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Crotone, Farina: "Covid e vivai, la prossima stagione sarà ancora più difficile"

Crotone, Farina: "Covid e vivai, la prossima stagione sarà ancora più difficile"TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Carmelo Imbesi/Image Sport
martedì 23 febbraio 2021 08:45La Giovane Italia
di La Giovane Italia
La Giovane Italia vi porta alla scoperta dei nuovi talenti del calcio italiano, raccontandovi ogni giorno, alle 8:45, le storie dei giovani di casa nostra e dei club che scommettono su di loro

I vivai stanno ripartendo e tornando a giocare. Tra questi c'è quello del Crotone, che al netto delle difficoltà legate al momento storico che stiamo attraversando sta pian piano tornando a vedere i suoi ragazzi riprendere nel modo più regolare possibile le loro attività. A raccontare la complessa gestione di un vivaio in tempi di covid è Francesco Farina, responsabile del settore giovanile del club calabrese che ha parlato ai microfoni de La Giovane Italia.

Direttore, ci saranno i presupposti per ripartire con tutta l’attività a pieno regime?
“Mi auguro ci siano, la speranza di tutti è quella di riprendere il campionato normalmente. Ormai è un anno che ci alleniamo senza giocare, mi auguro esca un protocollo ad hoc per il settore giovanile scolastico. Già la Primavera 2 ha un protocollo da dilettanti, secondo me gli Under avrebbero bisogno di normative diverse. Spero che si trovi presto una soluzione”.

Quanto ha influito sul vostro settore giovanile il Covid? Quanto ha bloccato i vostri programmi?
“Paradossalmente, influirà di più sulla prossima stagione che su quella di quest’anno. L’anno scorso, quando ci fu il lockdown, avevamo le idee abbastanza chiare su cosa volevamo fare quest’anno; la pandemia ci ha fermato ma eravamo a buon punto. Invece quest’anno non siamo riusciti a fare lo scouting che avremmo voluto e a far giocare i ragazzi in modo importante. Senza provini, senza scouting, senza raduni diventa difficile capire come muoversi. Speriamo che da maggio si possa fare qualcosa di importante, che il virus scompaia in fretta e che ci permetta di riprendere l’attività in maniera normale”.

Quanto è centrale il lavoro del settore giovanile in una società come il Crotone?
“La proprietà ha una grande attenzione per il settore giovanile, ci sta dando i mezzi per poter crescere. Ora facciamo anche attività di base e il prossimo obiettivo è portare i ragazzi ad essere pronti quando si arriva a fare agonismo. Nel 2017-18 avevamo solo quattro squadre, oggi ne abbiamo tredici di cui quattro femminili. La proprietà ha messo tantissimo a disposizione, compreso un nuovo centro sportivo importante e una foresteria dove sono ospitati ventisette giovani calciatori, e stiamo lavorando bene: tanti ragazzi arrivano in prima squadra e ricevono attenzioni importanti. La nostra filosofia è far crescere i ragazzi e non le squadre: preferiamo avere due ragazzi in grado di ricoprire lo stesso ruolo ma entrambi talentuosi, piuttosto che sacrificarne uno per coprire un altro ruolo. Dobbiamo costruire calciator del domanii”.

Quali sono le vostre prerogative quando fate scouting?
“Il lavoro parte dal basso: dall’Under 14, dove facciamo una selezione sulle capacità tecniche piuttosto che fisiche. Cerchiamo ragazzi di prospettiva, non i precoci; i grandi li guardiamo anche loro tecnicamente, ma iniziamo a vedere se hanno delle strutture fisiche importanti. Così secondo noi si possono costruire calciatori validi”.

Lo scouting invece com’è organizzato?
“Lo scouting soprattutto con i fuorisede, andando a vedere ragazzi nelle regioni in cui ci sono più prospetti. Tendenzialmente ci muoviamo da gennaio in poi perché all’inizio, com’è normale che sia, si muovono le squadre di prima fascia: non abbiamo la possibilità di competere, quindi intanto visioniamo i ragazzi e andiamo a valutarli. Poi, quelli che ci interessano e che sono ancora liberi, li andiamo a contattare. Anche per questo la prossima stagione sarà difficile”.

Quindi attuate strategie diverse geograficamente.
“Esatto. Finora siamo molto soddisfatti dei ragazzi arrivati in prima squadra e abbiamo molti giovani sparsi tra Lega Pro e Dilettanti. Stanno iniziando ad andare in prestito anche tanti ragazzi, sinonimo del buon svolto per migliorare il settore giovanile”.

Questo ovviamente ha anche dei risvolti economici positivi per la società.
“Certamente. Lo sviluppo del calciatore non è più solo tecnico ma anche economico, se riusciamo a portare valore ad i nostri ragazzi significa che abbiamo lavorato bene. Se una società ci chiede uno scambio a livello giovanile vuol dire che abbiamo fatto un bel lavoro. Non sempre poi i ragazzi riescono ad andare in prima squadra o in Serie A, ciò non vuol dire che non possano diventare professionisti e ritagliarsi spazi in altre categorie”.

Come società inoltre state lavorando anche per migliorare il livello tecnico, in maniera trasversale e per tutte le squadre.
“Abbiamo introdotto dei match analysts nel nostro organigramma, in modo da fare un lavoro anche sui dati sin da giovani. Con la Primavera andiamo a rivedere tutte le partite e lavoriamo sugli incontri con gli analisti della prima squadra, guardando le situazioni di gioco, lavorando sulle ripartenze basse, cercando di capire quali sono i moduli e come vengono attuati in campo dai ragazzi. Scendendo di categoria invece, lavoriamo sugli errori dei giocatori cercando di correggerli: dal controllo di palla orientato alla postura, dal tipo di corsa alla tecnica. Con i più piccoli ancora invece facciamo delle valutazioni sui rapporti di forza, con test fisici sul controllo di palla, sui contrasti di gioco e aerei”.

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