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Casarano, Filograna: “Pensavamo alla salvezza. Poi l'appetito vien mangiando"

Casarano, Filograna: “Pensavamo alla salvezza. Poi l'appetito vien mangiando"
Luca Bargellini
Oggi alle 09:49Serie C
Luca Bargellini

Intervenuto ai canali ufficiali del Casarano, il presidente Antonio Filograna Sergio ha fatto il punto sul percorso del club tra risultati sportivi, organizzazione e prospettive future.

Presidente, sono passati quasi due anni dall’inizio della sua presidenza.
“Siamo contenti e orgogliosi in questi due anni di aver raggiunto l’anno scorso la vittoria del campionato di Serie D. È stata una cavalcata bellissima, culminata con una grande festa il 17 aprile 2025. Riassaporare un campionato importante come la Serie C è stato un sogno che si è avverato. Quest’anno ci siamo catapultati in una dimensione nuova, ma siamo altrettanto soddisfatti di quanto fatto finora”.

E meno di un anno dopo è arrivata anche la qualificazione ai playoff: era questo il suo obiettivo?
“All’inizio il sogno era disputare un campionato tranquillo, essere una mina vagante. L’obiettivo minimo era la salvezza, poi l’appetito viene mangiando: dopo aver raggiunto un primo traguardo, ci siamo posti un nuovo obiettivo e siamo contenti di averlo centrato”.

Com’è stato l’approccio alla Serie C dopo 26 anni di assenza?
“Non è stato semplice: ci siamo ritrovati in un mondo calcistico che non conoscevamo più. Lo abbiamo fatto per la nostra città e per i tifosi, che da anni sognavano questo traguardo. In Serie D abbiamo lottato tanto, ma alla fine la forza della squadra è venuta fuori e abbiamo realizzato un sogno atteso da anni”.

Vi sentite un punto di riferimento per il territorio?
“A noi piace esserlo per il Salento. Il nostro progetto non riguarda solo la città, ma un territorio più ampio. Vogliamo coinvolgere anche i paesi limitrofi, perché il Casarano ha un bacino importante”.

Lei è un presidente molto presente anche nelle scelte tecniche: perché?
“Quando bisogna decidere, bisogna analizzare tutto. L’anno scorso, pur essendo secondi, ho cambiato allenatore perché non ero soddisfatto del gioco. È stata una scelta criticata, ma fatta con la testa. Alla fine si è rivelata vincente”.

Qual è stato il primo pensiero entrando nel mondo della Serie C?
“Mi colpì un consiglio ricevuto: fare attenzione perché il calcio può travolgerti. Abbiamo affrontato tutto con serenità, puntando a una stagione di transizione. Vedere 1.500 abbonati in una città come la nostra è stato un grande traguardo”.

Avete incontrato difficoltà durante la stagione?
“È normale. Le abbiamo affrontate con serenità e fiducia nei nostri uomini. Sapevamo di avere carattere e qualità per superarle”.

C’è stata anche una crescita strutturale del club?
“Assolutamente sì. La Serie C richiede organizzazione e competenze. Abbiamo lavorato anche sullo stadio, adeguandolo con interventi importanti per renderlo idoneo al campionato”.

A gennaio ci sono stati interessamenti per i vostri giocatori: come avete gestito la situazione?
“Per me i calciatori non sono numeri. C’è un legame forte e il senso di appartenenza ha fatto la differenza. L’aspetto economico è passato in secondo piano: volevamo continuare insieme”.

Che tipo di presidente è nelle decisioni?
“Il presidente ha l’ultima parola, ma deve ascoltare tutti. Le decisioni nascono dal confronto: poi mi assumo la responsabilità finale”.

Cosa rende il Casarano attrattivo?
“Il fatto di essere una famiglia. Vogliamo che chi arriva qui si senta a casa. Anche dopo, resta un legame umano forte con tanti giocatori”.

Che idea ha del calcio italiano oggi?
“Si è perso qualcosa con le proprietà straniere: l’identità. Il calcio è dei tifosi. È diventato troppo business, servirebbe più attenzione e un ritorno a valori più autentici”.

Infine, cosa devono aspettarsi i tifosi dal futuro?
“Bisogna lavorare con orgoglio e passione, senza porsi limiti. Io sono un sognatore: mi piace ambire a traguardi importanti. Non so fin dove arriveremo, ma di sicuro lotteremo per riuscirci”.

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