Ora rischia anche Gasperini, idea De Zerbi. Atalanta, è la fine di un ciclo. Senza l’Europa sarà rivoluzione. E la crisi del nostro calcio è sempre più profonda. Resta solo la Roma nella coppa minore
La crisi del nostro calcio, crisi di risultati e di risorse, non accenna a fermarsi nonostante le mancate dimissioni purificatrici di Gravina dopo il flop mondiale, i proclami e i tavoli per le riforme aperti con enfasi come succede da decenni. Poi vedremo cosa faranno.
Intanto l’eliminazione dall’Europa League dell’Atalanta è un altro duro colpo, un segnale inquietante, appassisce l’ultimo fiore all’occhiello del pallone italico, quella squadra che per tre anni è andata in giro sui campi della Champions a dare lezioni di gioco, a rappresentare un modo giusto e bello di fare calcio è ormai soltanto un ricordo.
Due anni dopo una semifinale di Champions meritata, ma soltanto sfiorata, l’Atalanta va fuori anche dall’Europa League, in campionato ha quattordici punti in meno dell’anno scorso, oggi non sarebbe nelle coppe, ma soprattutto lascia addosso la sensazione che la magia, l’energia, il coraggio e la voglia di stupire di questa squadra siano esaurite. Dopo sei anni siamo probabilmente alla fine di un ciclo, è fisiologico. Sei anni meravigliosi, tante volte abbiamo raccontato la favola della Dea, il saper fare calcio della società, le idee di Gasperini, tutto resterà nella storia bella del pallone, ma il capolinea sembra arrivato. Del resto succede spesso, anche la Juve, se volete, dopo nove scudetti è alle prese con un fine ciclo e un difficile rinnovamento.
Ora toccherà all’Atalanta capire cosa fare domani e in attesa di sapere se sarà capace almeno di riprendersi un posto in qualche coppa è già tempo di bilanci e lo si è capito anche dalle parole di Gasperini nel dopo gara. Il bilancio in rosso è evidente e come succede spesso in questi casi, sarà chiamato in causa anche l’allenatore. Proprio perché trattasi di fine ciclo e per di più con una nuova proprietà, la posizione di Gasperini sembra debole. Ripartire con lo stesso allenatore significherebbe comunque la ricerca un filo conduttore, un continuum con l’esperienza precedente e in questi casi, le attese, i raffronti e i paragoni diventano sempre compagni di viaggio molto scomodi.
Se si deciderà per un rinnovamento totale, per una ripartenza su basi diverse, l’addio a Gasperini non può non essere una conseguenza immediata. Un nuovo direttore sportivo c’è già e pure questo è un inizio.
La sensazione che la nuova proprietà americana voglia ripartire anche con uomini “suoi” è forte e le scelte dipenderanno molto dai programmi. Se Pagliuca & C. decidessero di alzare immediatamente l’asticella potrebbe diventare concreta l’idea di puntare su un tecnico di nome, già affermato.
E’ più probabile, però, che prevalga l’idea di continuare con un target medio-alto, con il bel gioco, con lo spettacolo e allora ecco all’orizzonte un tecnico emergente come De Zerbi capace anche di migliorare e lanciare i giovani. E questa potrebbe essere l’idea giusta: squadra giovane e gioco brillante. Ma non solo De Zerbi, l’elenco è ampio.
Se poi, invece, si dovesse decidere la riconferma di Gasperini è chiaro che allora si dovrebbe passare a una vera e propria rivoluzione dell’organico.
E’ evidente che molti giocatori si siano sgonfiati, altri fanno fatica a tenere il livello imposto per anni da Gasperini e diventa difficilissimo a tutti questi chiedere di seguire ancora i sistemi del tecnico. Problemi atletici, ma anche di stimoli e di fame. Salvo alcuni fedelissimi ci sarebbe davvero da mettere radicalmente mano al parco giocatori. E’ vero che l’Atalanta ha diversi uomini che hanno mercato, ma non è facile rimettere in piedi completamente una squadra.
Non resta che aspettare il finale di stagione perché un’Atalanta completamente fuori dall’Europa potrebbe ispirare programmi diversi da una squadra comunque nelle coppe, anche se di livello B o C.
L’unica certezza sportiva, a questo punto, è la fine di un ciclo e se i dirigenti dell’Atalanta non prendessero atto di questo potrebbe anche essere peggio. Abbiamo parlato della Juve e l’aver ritardato il rinnovamento, aver cercato di mascherare la realtà, ha provocato i problemi che vediamo. Tutti i fine ciclo impongono un rinnovamento totale, sicuramente doloroso, ma necessario.
E con l’eliminazione dell’Atalanta siamo comunque tutti un po’ più nudi e un po’ più poveri, calcisticamente parlando.
Ora il nostro calcio non può più vantarsi proprio di nulla, non abbiamo più né idee innovative, né esempi da portare. Non abbiamo né giocatori bravi né squadre rivelazioni o al centro in qualche modo del sistema calcistico europeo.
Siamo soltanto periferia, sempre più periferia e lo dimostra questo campionato avvincente per l’incerta corsa scudetto a tre (non succedeva dal 2002-2003), ma assolutamente scadente con l’Inter, il Milan e il Napoli squadre assolutamente imperfette, soggette a troppi alti e bassi, tecnicamente povere. Basta guardare le gare di Champions per rendersene conto. Chi vincerà lo scudetto lo farà con una media punti bassissima e anche questo è un chiaro segnale di livellamento verso chi fa meno.
Ma i dirigenti incuranti continuano a ballare il loro tango triste e lento promettendo riforme che sono le stesse da vent’anni. Ho visto aprire più tavoli in federazione che all’Ikea.
Spero che questo sia il tavolo buono, che si faccia qualcosa in fretta perché sta per superarci come interesse e valore tecnico anche la Ligue 1 e sarebbe il colmo. Eravamo i primi rischiamo di diventare i quinti.
Ma non disturbate il manovratore Gravina e tutti i suoi sostenitori, lasciate suonare l’orchestra su un Titanic chiamato via Allegri.
E non sono neppure così convinto che a giugno Mancini non lasci la Nazionale. Un uccellino azzurro mi ha soffiato nell’orecchio la possibilità che il Ct non si sia dimesso a marzo solo per non indebolire Gravina. Con Mancini dimissionario probabilmente avrebbe dovuto andarsene anche il presidente federale o come minimo si sarebbe aperto un grosso fronte con i suoi oppositori e, a caldo, con il Paese. Mesi dopo, sbollita la rabbia, con le ferie in arrivo, potrebbe anche essere un’altra storia. Vedremo. Molto dipenderà anche dalle panchine che si libereranno in giro per l’Europa. Fantacalcio? Non resta che aspettare.
Mentre in Europa non resta che la Roma. Come l’anno scorso si giocherà una semifinale anche se questa sarà in una coppa minore, l’ultima nata, la Conference League. Meglio di niente, ovvio.
La squadra di Mourinho ha vendicato la tennistica sconfitta con il Bodo di qualche mese fa, ha giocato con rabbia ma anche un calcio finalmente efficace, veloce e intenso. Tutti aggrappati alla Roma per salvare un pezzo di faccia, anche se di italiano c’è poco fra proprietà americana e tecnico libero cittadino del mondo del calcio.











