Padovan controcorrente: "Cinque ragioni sul perché lo Scudetto dell'Inter non è merito di Chivu"
Giancarlo Padovan va controcorrente e in un editoriale scritto per il Messaggero Veneto ha elencato ben cinque ragioni per cui lo Scudetto dell'Inter non è ascrivibile al suo tecnico:
1. L'assenza di idee
Al suo arrivo all'Inter, Chivu non ha né cambiato, né corretto il sistema di gioco di Simone Inzaghi, quel 3-5-2 che si gioca solo in Italia o nelle plaghe del calcio più desolato e desolante, come dimostra l’arretratezza della nostra Serie A.
2. Il pessimo bilancio negli scontri diretti
Chivu e la sua squadra hanno perso quasi tutti i confronti, tranne quelli con la Roma e con la Juventus a San Siro. Successo, quest'ultimo, macchiato dall’espulsione illogica di Kalulu che consentì all'Inter di giocare con un uomo in più e di vincere solo nel recupero.
3. Nessuna concorrenza attendibile
A mio parere, Inter e Napoli erano le due squadre più forti in base alla rosa e agli investimenti. Ma quella di Conte ha raggiunto, nella stagione, la cifra record di trentotto infortuni che l’hanno costretta prima a rallentare, poi ad alzare bandiera bianca con netto anticipo. Conte, è persino banale ribadirlo, incide e vale il doppio di Chivu, ma con le riserve delle sue riserve anch’egli ha potuto poco.
4. L’importanza dei singoli
Quando l’Inter si è trovata in difficoltà durante le gare più spinose, a toglierla dall’imbarazzo sono stati i singoli, mai il gruppo, meno che mai le intuizioni di Chivu. Prova ne sia la doppia partita con il Como – il ritorno di campionato e quello di Coppa Italia – quando, sotto di due gol, è stata salvata dai suoi calciatori migliori e dal calo degli avversari.
5. La vergognosa Champions
L’Inter, finalista l’anno scorso e tre anni fa, è stata estromessa dai norvegesi del Bodo Glimt ai playoff, dopo ben cinque sconfitte nella sezione regolare. Il Bodo ha vinto addirittura due volte, in casa e a Milano, facendo arrossire i nerazzurri. La modestia di Chivu si è vista proprio in queste gare costate alla società quasi ottanta milioni.











