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Che fine ha fatto... Federico Franchini: dall'azzurro all'azienda

Che fine ha fatto... Federico Franchini: dall'azzurro all'aziendaTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Luca Marchesini/TuttoLegaPro.com
sabato 09 gennaio 2021 08:45La Giovane Italia
di La Giovane Italia
La Giovane Italia vi porta alla scoperta dei nuovi talenti del calcio italiano, raccontandovi ogni giorno, alle 8:45, le storie dei giovani di casa nostra e dei club che scommettono su di loro

Prima puntata di "Che fine ha fatto...", nuova rubrica LGI che rappresenta un viaggio alla scoperta del presente dei talenti transitati dalle passate edizioni del nostro Almanacco e che adesso stanno seguendo traiettorie diverse rispetto a quella calcistica. Protagonista di oggi è Federico Franchini, esterno classe 1994 di scuola Chievo, sulle pagine dell'Almanacco fin dalla prima edizione targata 2011.

Ciao Federico, ci racconti brevemente come si è evoluta la tua carriera?
“L’inizio della mia carriera sportiva è stato caratterizzato da una serie di prestiti che mi hanno portato in giro per l’Italia e, più di recente, anche all'estero. Non ho mai avuto la possibilità di giocarmi le mie carte nelle società proprietarie del mio cartellino, eccetto un breve periodo a Carpi. In compenso, come dicevo, ho avuto la possibilità di conoscere diverse realtà e accrescere il mio bagaglio culturale. In particolare, l'avventura a Malta mi ha permesso di vivere soprattutto un’esperienza di vita grazie alla quale ho avuto modo di confrontarmi in un campionato diverso e imparare una lingua nuova".

Se dovessi scegliere tre momenti segnanti del tuo percorso calcistico?
“Una cosa che può segnare la carriera di un giovane calciatore è di certo un grave infortunio nei primi anni. Purtroppo, al mio primo anno tra i professionisti, ho avuto la sfortuna di subirne uno molto serio al ginocchio, credo dovuto principalmente dalla grande differenza tra settore giovanile e prime squadre e al mio fisico non abituato a quei ritmi elevati. Parlando invece di calcio giocato, mi vengono in mente le parentesi di Macerata, dove ho totalizzato 30 presenze giocando con continuità, e con la Juve Stabia, unica esperienza al Sud e di cui ricordo il calore di una piazza con cui ho raggiunto i playoff di Lega Pro e che mi ha permesso di giocare in palcoscenici importanti come Catania, Lecce o Reggio Calabria”.

Carriera intensa che ti ha visto vestire anche la maglia azzurra della Nazionale.
“Esperienza indimenticabile, l’emozione di sentire l’inno nazionale in quel contesto è qualcosa che si sogna fin da bambino… indescrivibile.  Ho avuto la fortuna di giocare anche con molti compagni che adesso sono in squadre importanti come Rugani o Provedel, tra gli altri, e vedendo dove sono adesso ho la prova di quanto importante sia per un calciatore saper sfruttare le proprie qualità mentali, fisiche e umane. Ripenso spesso a quel periodo e al fatto che, sebbene non vedessi in campo una grossa differenza tra me e loro (anzi a volte avevo la sensazione di essere superiore), è chiaro come il loro plus sia la dedizione che mettevano nel lavoro e il loro impegno in campo”.

Cosa fa Federico Franchini oggi?
“Dopo essere rimasto svincolato lo scorso anno, nonostante avessi ricevuto offerte per rimanere nei professionisti, ho scelto di riavvicinarmi a casa e giocare a Villafranca in Serie D soprattutto per dare una mano all’azienda di mio padre, che produce serramenti e prodotti per l’enologia ed è in un momento di crescita. Quest’anno invece ho scelto di mettere da parte la carriera sportiva e così son sceso di categoria in Eccellenza, al Pescantina, così da poter lavorare in azienda durante il giorno e la sera andare agli allenamenti. Ho avuto la fortuna di ritrovare molti amici, come Federico Maccarone con cui ho condiviso anni al Chievo, ma soprattutto quella di far parte di un gruppo sano e vivere il calcio come un divertimento senza l’eccessivo agonismo delle altre categorie".

Quali sono i tuoi obiettivi per il futuro?
“La priorità assoluta è quella di costruirmi una carriera lavorando nell’azienda di mio padre. Direi anche che eventualmente preferirei scendere di categoria piuttosto che il contrario”.

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