Parma Women, Benedetti: "Qui il calcio femminile è una cosa che vuole essere fatta"
Una storia che inizia ai tempi della scuola, quando i compagni di classe il sabato andavano tutti insieme alla partita, e una piccola bambina voleva a tutti i costi andare insieme a loro. Da lì il suo sogno ha cominciato a costruirsi, un mattoncino dopo l’altro, fino alla chiamata del Parma. Veronica Benedetti ha detto sì e ha abbracciato un progetto che dimostra la voglia della società crociata di fare calcio femminile, e di farlo bene. In esclusiva a TMW la centrocampista gialloblu si è raccontata, iniziando dai suoi primi passi nel mondo del calcio: “Ho iniziato a giocare a calcio quando avevo otto anni. Prima facevo nuoto, ho iniziato quando ero molto piccola. Poi c’erano i miei compagni di classe che il sabato andavano tutti insieme alla partita e l’unica cosa che volevo fare era andare assieme a loro!”.
“Piano piano ho lasciato il nuoto - continua Veronica - e ho iniziato con la squadra del mio paese (Latisana). Ho giocato fino a quindici anni assieme ai maschi. Poi sono andata a Tavagnacco, che al tempo era una delle migliori squadre in Serie A. In seguito sono stata due anni a Ravenna, poi a Cittadella e infine sono arrivata qua a Parma”.
Quando giocava assieme ai maschi è sempre stata accettata?
“Non ho mai avuto problemi con loro, sono sempre stata bene, anche perché inizialmente erano i miei compagni di classe, quindi persone che frequentavo sia la mattina a scuola sia il pomeriggio agli allenamenti”.
Cosa l’ha convinta del Parma?
“Parma offre uno dei progetti migliori. Al tempo era in Serie B, ma sono piuttosto sicura che nessuna squadra di quella categoria offrisse quanto mi stava offrendo il Parma in quel momento, sia come progetto sia come strutture sia come ambiente: anche se non eri professionista formalmente, lo eri comunque. Quindi non ho avuto dubbi sulla scelta”.
A tal proposito, mi ha molto impressionato una frase detta dal vostro direttore sportivo, Domenico Aurelio: “A Parma si fa calcio femminile perché si vuole fare calcio femminile, non perché si deve”. Si sente questa cosa?
“Sì, si sente. Abbiamo un presidente che ci è sempre molto vicino. Quando può viene sempre a vedere le nostre partite. Anche a livello di società si vede che il calcio femminile non è una cosa che viene fatta perché deve essere fatta, ma perché hanno voglia di farla. Secondo me qui sta la grande differenza”.
La frase “Why not?” è diventata quasi un vostro motto. Come la sentite?
“Esatto, quando abbiamo ottenuto la promozione in Serie A ci hanno fatto proprio la maglietta con su scritto: “Perché no?” con la “A”. È diventato il nostro slogan. Fa piacere perché senti che la società ti sostiene sempre, ti mette a disposizione tutti i mezzi che ha per farti stare meglio”.
Ma non avete solo la società che vi sostiene, perché avete un gruppo di tifosi tutto vostro! Com’è avere il loro supporto?
“Sono fantastici! Il progetto che è stato fatto con la tifoseria secondo me è molto importante. Il primo anno che sono arrivata qui c’erano solo i miei genitori e pochi altri. Invece ora è bello vedere tutto lo stadio pieno, ma soprattutto presente con cori e tamburi. Oltre al progetto delle scuole gialloblu, col quale sono stati portati tanti bambini a vedere le nostre partite. È un’altra cosa giocare col pubblico, senti un calore e un sostegno diversi”.
Ha conseguito una Laurea Triennale e sta frequentando la Magistrale. Pensa possa rappresentare il prosieguo della sua carriera?
“Ho avuto un professore alle scuole superiori che mi ha fatto amare molto il diritto. All’inizio ero molto in dubbio se frequentare Scienze Motorie, visto che mi piace molto anche la palestra: per questo ho fatto anche il corso da personal trainer. Alla fine ho optato per questo percorso di studio, anche perché è una cosa alternativa che mi piace molto. Adesso sto frequentando la magistrale. Vorrei applicare quello che sto studiando al settore calcistico. Una cosa che mi chiedo spesso è se una volta che avrò finito di giocare a calcio saprò stare senza calcio, perché è una cosa che mi accompagna fin da quando sarò piccola. Ovviamente non potrò giocare fino a settant’anni! Ma vorrei applicare quello che studio a una società sportiva”.
Ha definito la scorsa stagione come “irripetibile”. Perché?
“Irripetibile perché credo che quello che abbiamo fatto, non solo a livello del risultato ma anche tutte le emozioni che sono state vissute, è irripetibile. È difficile da poterlo riprodurre, così come è difficile da spiegare”.
Che emozione è stata giocare al Tardini?
“È stata una grandissima emozione. Era la prima volta che giocavamo lì, poi contro una squadra come la Juventus: emozionante. Poi c’era anche molto pubblico. Sono legata al campo di Noceto, ma ovviamente giocare al Tardini è un’altra atmosfera!”.
Quello che colpisce del vostro allenatore, Giovanni Valenti, è la sua passione. Che dice di lui?
“Io mi sto trovando molto bene col mister. A livello sia di gioco sia di persona. Mi piace molto la sua idea di calcio e quello che riesce a trasmetterci, anche l’energia che mette in ogni allenamento. Ne sono molto felice”.
Come procede questa commistione con le nuove compagne?
“Secondo me quest’anno siamo molto ben equilibrate e ci troviamo anche molto bene tra di noi. C’è molta energia positiva e voglia di lavorare. Ci sono tante personalità che messe insieme stanno bene. C’è sempre la battuta pronta. Lavorare così è molto più leggero. Siamo una bella squadra”.
Ha scelto il numero 46. Perché?
“Mio padre seguiva molto la Formula 1 e la Moto GP. Andava spesso a vederle ed è una cosa che mi ha trasmesso. Una cosa che piaceva molto anche a me era proprio guardare la Moto GP e dunque ho scelto il 46 per Valentino Rossi!”.
Un augurio per la seconda parte di stagione?
“Sicuramente a livello di gioco stiamo facendo molto bene, ci manca quel piccolo passo, essere più determinate davanti alla porta. Se continuiamo a lavorare con questa costanza e a mettere l’impegno che mettiamo in campo sempre, credo che manchi solo la ciliegina sulla torta! Arriverà, ne sono convinta”.
È scaramantica? Ha qualche rito suo o anche di squadra?
“Siamo molto scaramantiche! Già a partire dalla settimana, anche durante la rifinitura: facciamo un “torellone”, dove ci divertiamo molto! Comunque sì, siamo scaramantiche in molte cose: dalle file a come ci disponiamo, da cosa facciamo nel pre-partita ai posti a tavola e in riunione”.
Cosa direbbe la piccola Veronica se la vedesse oggi?
“Penso che sarebbe molto felice. È un sogno da bambina, quando giocavo nei campetti o nel giardino a casa. Adesso credo che il mio sogno si sia realizzato e spero che si continui a realizzare nel tempo”.











