Il regolamento di conti dietro la rapina in casa Donnarumma del 2023: cosa emerge dalle indagini
Una refurtiva che tra gioielli, borse e orologi di lusso ha superato il valore del milione di euro, ma forse il portiere della Nazionale Gianluigi Donnarumma e la compagna Alessia hanno evitato il peggio. Come riferisce Gazzetta.it, il risvolto che avrebbe potuto avere la rapina subita dall'ex portiere del PSG nella sua casa sugli Champs Elysées del luglio 2023 sarebbe potuto essere molto più macabro.
A rivelarlo, si legge, l'indagine sul mandante Ganito, 21enne che orchestrò il tutto dalla sua cella. Secondo gli inquirenti Ilyas Kerbouch, vero nome di Ganito, aveva pianificato la rapina ai danni di Donnarumma nonostante si trovasse in prigione, ingaggiando via social i ladri che entrati dal tetto del palazzo dell'azzurro, avevano aggredito il portiere colpendolo alla testa, procurandogli due ferite, e legando la compagna con dei cavi, picchiandola e minacciandola a sua volta con dei coltelli. Un modus operandi che in passato aveva colpito anche lo chef stellato italiano Simone Zanoni e la sua compagna.
L'inchiesta ha fatto emergere poi un regolamento di conti all'interno della banda. Ganito infatti ha fatto sequestrare e torturare per almeno 24 ore due dei malviventi che hanno partecipato alla rapina nell'appartamento dell'allora portiere del Psg, seguendo e registrando le sevizie in diretta, sempre dalla sua cella, mentre consultava allo stesso tempo le foto del bottino. In seguito, rivela infine Gazzetta.it, uno dei due pregiudicati torturati si è suicidato in carcere.











