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L’importanza di chiamarsi Maldini: da Theo a Tomori, l’impronta di Paolo sulla difesa del Milan

L’importanza di chiamarsi Maldini: da Theo a Tomori, l’impronta di Paolo sulla difesa del MilanTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
lunedì 01 marzo 2021 13:21Serie A
di Ivan Cardia

Un nuovo muro per il Milan. I rossoneri lo hanno trovato al centro della difesa, da ultimo contro la Roma. Ma già prima dell’ottima prestazione sfoderata all’Olimpico, Fikayo Tomori aveva fatto intravedere barlumi delle sue qualità. Un acquisto azzeccato, per quanto visto finora: il puntello che serviva a un reparto difensivo che nella prima parte di stagione ha tenuto ma negli ultimi tempi aveva evidentemente bisogno di rifiatare. Un acquisto da confermare, dato che l’inglese è in prestito con diritto di riscatto dal Chelsea. Ma che ribadisce un punto di partenza: questo Milan, quando si tratta di scegliere i difensori, ci sa fare. Del resto, ha una garanzia assoluta lì dietro.

Le pagelle di Tomori dopo il 2-1 alla Roma!

L’importanza di chiamarsi Paolo Maldini. Senza nulla togliere a una società che da un anno a questa parte sta lavorando bene in tutti i settori, a partire da Massara (che da tempo aspettava l'occasione per consacrarsi e la sta sfruttando appieno), l’impronta del direttore tecnico è innegabile. Acquisti mirati, anche a costo di andare controcorrente. Oggi si parla di Tomori, ma a sinistra il Milan ha già una certezza che risponde al nome di Theo Hernandez. In quanti ci avrebbero scommesso, quando sembrava l’ennesimo giocatore destinato a finire nel dimenticatoio del Real Madrid? Oggi è il miglior terzino sinistro del campionato, Maldini ci aveva visto lungo. Così come su Kjaer: arrivato in sordina, il danese è la vera certezza della retroguardia di Pioli. Non tutti erano convinti, a gennaio del 2020 un calciatore prossimo ai 31 anni sembrava ben poco vicino ai piani di Gazidis e, chissà, a quelli di Rangnick. Maldini spiegò così il suo innesto, in una squadra molto giovane: “Se io non avessi avuto al mio fianco Baresi e Tassotti, non avrei fatto quello che ho fatto, con loro mi sentivo sicuro”. Un difensore come lui certe cose le sa.

È anche questione di carisma. Quello, innegabile, che un campione così esercita sui calciatori che va a trattare. Specie se si tratta di difensori. Lo raccontò proprio Theo, nello spiegare le ragioni che lo avevano portato a dire sì al Milan: “Maldini per me è stato fondamentale, quando mi ha chiamato non ho avuto dubbi”. Stessa musica, poche settimane fa, proprio nelle parole di Tomori: "Il più grande di sempre, dopo la chiamata non ci ho pensato molto”. Faceva la differenza in campo, la fa anche in dirigenza.

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