Pro Patria e Virtus Verona in Serie D: entrambe saluta il professionismo dopo otto anni
Al termine della 37ª giornata di Serie C, Pro Patria e Virtus Verona abbandonano ufficialmente il calcio professionistico con retrocessione diretta in Serie D. Risultati impietosi per entrambe: i bustocchi cedono 2-3 in casa all'Arzignano Valchiampo, i rossoblù scaligeri pareggiano 1-1 con l'Alcione Milano e non fanno abbastanza. Per due club con storie profonde e identità forti, è l'epilogo di una stagione che avrebbe meritato altro.
Pro Patria, i Tigrotti tornano nell'ombra
La storia dell'Aurora Pro Patria 1919 è una delle più antiche e tormentate del calcio italiano. Fondata a Busto Arsizio nel 1919 (il nome è un omaggio al motto della città lombarda, "pro patria et libertate") la società ha vissuto quattordici stagioni in Serie A, l'ultima nel 1955-56, e diciannove in Serie B, chiuse nel 1966. Il soprannome Tigrotti fu coniato nel 1931 dalla penna di Bruno Roghi su La Gazzetta dello Sport, per quel calcio combattivo e feroce che divenne il marchio di fabbrica dei biancoblù.
Dopo decenni di progressivo declino, la società fallì nel 2009 e fu rifondata come Aurora Pro Patria 1919. La rinascita più bella è quella del 2018: prima la vittoria del girone B di Serie D e lo Scudetto della categoria, poi il ritorno stabile tra i professionisti. Sette stagioni di terza serie, con alti e bassi, durante le quali i tigrotti hanno custodito una tradizione centenaria in uno stadio, il 'Carlo Speroni', che ha visto sfilare, in epoche lontane, anche i calciatori della massima serie.
La partita di oggi racconta bene la stagione: in casa contro l'Arzignano Valchiampo, la Pro Patria va sotto al 28' con il primo gol di Nanni, pareggia al 64' con Renelus, si vede riacciuffare al 69' sempre da Nanni e poi crollare definitivamente al 90'+2 con Lanzi. Il gol di Orfei al 90'+6 è solo amaro abbellimento.
Virtus Verona, la terza di Verona si ferma
La Virtus Verona è una storia diversa, per certi versi ancora più singolare. Fondata nel 1921 nel quartiere di Borgo Venezia, è rimasta per decenni lontanissima dai riflettori, navigando nei campionati provinciali e regionali veneti all'ombra di Hellas e ChievoVerona. Il vero artefice dell'ascesa è Luigi Fresco, presidente e allenatore dal 1982 (un record mondiale di longevità su una panchina calcistica certificato nel 2022-23) che ha traghettato il club dalla Serie D fino alla terza serie nazionale.
Il primo approdo tra i professionisti arrivò nel 2013-14 grazie alla vittoria dei playoff di Serie D, ma durò una sola stagione. Il salto definitivo in Serie C fu conquistato nel 2018, vincendo il girone C di Serie D: da allora i rossoblù hanno disputato sette campionati tra i professionisti, costruendo un'identità autentica, con una tifoseria organizzata, un impianto, il 'Gavagnin-Nocini', ampliato proprio per stare al passo con la categoria, e una gestione familiare e solida. Il record storico fu il 6° posto nel 2022-23 con accesso ai playoff.
Oggi, contro l'Alcione Milano, il gol di Patane al 1' aveva alimentato speranze, ma il pareggio di Morselli al 46' ha ristabilito una verità matematica implacabile. Il 1-1 finale non basta. Fresco e i suoi rossoblù escono di scena, almeno per una stagione, dal calcio che conta.











