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D'Amico, la prof. di Bastoni: "Simone, un ragazzo speciale"

D'Amico, la prof. di Bastoni: "Simone, un ragazzo speciale"TUTTOmercatoWEB.com
© foto di www.imagephotoagency.it
lunedì 08 marzo 2021 08:45La Giovane Italia
di La Giovane Italia
La Giovane Italia vi porta alla scoperta dei nuovi talenti del calcio italiano, raccontandovi ogni giorno, alle 8:45, le storie dei giovani di casa nostra e dei club che scommettono su di loro

Prosegue il nostro viaggio attraverso la scuola nel mondo del calcio. Dopo le parole di tanti addetti ai lavori, da sempre attenti al percorso dei ragazzi tra i banchi di scuola, in questa circostanza abbiamo bussato direttamente alla porta dell’Istituto di Istruzione Superiore Parentucelli-Arzelà. Non è la prima volta che andiamo a disturbare i professori dei calciatori. Ricordate l’intervista al professore d’italiano di Francesco e Leonardo D’Alessio della Roma? O come dimenticare i ricordi del prof di latino riguardo Matteo Pessina dell’Atalanta. Oggi siamo volati a Sarzana, vicino La Spezia, per ascoltare le parole di Maria Rosaria D’Amico, professoressa di italiano e latino di Simone Bastoni ai tempi della scuola superiore.

Partiamo dal rendimento di Simone quando era studente…
“Simone andava tranquillamente oltre la sufficienza, non ricordo precisamente i suoi voti ma comunque era un ragazzo studioso. Durante il triennio lui era già nel settore giovanile dello Spezia e come tutti i ragazzi che praticano sport ad un certo livello ovviamente aveva molti impegni tra allenamenti e partite. Nonostante ciò dava tutto se stesso anche e soprattutto a scuola. Un atteggiamento ammirevole da parte sua, segno dell’ottima famiglia che ha alle spalle”.

Ci racconti del Bastoni ragazzo, adolescente. Che tipo di persona era?
“Premetto che mi è rimasto nel cuore, lo porto come esempio e di lui ne parlo ancora oggi ai miei studenti. Nella mia lunga carriera in cattedra ho avuto diversi giocatori e atleti di alto livello, ma Bastoni mi ha lasciato il segno, aveva un qualcosa di particolare. Vi racconto un paio di aneddoti che la dicono lunga sul tipo di ragazzo. In quarta decise di ritirarsi per comodità in base agli impegni calcistici, ma fece richiesta di poter venire ad ascoltare le lezioni il lunedì, che era il suo giorno libero, l’unico giorno libero della settimana. Quale giovane deciderebbe di sua sponte di andare a scuola quando avrebbe la possibilità di fare altro? Pochi. Simone veniva come uditore, ascoltava le lezioni e prendeva appunti. L’anno successivo, in quinto superiore, decise di svolgere la maturità come privatista. Avevamo organizzato un piano di studio ovviamente ristretto per andargli incontro. Per l’esame finale avevamo preallertato la commissione, non che dovessero avere un occhio di riguardo, ma sicuramente era una situazione particolare. Svolge una buona prova, ma il bello viene dopo. Alla fine di tutto, successivamente all’uscita dei quadri, quindi nemmeno per captatio benevolentiae, sento suonare il citofono di casa. Si è presentato con un’orchidea bianca per ringraziarmi. Quello è stato un gesto che non dimenticherò mai, un momento che porterò sempre nel mio cuore, mi vengono i brividi tutt’ora al solo ripensarci. Sono istanti che fanno bene al cuore di noi insegnanti, perché capisci che allora il tuo lavoro serve davvero e può andare oltre la spiegazione di una lezione. Doveva partire per Siena, ridendo gli dissi che al primo gol in Serie A avrebbe dovuto farmi una dedica, magari non come il Sei Unica di Francesco Totti, mi sarei accontentato di un Ciao Prof. Quando ha segnato al Milan un po’ ci ho sperato, vediamo al prossimo… (ride, ndr)”.

Come si comporta la scuola nei confronti dei ragazzi che praticano sport ad alto livello?
“Quando c’era Simone non avevamo ancora il liceo con curvatura sportiva, lui ha frequentato il Liceo Scientifico tradizionale. Gli siamo andati incontro, come accennavo prima, aiutandolo e sostenendolo. Credo sia importante un comportamento responsabile da parte delle scuole verso ragazzi del genere. Sono da ammirare, un giovane che vuole continuare a studiare ma che allo stesso tempo ha un talento va aiutato, non ostacolato. Lo sport non deve escludere la cultura e viceversa”.

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