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Mbappé fischiato come Ancelotti: il paradosso del Real, prigioniero della propria grandezza

Mbappé fischiato come Ancelotti: il paradosso del Real, prigioniero della propria grandezzaTUTTO mercato WEB
© foto di Federico Titone/BernabeuDigital.com
Oggi alle 10:26Calcio estero
Michele Pavese

Ci sono piazze esigenti, e poi c’è il Real Madrid. Il Santiago Bernabeu non perdona, non dimentica ma soprattutto sembra non accettare che nel calcio si può anche perdere.

Fischiare un giocatore come Kylian Mbappé, autore di 41 gol in stagione, ha qualcosa di profondamente paradossale. Non si parla di un rendimento mediocre, né di un talento inespresso; si parla di uno dei migliori attaccanti al mondo, decisivo anche in un’annata complicata, segnata da infortuni, discontinuità e da un contesto generale tutt’altro che stabile. Eppure, al Bernabéu, tutto questo sembra non bastare.

DNA e assurdità
La contestazione nei suoi confronti è figlia di una frustrazione collettiva: l'eliminazione in Champions (nonostante i suoi gol contro il Bayern Monaco), il rischio concreto di chiudere la stagione senza trofei, aspettative altissime come da tradizione. Ma trasformare questa delusione in fischi verso il proprio miglior realizzatore è un cortocircuito difficile da giustificare. Anche perché non è la prima volta.

La memoria, dalle parti della capitale spagnola, è sorprendentemente corta. Lo stesso trattamento è stato riservato in passato a Carlo Ancelotti, uno degli allenatori più vincenti della storia del club. Nel 2015, pochi mesi dopo aver conquistato l'agognata Decima, fu messo in discussione e sonoramente fischiato. E nella sua seconda tappa, nonostante i successi accumulati, è tornato nel mirino delle critiche. L'esigenza è ciò che ha costruito la leggenda del club, ma esiste una linea sottile tra ambizione e ingratitudine. E quando viene superata, il rischio è quello di scivolare nell’assurdo.

Criticare è legittimo, fischiare a prescindere un po' meno. Allora la domanda è inevitabile: è davvero questo il modo migliore per sostenere una squadra in difficoltà? O è solo il riflesso di un pubblico che, accecato dalle aspettative e troppo abituato ai successi, finisce per diventare prigioniero della propria stessa grandezza?

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