il VAR hanno portato senza dubbio un grande miglioramento, sia in termini di efficienza che di trasparenza. Oggi, pur in presenza di errori che fanno parte del percorso di crescita, si riesce a comprendere meglio cosa accade in campo e spesso si è riusciti a ristabilire la verità sul terreno di gioco. Non è sempre successo, ma il quadro complessivo è migliorato. Il vero problema, però, è la serenità degli arbitri, che oggi è piuttosto bassa. Pressioni e polemiche continue incidono molto sull’aspetto psicologico di chi va in campo".

Quanto pesa l’instabilità all’interno dell’Associazione Italiana Arbitri?
"Negli ultimi quattro anni, dal 2021 a oggi, il designatore Rocchi ha lavorato con tre diversi presidenti AIA: Trentalange, l’interregno Pacifici e l’attuale presidente. È una situazione anomala. Se torniamo indietro, dal 2010 al 2021, c’era un solo presidente, Marcello Nicchi. La continuità di guida è fondamentale perché garantisce serenità a tutti: organi tecnici, commissioni e arbitri. Senza stabilità, cresce la confusione e diventa più difficile gestire anche le pressioni provenienti dal mondo del calcio e dai club".

C’è la sensazione che i giovani arbitri di oggi siano meno affidabili rispetto a quelli del passato. È solo un problema mentale o anche tecnico?
"A livello tecnico c’è ancora tanto da lavorare. Rocchi, come capo della CAN A e B, può selezionare solo tra gli arbitri che arrivano da determinati percorsi. Le commissioni di A, B, C e D per anni hanno lavorato a compartimenti stagni, senza una vera condivisione delle scelte con l’organo tecnico superiore. Questo significa che quando un arbitro arriva in Serie A o B, Rocchi deve lavorare con materiale che non ha contribuito a formare direttamente. Questo rallenta il processo di crescita e crea differenze di valutazione tra una commissione e l’altra".

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