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Emendamento al decreto Crescita, soglia scatta sopra al milione d'euro. Senza un vero beneficio

Emendamento al decreto Crescita, soglia scatta sopra al milione d'euro. Senza un vero beneficio
© foto di www.imagephotoagency.it
lunedì 9 maggio 2022, 18:15Il corsivo
di Andrea Losapio

Favorire la Serie A, sfavorendo tutte le altre. È questo il senso dell'emendamento al Decreto Crescita che è stato votato in commissione di Bilancio e poi in Finanze del Senato. D'ora in poi il Decreto Crescita darà vantaggi fiscali solamente ai calciatori che sì, arrivano dall'estero, ma che guadagnano almeno un milione di euro annuo - al lordo dell'Irpef - e abbiano almeno 20 anni. Mercoledì ci sarà il voto al Senato, all'interno del maxi decreto che probabilmente incasserà la fiducia.

Le parole di Nannicini
Tramite un post su Facebook, senatore del Partito Democratico, ha illustrato i vantaggi di questa scelta. "I problemi strutturali del calcio italiano, purtroppo, si ripercuotono sui risultati della nostra nazionale e dei nostri club nelle competizioni europee. Molti si chiedono da dove iniziare per tornare a valorizzare i giovani calciatori italiani, quelli delle Primavere, quelli su cui si poggia il nostro futuro calcistico.
Un primo piccolo passo lo abbiamo fatto ieri notte: la commissione Finanze del Senato ha approvato il testo 2 di un mio emendamento che rimuove le distorsioni più vistose del #DLCrescita, cioè del forte incentivo fiscale che ricevono le squadra che ingaggiano calciatori professionisti provenienti dall’estero.
Per come aveva trovato finora applicazione, stava diventando un enorme ostacolo per la crescita dei talenti italiani e per l'ascensore sociale dei calciatori dalle categorie minori a quelle maggiori.
Adesso lo sconto fiscale non potrà essere usato sotto i 20 anni, eliminandolo quindi da vivai e primavere. E sopra quella soglia di età potrà esser usato solo per redditi sopra il milione di ingaggio, in caso di operazioni che possono portare alle squadre un effetto positivo in termini di abbonamenti e merchandising.
Noi vogliamo un mercato aperto agli stranieri, ma la competizione deve essere leale. Adesso ci auguriamo che il governo, anche a fronte del risparmio di spesa generato da questo intervento, metta in campo misure nuove a favore della crescita e della valorizzazione dei giovani sportivi. E che certe società si accorgano dei giovani non per le plusvalenze che generano, ma per il talento che hanno. Abbiamo bisogno di #NuovePrimavere".

È davvero la soluzione?
La risposta è ovviamente no. Perché se è vero che così i calciatori che arrivano da fuori non troveranno spazio in Primavera, Lega Pro e Serie B, difficilmente i club di questa caratura hanno problemi del genere. In C si sceglie già (quasi) sempre l'italiano, in B la differenza è sostanziale ma di fatto è un campionato in perdita. La verità è che i giocatori di medio livello di Serie A continueranno a essere la totalità degli stranieri, stante così le cose. Vero è che molti di Venezia o di Genoa perderanno benefici, ma sono quelli che davvero cambiano il calcio in Italia? E poi, quando si tratta di risparmiare milioni (come su Lukaku, oppure su Alexis Sanchez, Ramsey o Rabiot) allora il problema si può porre, così no. La verità è che le squadre italiane, segnatamente quella della Serie A di medio livello, che non verranno toccate da questo emendamento invece di puntare su 25-30 giocatori tutti stranieri e professionisti dovrebbero lanciare giocatori provenienti dalle giovanili. Quella sarebbe la rivoluzione. Invece così quasi tutti gli stranieri in Italia, di un certo calibro, rimarranno nelle rispettive squadre.

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