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Wome: "Comprerò un club in Camerun. L'Inter? Ai miei tempi non c'era il gruppo"

ESCLUSIVA TMW - Wome: "Comprerò un club in Camerun. L'Inter? Ai miei tempi non c'era il gruppo"
mercoledì 2 marzo 2022, 20:33Che fine ha fatto?
di Gaetano Mocciaro

Pierre Wome ha un legame particolare con l'Italia: sei le maglie diverse indossate (Vicenza, Lucchese, Roma, Bologna, Brescia e Inter) e molti buoni ricordi lasciati nel nostro paese. Il camerunese nella sua carriera da calciatore si è distinto per essere stato un giramondo. Tolta la Ligue 1 ha militato nei migliori campionati europei, anche se in Francia ha deciso di chiudere la carriera, nei dilettanti. Eroe del Camerun campione olimpico nel 2000 grazie al suo rigore decisivo trasformato in finale, Wome oggi ha quasi 43 anni, è tornato nel suo paese ed è rimasto nel calcio: non come allenatore o direttore sportivo, ma addirittura come presidente del club più popolare del Paese. E ora è pronto a una nuova avventura, come ci racconta in esclusiva per Tuttomercatoweb:

Cosa fai oggi?
"In questi ultimi due anni sono stato presidente del Canon Yaoundé. È il club più titolato del Camerun ma quando ho preso le redini la squadra era in Serie B e l'ho riportata nel massimo campionato. Quando la situazione era difficile ero solo a metterci i soldi, poi quando le cose sono andate bene si sono fatti tutti vivi. Ho lasciato l'incarico ma sono pronto a tornare in pista, infatti sto valutando di acquistare una squadra di Serie B: ci sono 2-3 società interessanti e presto potrei chiudere un affare".

Da calciatore sei stato molto longevo, chiudendo a 38 anni in Francia
"E proprio in Francia dovevo iniziare la mia carriera di allenatore, ma alcune cose non mi sono piaciute e ho preferito tornare in Camerun".

Italia, Inghilterra, Germania, Spagna e Francia tra le tappe della tua carriera: dove ti sei trovato meglio?
"In Italia, ovvio. Sono partito per il Camerun sol sogno di giocare in Italia. Venni scoperto da Paulo Teixeira, che mi ha portato in Europa a fare dei provini. Mi prese il Vicenza, ero ancora minorenne. Ricordo che avevo un'insegnante che mi dedicava 6 ore al giorno per insegnarmi l'italiano. Alla fine devo dire che non ho avuto problemi di ambientamento, anche perché avevo qualche fratello a Venezia, e passavamo insieme il weekend".

C'è un personaggio del calcio italiano al quale sei maggiormente legato?
"Zdenek Zeman. Mi volle con sé alla Roma quando ero alla Lucchese, in Serie B. Mi piaceva come allenava e come gestiva la squadra. Quando le nostre strade si sono divise ho fatto di tutto per tornare ad essere allenato da lui".

Non ci è più riuscito, però
"Racconto questa storia: è il 2000 e viene ingaggiato dal Napoli. Io sono al Bologna e mi propongo proprio per raggiungerlo. Ci sarebbe stato da lì a poco un Napoli-Bologna e proprio Zeman mi disse: 'Se fai una grande partita di prendo con me'".

Come finì?
"Fin troppo bene per noi. Vincemmo 1-5 al San Paolo, segnai pure. Zeman venne esonerato qualche settimana dopo, forse anche per quella partita, chissà...".

Qualche mese prima avevi vinto una storica Olimpiade
"Con tanto di rigore decisivo in finale. Fu storico e ancora ogi rappresenta tanto per il popolo del Camerun. Anche perché, al di là del fatto che fosse il primo grande torneo intercontinentale, siamo riusciti a ripetere l'impresa della Nigeria di quattro anni prima. Volevamo fare una bella figura e più andavamo avanti e più ci rendevamo conto che potevamo fare la storia. Ancora oggi quella squadra è ricordata, ci fermano se ci trovano a cena o in città".

Dalla stelle alle stalle in cinque anni: fallisci il rigore contro l'Egitto che poteva portarvi a Germania 2006
"Fu traumatico. La gente era delusa, arrabbiata. Per tornare in Camerun ho aspettato un bel po' prima che si calmassero le acque".

Il Camerun a oggi è ancora ricordato per le imprese di Italia '90. Cosa rappresenta per te?
"Tantissimo. È stata la squadra che mi ha ispirato a voler diventare un calciatore. A proposito degli eroi di quel periodo, proprio pochi giorni fa ero con François Omam-Biyik, l'uomo che segnò il gol decisivo all'Argentina".

Dal calcio africano ci si aspettava negli anni molto di più. Invece dall'exploit di Italia '90 solo Senegal nel 2002 e Ghana nel 2010 sono arrivate tra le prime 8 al mondo
"La crescita c'è, è sicuramente lenta ma c'è. Certo, dobbiamo fare ancora tanto soprattutto a livello di organizzazione. La stessa nazionale camerunese sta crescendo, è arrivata terza alla Coppa d'Africa anche se c'era la possibilità di arrivare in fondo. Ora ci sono due partite contro l'Algeria da giocare, sarà dura".

La squadra dove ti sei trovato meglio?
"La Roma".

Eppure il punto più alto della tua carriera è arrivato all'Inter, giocando anche di più rispetto ai tempi giallorossi
"Vero, ma penso che avrei potuto giocare anche di più. C'era Mancini in panchina e ho rispettato le sue decisioni, ma quando vedevo certe prestazioni di chi era al mio posto mi chiedevo se davvero non potessi far meglio. E poi all'Inter ognuno era per la sua strada, mancava il gruppo. Alla Roma c'era qualcosa in più come collettivo, eravamo affiatati, facevamo le cose insieme, tutti nella stessa direzione. Tutte cose che non ho visto all'Inter".

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